LORETO APRUTINO: DOMENICA 25 APRILE 2021, MEMORIA ANTIFASCISTA IN NOME DI CARLO BONFIGLIO

Carlo Bonfiglio in divisa da aviere Ippogrifo (Archivio Rasetta)

 Il 76 ° Anniversario della Liberazione nazifascista verrà onorato dal Circolo ANPI Vestino attraverso un’iniziativa in ricordo ed omaggio alla memoria di Carlo Bonfiglio, il giovane aviere nato a Milano il 28 novembre 1923 e rifugiatosi a Loreto Aprutino, da Pescara, dopo la firma dell’armistizio, catturato in quanto palesemente  renitente per non aver aderito alla Repubblica di Salò e provato colpevole di tradimento in quanto trovato in possesso di un’arma.
Fucilato dal Battaglione San Marco presso la Fonte d’Antò in Contrada Colle Stella l’11 giugno 1944. I funerali del giovane furono celebrati a Loreto Aprutino il 13 giugno 1944 ed il corpo tumulato nel cimitero del medesimo paese che gli dedicò una via. oltre la lapide posta presso la sede storica del Municipio ed una menzione nella targa di tutti i caduti, situata presso la scuola Tito Acerbo. La tomba di Bonfiglio fu valorizzata e restaurata per decisione della giunta guidata da Mauro Di Zio.
Il luogo dove venne fucilato Bonfiglio fu oggetto di profonda pulizia e recupero nel settembre 2020, su idea di Francesco Di Pietro coaudiuvato da Gianfranco Buccella Leonardo Fabrizio Achille Rasetta e Aleardo Rubini. Riuscirono a disvelare le due croci in memoria del giovane e ripulire la targa in ottone posta dai commilitoni del Bonfiglio.
L’appuntamento 2021, che avverrà nel pieno rispetto delle normative anti-Covid è previsto Domenica 25 aprile alle ore 10.30 presso il Bar Stella. Il programma prevede alle  ore 11 l’Introduzione e saluto istituzionale dell’Anpi Circolo Vestino ai quali seguirà quello dell’Amministrazione comunale di Loreto Aprutino. L’intervento conferenziale sul quadro storico e sulla figura di Carlo Bonfiglio viene affidato a Gianfranco Buccella, le letture, tratte dai diari di Carlo Bonfiglio “Giorni d’attesa 1944“, alla voce di Fausto Roncone del Teatro del Paradosso. Alle ore 16 la giornata si concluderà con la Camminata della memoria in omaggio agli antifascisti, con partenza dai Giardini di Loreto Aprutino.

Locandina evento 25 aprile 2021

Targa in ottone dei commilitoni

Da sx: Rubini, Fabrizio, Di Pietro, Buccella

Il fotografo Achille Rasetta

         

Loreto Aprutino conclude con grande successo II^ Campagna Educativa Alimentare “Adriatico a Scuola”

LORETO APRUTINO – Anche per l’anno scolastico 2020/2021 per i ragazzi delle scuole infanzia di Loreto Aprutino si è concluso brillantemente il progetto ‘Adriatico a Scuola’. L’iniziativa promossa dal Servizio Sviluppo Locale ed Economia Ittica Regione Abruzzo e finanziata con fondi Statali, Regionali ed Europei FEAMP (Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e la Pesca) della programmazione 2014-2020, è nata per incentivare un’alimentazione corretta nelle scuole e contemporaneamente valorizzare il mare e i suoi prodotti, ma parallelamente anche il prodotto allevato nella nostra regione. È noto a tutti, infatti, quanto il pesce fresco sia utile in un’alimentazione sana ed equilibrata, ed è tra le fonti proteiche maggiormente consigliate grazie alle sue ulteriori caratteristiche nutrizionali come la presenza di acidi grassi essenziali.

Abbiamo partecipato con successo, commenta il Sindaco di Loreto Aprutinodott. Gabriele Strarinieri all’avviso Pubblico della Regione Abruzzo che ha finanziato la II Campagna di Educazione Alimentare ‘Adriatico a Scuola’, che ha permesso di inserire il pesce fresco locale, pescato a chilometro zero o allevato nel territorio regionale, nelle nostre mense scolastiche, che a causa dell’emergenza Covid-19, continua anche per l’anno scolastico 2020-2021, un’ occasione importante per promuovere i corretti stili di vita a tavola”.

Alici, suri, moli, sgombri, vongole, pannocchie e totani, ma anche la trota salmonata o fario, sono solo alcune delle tipologie di pesci e molluschi che, interpretate in ricette appetitose, sono arrivati sulla tavola degli alunni a seconda della disponibilità e della stagione”.

“Oltre alla somministrazione del pesce fresco locale nelle mense– spiega la Responsabile del Progetto, la Biologa Nutrizionista Barbara Zambuchini –il progetto si è sviluppato anche a scuola con un percorso di sensibilizzazione, svolto con la preziosa collaborazione del Dirigente Scolastico Lorella Romano, del corpo docenti e grazie al personale qualificato del Centro CEA “Ambiente e Mare”, Regione Marche della Partners in Service srl”.

Si ringrazia per la preziosa collaborazione anche il servizio mensa scolastica del Comune di Loreto Aprutino gestito dalla ditta “ La Scintilla”, che ha servito ben oltre 30 somministrazioni a menù completo a base di pesce fresco locale.

La Campagna Educativa Alimentare A.S. 2020-2021 “Adriatico a Scuola”, promossa dalla Regione Abruzzo e finanziata dal FEAMP 2014-2020 al Comune di Loreto Aprutino e condotta da Partners In Service Srl, “PMI Innovativa”, titolare del Centro di Educazione Ambientale CEA “Ambiente e Mare”, ha ottenuto il Patrocinio della FONDAZIONE UMBERTO VERONESI.

Il Patrocinio al progetto “Adriatico a Scuola” nasce dalla condivisione degli obiettivi progettuali posti in essere da PIS Srl,Centro di Educazione Ambientale, che attraverso l’inserimento del pesce fresco locale a mensa, in particolare quello azzurro, e l’attività educativa di supporto condotta nelle scuole è in linea con i progetti di divulgazione sui corretti stili di vita a tavola promossi da Fondazione Umberto Veronesi, da sempre convinta dell’importanza di conoscere fin da piccoli ciò che possiamo fare in prima persona per difendere la nostra salute.  La mensa scolastica non è solo il luogo in cui nutrire i bambini, ma un momento essenziale per educarli alla sana alimentazione. Così, insieme al pesce fresco, i bambini potranno “nutrirsi” anche di capacità e competenze per essere protagonisti attivi delle proprie conoscenze, esperienze e scelte di consumo».

FONDAZIONE UMBERTO VERONESI, nasce nel 2003 per promuovere il progresso scientifico, concentrando il proprio operato in due aree: finanziamento alla ricerca scientifica d’eccellenza, motore del progresso scientifico, e divulgazione scientifica, perché le scoperte della scienza diventino patrimonio di tutti. Durante questi anni Fondazione ha creato le basi per un nuovo modello di sviluppo della scienza, introducendo un criterio inedito nel nostro Paese: investire nella cultura scientifica per creare una nuova generazione di scienziati e di cittadini consapevoli dei progressi della ricerca.  Per Fondazione Umberto Veronesi, cultura scientifica significa utilizzo sociale degli obiettivi e dei risultati della scienza.

Si ringraziano: il Vice Presidente Regione Abruzzo e Assessore alla Pesca Emanuele Imprudente, la Direttrice dott.ssa Elena Sico Dipartimento Politiche dello Sviluppo Rurale e della Pesca, il Dirigente Dott. Francesco Di Filippo e la Dott.ssa Carla Di Lemme, Servizio Sviluppo Locale ed Economia Ittica Regione Abruzzo. Avviso Pubblico Regione Abruzzo Determinazione DPD027/71 del 11/06/2019 – Misura 5.68: Misure a favore della commercializzazione (Art. 68 del Reg. (UE) n.508/2014)  PO FEAMP Italia 2014-2020 – DPD027/143 del 17/12/2019 – Comune di Loreto Aprutino – Codice Pratica 02/MCO/19.

LORETO APRUTINO: LETTERA APERTA DI MASSIMO PASQUARIELLO
e al fin della licenza…tocca

Giuro  di essere fedele alla Repubblica italiana, di osservarne la Costituzione e le leggi e di adempiere con disciplina e onore tutti i  doveri  del mio stato per la difesa della Patria e la salvaguardia  delle  libere istituzioni”.

Queste sono le parole del giuramento che prestai nel 1988, sei mesi dopo l’assunzione. In tutti questi anni non le ho mai dimenticate e ho sempre applicato quei principi. L’ho fatto anche, e soprattutto, quando mi è capitato di sbagliare perché, essendo umani siamo fallibili, ed è proprio nella fallibilità che il credere alle istituzioni, alle regole della convivenza civile, al senso più  alto dell’applicazione della legge rappresenta la guida attraverso la quale puoi aiutare te stesso e i cittadini. 

Quelle parole mi sono tornate in mente leggendo sul Vostro giornale la cronaca del Consiglio comunale del 13 aprile con oggetto l’interrogazione di alcuni consiglieri sull’utilizzo della PAV e la mia lettera di risposta all’assessore Maria Mascioli. Il fatto che la mia risposta sia diventata di dominio pubblico,unitamente ai toni e alle modalità delle “risposte” date da chi rappresenta l’Amministrazione, mi costringe a rispondere nella stessa forma pubblica, in primo luogo per sottolineare due cose a cui tengo molto. La prima è che non ho avuto mai problemi con la PAV, che ha collaborato lealmente e in maniera ineccepibile con il COC, in pieno clima di rispetto reciproco e di giusta motivazione nell’affrontare le emergenze che si sono verificate e il periodo difficilissimo che ancora dura. La seconda riguarda il tempo di risposta che, secondo quanto interpretato da qualcuno, avrei utilizzato prima per fare un post su Facebook e poi per dare spiegazioni ufficiali. Gli atti non si interpretano, purtroppo: alla prima richiesta di relazione, dopo più di tre mesi dal mio trasferimento, avevo evitato di rispondere per non rischiare di cadere nella polemica indignata che tale richiesta mi aveva suscitato, soprattutto perché non capivo se, per ottemperare ad una interrogazione consiliare, fosse necessaria una mia relazione visto che l’Assessore a cui era rivolta sapeva già benissimo come stavano le cose.

Ma poi c’è stato un sollecito, ed ho pensato che quel mio silenzio potesse essere usato interpretandolo come una manchevolezza, nel classico scaricabarile che, molto spesso, qualche “politico” usa adottare nei confronti di un “dipendente” e, nel caso specifico,  per me era chiaro che questo sarebbe avvenuto a mie spese, io che ho servito Loreto Aprutino per 33 anni ricambiando quello che ho sempre ritenuto un privilegio con altrettanto spirito di dovere. Anche come cittadino.

Se qualcuno ha ritenuto di leggere nella mia risposta la conferma della propria convinzione che io non fossi in grado di svolgere il mio lavoro, che sono appunto i termini usati nei miei confronti in un’assise pubblica – mi riserverò di fare eventuale richiesta della registrazione se effettuata – va ben oltre e al di fuori della gravità istituzionale che possa o no emergere da una lettera, travalica la correttezza, il buon senso e sconfina in una concezione del ruolo pubblico che, per semplice esercizio di logica a posteriori, mi hanno confermato che ci avevo visto giusto a proposito di un certo tentativo di scaricabarile!

Cercare di far pensare che il sottoscritto non avesse voglia di mettersi a disposizione e per questo metteva catenacci, è un clamoroso falso che chiunque può smentire in qualsiasi momento; usare quel pretesto come argomentazione principale e catturare l’attenzione usando la solidarietà e l’aiuto da dare alla comunità affascina gli spettatori; la retorica del noi abbiamo fatto del bene e gli altri no forse strappa un applauso ai seguaci; far pensare che il sottoscritto fosse quasi infastidito per le azioni di volontariato sposta l’attenzione degli astanti dalle manchevolezze proprie.

Peccato però che io non possa starci e non possa accettarlo.

Fare volontariato è una cosa bellissima, lo stile con il quale lo si fa è personale, ma la discrezione da parte di un amministratore pubblico dovrebbe essere massima, foss’anche soltanto per evitare di alimentare dubbi, perché, a mio modo di vedere è quando la comunità è fragile, come in questo momento, che sente tutta la sudditanza e non la cittadinanza. Del resto l’Assessore non può aver dimenticato che le avevo chiaramente detto quanto una eccessiva visibilità potesse essere fraintesa come prova tecnica di campagna elettorale e che io non avevo nessuna intenzione di metterci la faccia. Questo, in generale, vale per ogni azione amministrativa che si fa: mettersi in mostra anche quando si compie quello che è il proprio dovere, si chiama, molto semplicemente metodo propagandistico. È per questo stesso motivo che ho postato la mia riflessione su FB, proprio per far capire quanta coincidenza ci può essere tra una richiesta pretestuosa e la visibilità vuota del fare e strafare. Io la responsabilità la intendo così, mi sbaglio?

Può essere, come ho già detto, sono consapevole di essere fallibile; sicuramente però non è responsabile alzare la voce in un Consiglio Comunale usando illazioni grossolane, perché, in quel caso, l’offesa più grande viene fatta ai cittadini, è a loro che il Sindaco fa il più grande torto: un comandante, come un Sindaco o qualunque altra figura passano, ma se il metodo che si lascia è quello di buttare parole a vanvera al limite della diffamazione, poi, a quel punto, la differenza la fanno le persone che sono sotto le “divise” o le fasce tricolori. Avrei preferito che quelle parole, se vere o ritenute tali, fossero state scritte in un atto giudiziario e ripetute in un’aula di giustizia piuttosto che trasformare l’aula che rappresenta l’onore dei cittadini di Loreto Aprutino in un bar di terza categoria. 

E a me le chiacchiere da bar non mi hanno mai interessato!

SPOLTORE: RITORNA IL FESTIVAL SPOLTORE ENSEMBLE, LO SPETTACOLO DAL VIVO VA TUTELATO

Nei i giorni 20, 21 e 22 agosto 2021 ritorna l’appuntamento con lo Spoltore Ensemble in una formula che, dal punto di vista organizzativo, ricalcherà quella dell’anno scorso, con spettacoli all’aperto e distanziamento al primo posto. Ovviamente la nuova edizione dell’Ensemble seguirà le prescrizioni e le indicazioni che, dal governo nazionale, saranno decise per il contrasto alla pandemia. Confermato anche Angelo Valori nel ruolo di direttore artistico, mentre sui protagonisti della 39a edizione non è ancora possibile alcuna anticipazione.

Per noi- spiega l’assessore alla cultura Roberta Rullolo Spoltore Ensemble è un tratto identitario fondamentale e, come l’anno scorso, abbiamo sentito la necessità di tutelarlo. Un eventuale stop sarebbe stata una macchia indelebile nella storia della kermesse: lo stesso discorso vale per l’edizione 2021, che speriamo si possa tenere in un clima di ulteriore serenità rispetto alla precedente. L’edizione 2020 dell’Ensemble ha dimostrato comunque che il teatro e lo spettacolo dal vivo possono continuare a esistere”.

Pochi giorni fa, anche l’attore Claudio Bisio, tra i protagonisti dell’ultima edizione, ha citato lo Spoltore Ensemble in una sua riflessione sugli spettacoli dal vivo condivisa attraverso Instagram: “Meno, molto meno di un anno fa. A Spoltore, con Gigio Alberti, pronti ad andare in scena. Con i giusti distanziamenti, il pubblico felice e, a quanto mi risulta, nessuno contagiato”.  Al post erano legati i tag #nostalgia, # teatro, #torneremo e una foto delle prove in Largo San Giovanni.

RIGOPIANO: LO STUDIO GEOLOGICO DI GABRIELE GRAZIOSI ALLA VIGILIA DELL’EPILOGO GIUDIZIARIO

A distanza di oltre quattro anni sento il dovere di esternare alcune riflessioni riguardo un evento che mi ha particolarmente coinvolto sia sotto il profilo emotivo, dal momento che conoscevo di persona alcune delle vittime, e sia sotto il profilo professionale nella mia veste, anche se dismessa da alcuni lustri, di geologo del posto e quindi profondo conoscitore del territorio montano coinvolto; tutto ciò nella speranza di fornire, quale cittadino informato, un utile contributo all’azione giudiziaria in corso. Torno comunque sull’argomento ripartendo da alcune considerazioni già rese pubbliche, sia in rete che a mezzo stampa, e che, nella loro essenzialità, mi accingo a riportare anche in queste pagine.Tuttavia, poiché ho ricevuto alcune critiche, ritengo opportuno che da parte mia si provveda con chiarimenti ed approfondimenti facendo soprattutto ricorso all’esame ed alla rielaborazione degli ormai numerosi studi esistenti sulla valanga in questione. Sarà quindi mia cura vagliare attentamente tutti i contenuti dell’ingente materiale reperito, siano essi dati scientifici oppure opinioni, onde pervenire di volta in volta ad una convinta condivisione oppure ad una corretta critica.

Il processo.

Nei prossimi giorni dovrebbe riprendere, salvo ulteriori rinvii per la pandemia in corso, l’iter giudiziario del “processo Rigopiano” finalizzato all’accertamento di eventuali responsabilità per le 29 morti provocate dalla tragica valanga che alle ore 16.48 del 18 gennaio 2017 si è abbattuta sull’albergo-resort di Rigopiano.Si tratta di un processo impostato sin dall’inizio essenzialmente su due filoni basati entrambi sull’evidenza  che l’evento valanghivo in questione non avrebbe causato vittime se solo fossero state rispettate le seguenti due condizioni.  

1)La redazione a livello regionale  della carta CLPV (Carta di Localizzazione dei Pericoli Valanga), prodromi a alla successiva carta CRLV (Carta dei Rischi Locali di Valanga), e quindi alla loro conseguente adozione nei territori interessati; ciò avrebbe di certo impedito la realizzazione dell’albergo-resort o, quanto meno, ne avrebbe imposto la chiusura nei mesi invernali.

2°) il corretto funzionamento degli organismi, siano essi comunali, provinciali, regionali o anche nazionali, preposti alla salvaguardia del territorio e della vita stessa dei cittadini; infatti,  si sarebbe potuto provvedere in tempo allo sgombero dell’albergo qualora i servizi di prevenzione e quelli di emergenza presenti nelle nostre Istituzioni avessero responsabilmente dato prova della dovuta competenza ed efficienza.

La mancata redazione della CLPV e della CRLV.

Riguardo la mancata redazione della CLPV, e della successiva CRLV, nei 25 anni intercorsi tra l’approvazione della L. R. n° 47  del 1992, che ne prevedeva la realizzazione, e la tragedia, le cause sono tutte da ricercare ne “I limiti del potere decisionale nella burocratizzazione della pubblica amministrazione: la valanga di Rigopiano”, come in maniera dotta viene illustrato in una sua tesi dalla dott.ssa Federica Di Pietro che, va ricordato, nella valanga ha perso entrambi i genitori. Inoltre sono fermamente convinto che un così lungo rinvio per la attuazione della L.R. n°47 del ’92 sia da addebitare soprattutto anche ad una precauzione, del tutto tipica dei nostri politici, di non andare a cozzare con alcuni particolari interessi territoriali. Questa mia convinzione risulta peraltro suffragata dall’esito del provvedimento recante “Norme per la prevenzione e la previsione dei rischi da valanga” deliberato il 28 febbraio 2017 dalla giunta regionale a guida D’Alfonso e riferentesi soltanto alla bozza della CLPV già esistente per il settore occidentale del Gran Sasso d’Italia; infatti alla notifica dello stesso ai Comuni interessati ha risposto una unanime levata di scudi, primo fra tutti la commissione valanghe del Comune dell’Aquila, con la messa in campo di forticritiche ed osservazioni che hanno condotto all’immediato rigetto del provvedimento.Come era prevedibile, riguardo la mancata realizzazione delle carte CLPV e CRLV, accade così che non vengono individuati colpevoli ed il 3 dicembre 2019 il GIP di Pescara, nonostante l’opposizione degli avvocati dei famigliari delle vittime, accoglie la richiesta di archiviazione, avanzata dal procuratore capo Massimiliano Serpi e dal sostituto Andrea Papalia, della posizione di ex assessori alla protezione civile e dirigenti regionali, in tutto 22 persone, annotando nel dispositivo: “le risultanze investigative non permettono di sostenere l’accusa in giudizio”.Nel concludere lo sviluppo delle considerazioni su questo primo filone del processo mi sia tuttavia consentito ricordare che soltanto grazie alla valanga di quel fatidico 18 gennaio 2017 e ad appena un anno di distanza dalla tragedia è stato finalmente assegnato l’incarico per la redazione definitiva delle citate carte.È quindi soltanto grazie alle 29 vittime del tragico evento se in futuro la Regione Abruzzo potrà sempre procedere ad un corretto e tempestivo accertamento dei pericoli e dei rischi da valanga sul proprio territorio. Quanto sostenuto sin da subito a ridosso dell’evento. Passando adesso al secondo filone del processo, cioè quello che affronta la non efficienza dei servizi di prevenzione dai rischi valanghe, come pure la non adeguata attivazione degli stessi servizi di emergenza non avendo provveduto in tempo al precauzionale sgombero dell’albergo, ritengo invece che i responsabili di queste deficienze esistono e sono tutti ben individuabili. Tuttavia, prima di procedere all’annunciato esame del materiale di studio disponibile, ritengo sia un mio preciso diritto-dovere ribadire quanto ho sostenuto sin da subito a ridosso dell’evento: la concausa determinante per l’innesco della valanga del 18 gennaio ‘17 è stata la sequenza sismica di quel fatidico giorno evidenziando tra l’altro che senza il terremoto una valanga di quelle proporzioni non ci sarebbe mai stata. Ricordo soltanto di essere pervenuto a questo forte convincimento nel cercare di fornire una plausibile risposta a due semplici domande che chiunque in possesso di un minimo di buon senso e competenza si sarebbe dovuto porre sin da subito. Perché soltanto a seguito della nevicata di gennaio ’17, e mai prima a memoria d’uomo, anche in presenza di nevicate anch’esse caratterizzate da neve umida e pesante oltre che decisamente più importanti per quantità, si è verificata in zona una valanga di tali proporzioni? Perché soltanto in quel fatidico pomeriggio di gennaio ’17, e mai negli inverni precedenti, in località vado di Siella si è generato un piano di distacco per l’intero espesso manto nevoso in corrispondenza del terreno di base ghiacciato facendo in modoche si destabilizzasse quella enorme quantità di massa nevosa risultata a sua volta unica e determinante per innescare con il suo notevole carico gravitativo una valanga dallenotevoli dimensioni come quella verificatasi? La risposta è scontata, semplice ed univoca per ambo le domande! Quel giorno è stato avvertito il terremoto a seguito della ben nota sequenza sismica 2016-2017 quando in poco più di quattro ore si sono verificate le seguenti quattro scosse tutte di rilevante magnitudo: ora 10:25 di Mw 5,1; ora 11:14 di Mw 5,5; ora 11:25 di Mw 5,4; ed infine ora 14:33 di Mw 5,0; ha fatto poi seguito un normale sciame sismico di minore intensità fatta eccezione per una ultima importante scossa di Mw 4,3 delle ore 16:16, quindi soltanto  32 minuti prima che si scatenasse il cataclisma. Pertanto, fermo nel mio convincimento che gli scuotimenti sismici hanno rappresentato una concausa determinante per la valanga, è avvenuto che grande è stato lo sconcerto provato nel constatare che in quel fatidico 18 gennaio 2017 sia stato del tutto ignorato l’incombente rischio valanghe connesso alla sequenza sismica in atto. Ciò nonostante fosse noto dalla cartografia ufficiale l’elevato rischio sismico al quale il territorio in questione risulta esposto; nonostante la carta storica delle valanghe redatta dal CO.RE.NE.VA., ed aggiornata alla stagione invernale 2013-2014, segnalasse per la nostra Regione un particolare incremento degli eventi valanghivi  in concomitanza di terremoti; nonostante il Servizio Meteomont confermasse per quei giorni lo scenario di precipitazioni nevose intense accompagnato da possibile attività valanghiva fino a rischio 4, cioè forte; ed infine nonostante l’assetto geomorfologico del territorio incriminato ne indicasse una sicura vocazione alla localizzazione di valanghe.

Esame dell’ingente materiale di studio sulla valanga.

Assolto al dovere di ricordare, sia pure sinteticamente, quali sono stati i miei convincimenti subito a ridosso del tragico evento, dò inizio all’annunciato esame dell’ingente materiale di studio reperito partendo dal quadro meteorologico di quei giorni per poi passare alla descrizione, per quanto possibile chiara e puntuale, dell’evento valanghivo in tutte le sue fasi.

La situazione meteo.

Riguardo la situazione meteo si ricorda che a partire dal 5 gennaio, ed in maniera più netta nei giorni 6 e 7 gennaio, si è avuta una intensa e continua nevicata, con temperature comprese tra -10°C e -13°C, che ha cumulato sulla radura di Vado di Siella un manto nevoso di almeno 1 metro; l’11 gennaio c’è stato un forte collasso termico fino a -20°C; in seguito a partire dal giorno 16 e nei successivi 17 e 18 gennaio si è verificato un innalzamento della temperatura, sempre confermando comunque valori sotto lo zero, accompagnato da una nuova, continua ed intensa nevicata, caratterizzata da neve umida e pesante, che ha spinto l’accumulo sul preesistente manto nevoso fino ad una altezza di ben oltre 3 metri. Come già ricordato, il giorno 16 gennaio ‘17 il Servizio Meteomont emette il bollettino valanghe nel quale si conferma per quei giorni lo scenario di precipitazioni nevose intense accompagnato da possibile attività valanghiva fino a rischio 4 in una scala di valori che va da 1 a 5. A margine di questo quadro meteo si segnala inoltre che, a detta degli stessi periti della Procura,  la nevicata di gennaio ’17 per qualità e quantità è stato un fenomeno tutt’altro che infrequente negli anni dopo il 2000 senza che peraltro si siano mai verificate valanghe con arresto ed accumulo a Rigopiano; di ciò ne è recente prova lo stesso mese di marzo di appena due anni prima quando, per una nevicata simile, il resort è rimasto isolato addirittura per ben tre giorni. A sostegno di quanto appena riportato va inoltre ricordato che non esiste la benché minima memoria storica tramandata da montanari del luogo che, pur a fronte di numerosealtre nevicate in analoghe condizioni meteo e con accumuli in quota di manti nevosi dallo spessore anche superiore a quello di gennaio ’17, si siano verificati eventi valanghivi di grandi proporzioni come quello delle 16:48 del 18 gennaio’17 e neppure di alcun altrotipo che abbia spinto il proprio arresto in zona Rigopiano fino al sito dell’albergo. L’assenza di memoria storica tuttavia non esclude che in passato, a partire dai tratti di maggior pendenza della radura in quota, in particolare dalla Valletta Genzianella,  si siano potute innescare valanghe anche se con carichi gravitativi mai eccessivi.L’arresto prima di Rigopiano per una qualsiasi valanga normale, cioè in assenza di terremoto oltre che di peso e volume per niente paragonabili a quella del 18 gennaio ’17, viene peraltro ribadito da Mario Marano Viola quando, a margine del servizio del TGR Abruzzo del 12 giugno 2017 dedicato alla ricostruzione del cataclisma sulla scorta dei rilievi effettuati da Mountain Wilderness, afferma: “Una valanga normale avrebbe seguito l’antico percorso e si sarebbe fermata nella parte centrale della conoide di deiezione a 150-200 m. dall’albergo”.

Mai valanghe normali pervenute a Rigopiano.

A questo punto ritengo doveroso, facendo ricorso ad alcune semplici nozioni di nivologia, fornire una spiegazione logica al perché in assenza di terremoti le eventuali valanghe innescate in quota si siano sempre arrestate lungo il Grave (brecciaio) di Valle Bruciata senza mai pervenire a Rigopiano.Allo scopo partiamo dalla definizione di valanga intesa come una massa di neve che si mette in moto su di un pendio a causa della rottura della condizione di equilibrio presente all’interno del manto nevoso; cioè quando l’azione del carico gravitativo superala resistenza dovuta alle forze di coesione degli strati che compongono il manto stesso.Riferendoci alla definizione appena data risulta evidente l’importanza che riveste la conoscenza di tutte le caratteristiche del manto nevoso che in inverno di volta in voltava a cumularsi sulla radura di Vado di Siella ed alle pendici dell’omonimo monte.A questo fine come primo atto provvediamo alla ricostruzione temporale di esso in tutto il suo spessore facendo esplicito riferimento alla successione delle nevicate che ne hanno prodotto l’accumulo.Nell’assolvere a questo compito va tenuto ben presente il fatto che nel corso di una nevicata la neve fresca che si deposita esercita sempre con il suo peso una pressione sugli strati inferiori rendendoli via via più compatti e coesi aumentandone in tal modo progressivamente oltre al grado di coesione anche il peso specifico.Effettuiamo quindi la lettura dall’alto verso il basso di una sezione sezione del manto nevoso: subito al disotto della neve fresca appena depositata, dal peso specificovariabile di 0,03 – 0,1 g/cm3 a seconda del tipo di neve, incontriamo il pacchetto di strati superficiali caratterizzati da un peso specifico di 0,2 – 0,3 g/cm3 e una coesione alquanto ridotta che offre di conseguenza una scarsa resistenza all’azione della forza di gravità.Nel procedere verso il basso gli strati sottostanti risultano invece via via sempre più compatti e coesi, quindi con peso specifico e grado di coesione decisamente crescentifino a quelli di fondo che si presentano molto duri e resistenti oltre che ben ancorati al terreno ghiacciato; da notare che questi strati di fondo, a fronte di un peso specifico anche superiore a 0,7-0,8 g/cm3, risultano caratterizzati da una resistenza alla penetrazione molto elevata che in alcuni casi può raggiungere anche i 1000 Nw.Nel nostro caso, pur ipotizzando sulla radura di Vado di Siella il cumulo di un manto nevoso di notevole spessore, anche superiore ai 3 m., e tenendo conto che il pendioin questa potenziale zona di distacco presenta una pendenza media (32°) soltanto di pochi gradi superiore al minimo richiesto (27°-30°) perché si sviluppi una valanga, avviene chea mettersi spontaneamente in movimento può essere soltanto la parte superficiale del manto nevoso caratterizzato per lo più da strati con un limitato grado di coesione e che quindi offrono scarsa resistenza all’azione dinamica del carico gravitativo.Passando invece agli strati inferiori avviene che la forza di gravità non riesce più a rompere l’equilibrio presente all’interno di questi; ciò perché detti strati sono caratterizzati da un apprezzabile grado di coesione il quale, come appena segnalato,raggiunge il suo valore massimo in corrispondenza del più antico strato di fondo.In conclusione, nel territorio in esame le uniche valanghe possibili in condizioni normali, cioè in assenza di terremoti, sono rappresentate soltanto da slavine superficiali le quali, in conseguenza del piano di distacco generatosi per divario termico ad unaprofondità mai elevata, mobilizzano masse nevose dai volumi e peso non eccessivi e comunque sempre decisamente inferiori a quelli che, stando ai modelli fisico-matematiciutilizzati ai fini della ricostruzione della dinamica di una qualsiasi valanga, sarebbero invece necessari per giungere, come in effetti è accaduto per la tragica valanga del 18gennaio ’17, nella zona di arresto-accumulo di Rigopiano.  

Risulta quindi evidente il perché, in assenza di terremoti, non esista memoria storica di valanghe pervenute fino a Rigopiano; infatti le uniche possibili sono dovute a slavine superficiali che si arrestano sempre, dopo un percorso più o meno lungo a seconda dell’entità della massa nevosa mobilizzata, sopra il brecciaio di Valle Bruciata senza maisfociare in località Rigopiano.

L’esposto di Forum H2O.

Sulla scorta delle spiegazioni appena fornite, e stando al contenuto dell’esposto inviato alla Procura di Pescara da parte di Forum H2O, non ritengo quindi di poter condividere la tesi del geologo Gian Gabriele Ori nel sostenere che la zona in cui è sorto l’hotel sia stata interessata da una grande valanga nell’inverno del 1936; questo perché a mio parere, oltre al fatto che non se ne ha testimonianza storica, gli eventi gravitativi documentati dai fotogrammi  dell’IGM, ai quali egli fa esplicitamente riferimento, vanno interpretati in maniera più attendibile invece che motivarli soltanto come esclusiva prova di un grande evento valanghivo.

In particolare faccio notare che i quattro fotogrammi di riferimento appartengono ciascuno a strisciate aeree dell’I.G.M., riprese sempre nei mesi di luglio, degli anni 1945 – 1954 – 1975 e 1985; di questi i primi due fotogrammi (’45 e ’54) evidenziano delle parti più chiare a prova di evidenti eventi gravitativi che in maniera più o meno estesa si sono spinti sino al tratto terminale del canalone di Valle Bruciata, mentre gli altri due (’75 e ’85) mostrano il progressivo rimboschimento dell’area precedentemente denudata.A mio parere i citati fotogrammi provano lo sviluppo di notevoli flussi eluvio-colluviali di materiale detritico prevalentemente di origine franosa; materiale che nel tempo si è accumulato sull’alveo del canalone spingendone il conoide di deposito fino al sito dell’albergo-resort; fatto, questo, che a sua volta conferma come lo stesso è stato costruito sopra un accumulo di detriti preesistenti dallo spessore di alcuni metri.Da notare inoltre che i citati fotogrammi non fanno altro che confermare gli stessi flussi già indicati dalla mappa geomorfologica del 1991 riguardante i bacini idrografici della Regione Abruzzo; mappa successivamente ripresa e confermata nel 2007 da quella regionale del piano stralcio di bacino per l’assetto  idrogeologico.In conclusione è mia ferma convinzione che i fotogrammi, specie quello del ’54, proverebbero invece gli esiti di una intensa attività franosa che dai contrafforti di Monte Siella si è estesa lungo tutto il percorso del sottostante canalone. In tal modo i documentati eventi gravitativi sono da addebitare non tanto ad una presunta grande valanga pregressa bensì, in maniera decisamente più attendibile, alla attivazione di flussi di detriti derivanti da una intensa attività franosa originatasi a seguito della serie di eventi tellurici che dal 1950 al 1952 hanno avuto per epicentro lo stesso Gran Sasso d’Italia.Di questi terremoti ricordo bene, all’epoca ero appena dodicenne, le due scosse di maggiore intensità verificatesi rispettivamente alle ore 04:08 del 5 settembre 1950 di 5,68 Mw ed alle ore 19:56 dell’8 agosto 1951 di 5,30 Mw, come pure ricordo le repliche di minore intensità, ma pur sempre significative, del 18 settembre 1950, dell’8 marzo 1951 ed del 21 maggio 1951.

La evoluzione della valanga di Rigopiano.

Dopo queste doverose puntualizzazioni passo a descrivere l’evoluzione della nostra valanga in tutte le sue fasi; cioè da quella di distacco che da  Vado di Siella si estende alle falde dell’omonimo monte, a quella di scorrimento che comprende l’alveo della Valletta Genzianella prima e quello di Valle Bruciata poi, fino alla fase di arresto ed accumulo in località Rigopiano. A questo scopo mi sono stati molto utili sia la visione del video “Rigopiano: il percorso della valanga” postato su You Tube il 4 febbraio 2017, come pure il già ricordato servizio giornalistico del TGR datato 12 giugno 2017 in cui Mario Mariano Viola nella sua veste di profondo  conoscitore della nostra montagna descrive con indubbia efficacia il percorso della valanga anche sulla scorta dei  rilievi effettuati da Mountain Wilderness. Faccio inoltre presente che nel corso della descrizione sarà mia cura di volta in volta fare riferimento a dati certi, o comunque più che attendibili, derivanti da fonti sicure; mi riferisco in particolare ai dati rilevati dagli stessi periti nominati dalla Procura di Pescara ed a quelli riportati nel novembre 2020 sulla nota rivista Scientific Reports ad opera di un gruppo di ricercatori internazionali che hanno proceduto alla ricostruzione della dinamica della valanga.

La fase di distacco.

Risalendo la cresta che si affaccia sull’immensità di Campo Imperatore e che dai 1775 m. di Vado di Siella porta ai 2027 m. dell’omonimo Monte, intorno a quota 1900 m. si intercetta il limite superiore della zona di distacco della valanga; questa si estende, attraverso due vaste aree contigue, lungo le pendici di Monte Siella fino al limitare del sottostante bosco di faggi secolari e si restringe in corrispondenza dell’imbocco del canalone di scorrimento.La descritta zona di distacco  presenta una estensione di circa quattro ettari, per la precisione 38.509 mq secondo i periti della Procura, ed una pendenza, sempre per gli stessi periti, del valore di 32°.Per il fronte di distacco viene considerato uno sviluppo di circa 400 m.; si tratta di un valore più che attendibile derivante dalla media tra i 300 m. stimati da Mountain Wilderness ed i 500 m. riportati sulla rivista Scientific Reports. Lo spessore del manto nevoso risulta essere di almeno 3 metri per cui, tenendo presente che il piano di distacco ha coinciso con il cotico erboso della radura, il volume della massa nevosa mobilizzata viene stimata nell’ordine di 120.000 mc. Infine nel determinare il peso complessivo della valanga in fase di distacco si è tenuto conto, come già precedentemente riportato, del fatto che il manto nevoso destabilizzato risulta caratterizzato da una massa volumetrica crescente nel procedere dall’alto verso il basso passando dai 0,2 – 0,3 g/cm3 degli strati superficiali fino ai 0,7 – 0,8 g/cm3  dello strato di fondo; strato, quest’ultimo,  depositatosi a seguito della intensa e continua nevicata del 6 e 7 gennaio ‘17 e che dal metro iniziale si è successivamente compattato fino a ridurre presumibilmente il suo spessore a circa 70 cm. Pertanto, fatti i dovuti calcoli, riguardo il peso della massa nevosa mobilizzata in fase di distacco c’è stata conferma del valore di 50.000 tonnellate già indicato dal gruppo di ricercatori internazionali che hanno proceduto alla ricostruzione della dinamica della valanga; è comunque da mettere in evidenza il fatto che la quasi metà di questo peso è da attribuire esclusivamente allo strato di fondo per l’elevato valore del suo peso specifico.

La fase di scorrimento.

Tenendo soprattutto fede a quanto riportato nella sua relazione da M. M. Viola,passo adesso alla descrizione della fase di scorrimento lungo il sottostante canalone del quale viene segnalato il ripido imbocco largo appena 70 m. in corrispondenza della parte più stretta della Valletta Genzianella. Qui la massa nevosa della valanga si eleva fino ad oltre 20 m. e, mentre con la sua ala destra spazza gli alberi secolari della faggeta investita, avviene che nel contempo la sua parte centrale e l’ala sinistra si riversano nell’alveo della Genzianella e con un salto di livello da brivido di 200 m. raggiungono la base ovest del contrafforte di Monte Siella. A seguito del durissimo impatto della massa nevosa sulle rocce accade che la valanga viene respinta verso destra dove, descrivendo un arco in leggera salita, abbatte letteralmente gli alberi di alto fusto presenti; poi, non potendo seguitare a salire, vira a sinistra e prosegue il suo percorso ad  elevata velocità lungo il “gravone”, nome, questo, con cui gli escursionisti indicano per l’appunto il Grave (brecciaio) di Valle Bruciata. A conferma di questa descrizione riporto quanto verificato dal gruppo di ricercatori internazionali che hanno ricostruito fin nei minimi dettagli la dinamica della valanga, e cioè che lungo la traiettoria di questa esistono tre punti in cui il momento (prodotto dell’altezza della valanga per la sua velocità) diventa massimale, precisamente all’imbocco. Impressionante traccia della valanga (foto di Marta Viola)del canalone e in corrispondenza di ciascuna delle due successive deflessioni.Ad integrare la descrizione della fase di scorrimento riporto infine quanto dichiarato da Thomas Braun, uno del gruppo di ricercatori internazionali:La ricostruzione dell’evento ha evidenziato che la valanga nella discesa verso valle ha percorso in tutto 2400 metri travolgendo  alberi e rocce e cambiando massa con incremento continuo del proprio peso specifico….

La fase di accumulo o arresto.

Terminato il percorso lungo il canalone di scorrimento la valanga sfocia infine  nella zona di arresto-accumulo di località Rigopiano dove a quota 1085 investe l’albergo.

In questa zona terminale la valanga perviene con un fronte nevoso alto 30 m. e largo 150 m.; con la sua ala sinistra impatta violentemente contro l’albergo spostandone letteralmente la parte superiore di oltre 40 m. verso valle.Riferisce Thomas Braun “Oggi sappiamo che la velocità con cui la valanga ha colpito l’albergo è stata di 28 m/sec, cioè di circa 100 km orari”; questo dato riguardante la velocità conferma in particolare il valore più che elevato della componente dinamica dell’impatto e quindi l’inaudita violenza    

Effetto della valanga sull’albergo con cui viene colpito l’albergo; ed inoltre questo valore della velocità consente di valutare che tra la fase di distacco e quella di arresto la valanga ha impiegato soltanto un minuto e mezzo. Concludo la descrizione di questa ultima fase segnalando che nella sua zona terminale la valanga ha prodotto un accumulo di massa nevosa, mista a detriti e tronchi di alberi divelti, per un peso complessivo valutabile in ben 120.000 tonnellate.

Le conclusioni non condivisibili delle perizie.

Nell’accingermi a terminare l’esame dell’ingente materiale di studio sulla valanga di Rigopiano, e prima di trarre le giuste conclusioni riguardo una corretta interpretazione della evoluzione dinamica della stessa, ritengo opportuno metterne subito in rilievo alcuni aspetti decisamente  non condivisibili.Mi riferisco in maniera specifica alle conclusioni delle perizie ufficiali, eseguite per conto della Procura di Pescara e della stessa Regione Abruzzo, volte ad accertare il nesso di causalità tra terremoto e valanga; infatti queste, in maniera poco convincente in quanto per niente supportate da spiegazioni scientifiche valide, nelle note conclusive riportano: “…con ragionevole certezza si afferma che la valanga fu innescata dal carico gravitativo prodotto dalla nevicata e non dalle scosse del terremoto…” ed inoltre che “…l’evento valanghivo può essere considerato relativamente eccezionale riguardo la quantità di massa nevosa movimentata in zona di distacco…” A mio parere sono affermazioni prive di qualsiasi credibilità specie quando nel goffo tentativo di supportarle scientificamente si sostiene che non esiste alcuna correlazione diretta tra la sismicità e la valanga in quanto questa è si è sviluppata quando le grandi scosse erano già avvenute; inoltre, sempre a mio parere, è del tutto pretestuoso voler rafforzare la tesi della mancata correlazione tra sismicità e valanga affermando che la stessa ci sarebbe stata sempre e comunque, anche senza terremoto, a causa dell’eccezionale carico gravitativo generatosi in fase di distacco.La non credibilità di queste affermazioni risiede essenzialmente nel fatto che i periti non hanno prodotto a supporto alcuna valida spiegazione scientifica sia riguardo il carattere di “eccezionalità” della massa nevosa movimentata in zona di distacco, e sia pure nel sostenere che il rapporto causa-effetto tra terremoto e valanga debba essere per forza sempre istantaneo senza prospettare alcuna possibilità di ritardo.A commento di queste affermazioni dei periti riporto il pensiero del prof. Enzo Boschi pubblicato su “Il Foglietto della Ricerca” il 13 aprile 2017, e ribadito anche in sue successive pubblicazioni sino a quella del 14 giugno 1918: “…Non c’è alcuna ragione fisica che imponga una relazione istantanea tra terremoto e valanga. Il distacco della massa di neve è senz’altro la conseguenza di un processo cumulativo di più fattori, il principale dei quali è indubbiamente l’attività sismica per la grande energia che mette in gioco. Sono del tutto incomprensibili il modo assertivo e la sollecitudine con cui la causa sismologica della catastrofe è stata scartata senza alcuna spiegazione scientifica. …” ed inoltre: “…Si è cercato disperatamente di far passare la tragedia come una semplice disgrazia, una fatalità, per nascondere l’incapacità di esperti ben pagati …” Infine tra le tante deficienze delle perizie ufficiali, che risultano caratterizzate per lo più con la odiosa e presuntuosa forma dell’”ipse dixit da accettare senza il supporto di alcuna valida spiegazione scientifica,  non posso esimermi dal segnalare la inaudita  gravità di aver ignorato del tutto la scossa di magnitudo 4,3 delle 16:16 di quel fatidico 18 gennaio 2017 nonostante la stessa risultasse ben registrata dall’INGV. La gravità di questa manchevolezza è messa ancor più in evidenza dal fatto che v’è ormai certezza nel considerare la citata scossa quale concausa determinante per l’innesco della valanga rappresentando la classica goccia che ha concorso a rompere l’equilibrio del manto nevoso in fase di distacco.

Connessione tra la sequenza sismica e la valanga.

A questo punto ritengo doveroso sviluppare secondo scienza e coscienza quelle che sono le mie personali convinzioni riguardo le cause della valanga di Rigopiano e quindi la sua prevedibilità.Inizio premettendo che per una descrizione dei processi fisici messi in gioco da una valanga come quella di Rigopiano, non disponendo di dati relativi ad eventi valanghivi storici onde poter procedere empiricamente con elaborazioni statistiche, è quanto mai opportuno, se non addirittura necessario, ricorrere a modelli dinamici o fisico-matematici. Infatti sono i modelli fisico-matematici quelli che con l’utilizzo più o meno complesso di formule e sistemi di equazioni consentono di descrivere la dinamica di unavalanga durante tutto il suo percorso dal distacco all’avvenuto arresto. Non occorre essere per forza dei profondi conoscitori  delle applicazioni di detti modelli (ed io modestamente non lo sono) per evincere, sia pure attraverso una rapida lettura delle loro elaborazioni, che la caratterizzazione delle proprietà fisiche del fenomeno valanghivo, e cioè velocità, pressioni di impatto, distribuzione del deposito, distanza di arresto e quant’altro, dipende sempre in maniera determinante, oltre che dalla pendenza, dal peso della massa nevosa movimentata in fase di distacco. Nel caso specifico, perché alle ore 16:48 del 17 gennaio’17 si sia potuta evolvere una valanga dalle notevoli proporzioni come quella di Rigopiano, è stato accertato dagli stessi ricercatori internazionali che ne hanno ricostruito la dinamica che il peso della massa nevosa mobilizzata in fase di distacco è stato di ben 50.000 tonnellate coinvolgendo il manto nevoso presente in tutto il suo spessore. È soltanto grazie a questa ingente massa nevosa destabilizzata in fase di distacco se la valanga ha potuto evolversi nella maniera già descritta: percorrere i 2400 metri di discesa verso valle in un minuto e mezzo alla notevole velocità di 100 km/h  travolgendo  alberi e rocce e, una volta pervenuta a Rigopiano, impattare con estrema violenza contro l’albergo in modo da provocarne addirittura lo spostamento di circa 40 m. verso valle. La mobilizzazione di una massa nevosa tanto notevole è stata possibile soltanto a causa del terremoto; infatti l’evento tellurico, in virtù della notevole energia messa in gioco, è stato determinante con i suoi forti scuotimenti per vincere le resistenze dovute sia all’elevata coesione presente all’interno del manto nevoso e sia quella dovuta al saldo ancoraggio della base dello stesso sul terreno ghiacciato; soltanto a seguito dell’abbattimento delle citate resistenze si è avuto infatti l’innesco della valanga con l’attivazione del piano di distacco al contatto tra la base del manto nevoso ed il terreno. Solo in tal modo si spiega la “eccezionalità” del carico gravitativo dal momento che a seguito del terremoto è stata destabilizzata la massa del manto nevoso in tutto il suo spessore compreso quindi anche la parte più pesante rappresentata dallo strato di fondo. Risulta altresì evidente che la rottura dell’equilibrio del manto nevoso, con il conseguente innesco della valanga, non è da addebitare ad una singola scossa delle cinque che hanno caratterizzato la sequenza sismica di quel fatidico giorno, bensì all’azione progressiva di tutte esse fino all’ultima delle ore 16:16. È infatti con questa ultima scossa che il manto nevoso, dopo gli scuotimenti subiti ad opera delle altre scosse che di certo hanno concorso a ridurne la coesione e quindi la resistenza all’azione gravitativa, raggiunge il massimo grado di instabilità sul pendio dalla pendenza di 32°-35°. Pertanto, nell’immediato a seguire, è stato sufficiente un minimo aggravio di carico dovuto alla nevicata in corso, se non addirittura anche un ulteriore leggero scuotimento indotto dallo sciame sismico in atto, perché appena 32 minuti dopo è potuta avvenire la rottura dell’equilibrio da parte del notevole carico gravitativo del manto nevoso destabilizzato ed innescarsi in conseguenza la tragica valanga.

Altre valanghe catastrofiche a Rigopiano.

Una volta provato che sul territorio preso in esame valanghe come quella del 18 gennaio ’17 sono possibili soltanto con l’azione combinata di un forte terremoto e la presenza in quota di uno spesso manto nevoso, mi sono posto la domanda se valanghe di questo tipo si siano verificate anche in passato.La curiosità è derivata dal fatto di voler spiegare la presenza, sullo stesso sito dove è sorto l’albergo-resort, sia di detriti di presunta origine valanghiva come pure dei resti di un antico monastero benedettino che con ogni probabilità in tempi remoti ha già seguito la stessa sorte dell’albergo.Da una rapida ricerca, scartando per evidenti motivi il terremoto del 6 aprile 2009 come pure tutti quelli che si sono verificati in periodo non invernale, ho potuto accertare che gli unici due possibili eventi tellurici che avrebbero potuto attivare valanghe più o meno paragonabili a quella di gennaio ’17 sono rappresentati dal terremoto di Avezzano del 1915 e dal terremoto dell’Aquila del 1703 che mi accingo a ricordare brevemente.Il terremoto di Avezzano con epicentro nella conca del Fucino si è annunciato con la scossa principale devastatrice, cioè la mainshock, delle ore 7:50 del 13 gennaio2015; se ne è valutata la magnitudo 7 della scala Richter ed una intensità di XI grado della scala Mercalli; sono stati registrati in totale 30919 morti e nella sola Avezzano le vittime sono state 10700, cioè 82% dei 13000 abitanti; nei mesi successivi ha fatto seguito uno sciame sismico con repliche fino a circa 1000 scosse.Il terremoto dell’Aquila del 1703, meglio conosciuto come il Grande Terremoto, è stato caratterizzato da un insieme di eventi sismici dei quali le due scosse principali sono state registrate, la prima, il 14 gennaio 1703 alle ore 18:00 con epicentro tra Accumuli e Norcia, con una magnitudo stimata in 6,8 della scala Richter ed una intensità di XI grado della scala Mercalli, e la seconda il 2 febbraio 1703 alle ore 11,05 con epicentro tra Barete e Pizzoli, con una magnitudo stimata in 6,7 della scala Richter ed una intensità di X grado della scala Mercalli; si registrarono in totale ben 9671 morti con una netta prevalenza, ben oltre 7000, tra la città dell’Aquila e dintorni.Quasi certamente è stata la sequenza sismica del 1703 ad innescare una valanga di notevoli proporzioni che al termine del suo percorso ha raggiunto Rigopiano ed impattato sul Monastero distruggendolo; per essere certi invece della eventuale valanga verificatasi a seguito del terremoto di Avezzano occorrerebbero studi particolari visto che, non avendo prodotto danni a persone o cose, probabilmente, anche se avvenuta, è passata inosservata.

 Finalmente la certezza sulla concausa del terremoto.

Finalmente ad oggi non esistono più dubbi nel sostenere con certezza, secondo quanto appreso da giornali e telegiornali il 29 dicembre u.s.,  che ad innescare la valanga è stato il terremoto e non in maniera esclusiva, come sostenuto dai periti della Procura, le abbondanti nevicate che in quei giorni hanno imperversato in zona.Si tratta della conclusione alla quale, finalmente dopo quattro anni, sono pervenuti anche un team di studiosi di tutto rispetto del Dipartimento di Ingegneria e Geologia della Università D’Annunzio i quali nel merito hanno redatto un documentato studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Frontiers in Earth Science.

Infatti detti ricercatori nel loro studio, interpretando il rilevamento alle falde di Monte Siella di alcune fratture di origina co-sismica, dichiarano: ”…Ciò conferma ancora una volta il ruolo che i movimenti sismici rivestono nel verificarsi di specifiche valanghe, anche con un certo ritardo temporale. Il modello 3D e le analisi di stabilità hanno dato supporto alla tesi secondo cui la scossa sia stata responsabile della instabilità, scivolamento e deformazione della neve nella parte superiore del Siella e della valle di Rigopiano…” concludono gli scienziati ”…infine i risultati di tale studio ed i nuovi modelli proposti in letteratura dimostrano che le valanghe ritardate indotte da terremoti sono rare ma possibili”.Al punto in cui ci troviamo, ove si tengano ben presenti le conoscenze già acquisite sulla valanga di Rigopiano e quanto riportato universalmente dalla stessa letteratura scientifica specializzata, non vorrei che nella nuova perizia annunciata da Nicola Sciarra, dopo l’inutile esito delle perizie ufficiali che sono state sbugiardate sul nesso di causalità tra valanga e terremoto, si spendessero inutili energie nel sostenere che l’accadimento della tragedia del 18 gennaio ’17 fosse inquadrato come un evento raro ed anomalo che non poteva essere previsto. Infatti ho la vaga sensazione, e spero tanto di sbagliarmi, che questa annunciata perizia voglia rappresentare un ulteriore maldestro tentativo di affrancare gli eventuali colpevoli delle 29 morti dalle loro evidenti responsabilità.Sarà forse presuntuoso da parte mia, e di questo chiedo umilmente venia, ma ritengo doveroso lanciare un appello agli estensori delle perizie entrate in gioco in questo processo: la credibilità di quanto si asserisce deve sempre basarsi su rigorose, valide e comprensibili argomentazioni scientifiche evitando in qualsiasi modo l’errore di imporre concetti vaghi e privi di un qualsiasi fondamento quale è stato per esempio quello di “eccezionalità” per il carico gravitativo che ha innescato la valanga avendone volutamente escludere a-priori la vera causa; si tratta purtroppo di un grave e ricorrente errore nel quale si incorre quando nel condurre una indagine o uno studio si è già provveduto in anticipo a scriverne la tesi finale da dover poi sostenere ad ogni costo.

Le conclusioni del presente studio.