“A Popoli esiste una criticità evidente e non più rinviabile: manca ancora una data certa per la conclusione dei lavori e continuo ad attendere un cronoprogramma preciso. A questo si aggiunge un’organizzazione del presidio che, per quanto emerso, non appare ancora adeguata”, riferisce il consigliere regionale Antonio Di Marco, presente al Consiglio straordinario del 18 marzo sull’ospedale voluto dai sindacati, con il consigliere provinciale Gianni Chiacchia e Carmine Di Carlo, medico rianimatore, ex medico a Popoli Terme.
“Ho ascoltato con attenzione tutti gli interventi e oltre al ringraziamento al consigliere Fabio Cerasoli per avermi invitato, ho ritenuto doveroso condividere condividere una riflessione chiara, anche alla presenza del direttore sanitario – sottolinea Di Marco – . Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una struttura oggi poco fruibile, pur con personale altamente specializzato, ma senza spazi idonei e con organici insufficienti per garantire pienamente l’assistenza. Parliamo di un ospedale che resta un punto di riferimento fondamentale non solo per la Val Pescara, ma anche per le aree limitrofe della provincia dell’Aquila. Per questo non possiamo limitarci a ragionamenti fatti di numeri o soluzioni emergenziali: serve una visione politica seria, concreta e unitaria. Proprio per fare chiarezza sulla chiusura della Rianimazione e sulle prospettive del presidio, ho presentato un’interpellanza in Consiglio regionale: è necessario capire in modo definitivo quale sia la strategia della Asl che non si evince né dalle scelte fatte, né sul modo in cui sono state attuate. La sanità territoriale non può essere considerata secondaria: deve essere complementare e integrata con i grandi ospedali, a partire da quello di Pescara. Senza questa visione, il rischio è continuare a indebolire presidi fondamentali come quello di Popoli e, con essi, interi territori esponendoli non solo a problemi a al rischio di una razionalizzazione che sarebbe mortale per la sanità dell’intera regione. L’unico ragionamento attuato dalla destra al governo della Regione è fatto con i tagli: attenzione, perché non è una strategia vincente vista la domanda che arriva dalla comunità e i problemi, irrisolti, del comparto”.
“Difendere l’ospedale di Popoli Terme significa difendere il diritto alla salute dei territori più lontani dai grandi centri – così il consigliere provinciale Gianni Chiacchia, presidente del Consiglio comunale di Scafa – . Il possibile ridimensionamento non è una questione tecnica, ma riguarda direttamente la qualità della vita di migliaia di cittadini della Val Pescara, della Majella e delle aree interne. Parliamo di un presidio fondamentale, soprattutto nelle emergenze, per chi ha bisogno di risposte rapide e vicine. Ridimensionarlo significherebbe aumentare le distanze dai servizi, costringendo soprattutto anziani e persone fragili a spostamenti lunghi e difficili. In sanità il tempo è decisivo. Non è una battaglia campanilistica, ma una questione di equità. Se vogliamo davvero contrastare lo spopolamento delle aree interne, dobbiamo garantire servizi essenziali come la sanità. Razionalizzare la spesa è giusto, ma non può tradursi in un indebolimento dei territori più fragili. L’ospedale di Popoli deve essere valorizzato dentro una rete sanitaria moderna ed efficiente, con un ruolo chiaro e integrato con i grandi presidi. Oggi viene considerato marginale, ma deve diventare strategico. Difenderlo significa difendere un’idea di Abruzzo che non lascia indietro nessuno. Perché la vera domanda non è quanto costa mantenerlo, ma quanto ci costerebbe perderlo”.
“Gravissime le criticità derivanti dalla chiusura della Rianimazione, una scelta incoerente rispetto al percorso di riconversione del presidio – aggiunge Carmine Di Carlo, anestesista rianimatore ed ex medico dell’ospedale di Popoli – . Chiedo al direttore sanitario Rossano Di Luzio quale sia stato il reale risparmio derivante dalla chiusura della Rianimazione, considerando la necessità di istituire una T.I.P.O. (Terapia Intensiva Post-Operatoria), che richiede comunque personale altamente qualificato, tra cui un medico rianimatore, un infermiere di area critica e un operatore socio-sanitario per turno, oltre alla gestione delle emergenze intraospedaliere. La mancanza di terapia intensiva è invece un costo, anche sociale, perché limita fortemente l’attività ospedaliera, costringendo al trasferimento di pazienti e riducendo la complessità degli interventi possibili. È una contraddizione evidente, soprattutto in presenza di reparti che trattano pazienti fragili e necessitano di supporto intensivo. L’assenza di una strategia sanitaria regionale è cosa gravissima, la programmazione non può essere frammentata per ASL. Serve una visione complessiva, anche alla luce della pressione sugli ospedali di Pescara e Chieti e della mancata realizzazione di un vero DEA di secondo livello. Da qui il mio appello a rivedere le scelte adottate fatto anche durante il consiglio straordinario. Non si può parlare di tutela delle aree interne mentre si riducono servizi essenziali. Senza sanità e senza medici di base, questi territori sono destinati a svuotarsi. La politica regionale deve assumersi la responsabilità di decisioni strutturali e non scaricare tutto sulle ASL”.
















