Una restituzione artistica e culturale attraverso azioni sceniche, video, drammaturgia e pensieri intorno all’esperienza dello spettacolo del Drammateatro “Melancholìa”/da “La favola del figlio cambiato” di Luigi Pirandello
Il Drammateatro apre un contesto di cultura del teatro attraverso il Reading/Melancholìa, un modo di dilatare l’esperienza dell’incontro di scena, certi che lo spettacolo non esaurisce ciò che normalmente chiamiamo teatro.
Il Teatro è fatto di tante cose e lo spettacolo si propone come la risultanza di un processo ideativo e realizzativo che apre sentieri di approfondimento e nuove possibilità di partecipazione orientate alla produzione della cultura teatrale. Fin dalla sua nascita, nel 1985, il Drammateatro opera con questa consapevolezza e con l’orientamento che da essa scaturisce. Spettacoli ma anche incontri, seminari, rassegne, presentazione di libri, laboratori: un patrimonio di proposte artistiche e culturali, pedagogiche e formative, con l’intento chiaro di nutrire il territorio di cultura dell’arte di scena, così necessario all’agire teatrale e al contesto nel quale questo agire si colloca e con il quale interagisce.
Sappiamo quanto ciò abbia un valore di necessità, laddove il teatro è, dovrebbe essere, per chi lo fa, esattamente ciò che è: una compromissione dell’essere nelle sue pulsioni di relazione umana che chiede e richiede l’agire complesso al fine di determinare esperienza relazionale. Una compromissione profonda, senza scorciatoie, che conduce al confronto serrato con lo “spirito del tempo” e che oggi ci parla di una perdita raccapricciante e dolorosa: quella del senso di Umanità.

Al cospetto di questo tragico-umano possiamo, dobbiamo elaborare risposte di socialità altra: non il grande evento che lascia il vuoto ma micro eventi efficaci, in grado di destare attenzione ed essere parte integrante di antiche ma sempre nuove ritualità, in una rinnovata militanza artistica, culturale, umana, politica infine.
Reading/Melancholìa intende allora definirsi nella dinamica pensata: una proposizione ritmica di performance e frammenti di azione scenica che interagiscono col materiale filmico, il canto, la ritmica del montaggio drammaturgico e registico, cadenzate sugli interventi dei docenti universitari, gli storici e i critici teatrali. In un percorso immersivo e coinvolgente che affronti il testo di Luigi Pirandello “La favola del figlio cambiato” (penultima opera del grande autore siciliano) e lo restituisca nella elaborazione scenica del regista Claudio Di Scanno. Una elaborazione drammaturgica che l’autorevolissima voce di Andrea Bisicchia nella sua recensione allo spettacolo definisce rigenerativa del testo pirandelliano.
Il nucleo atomico di Melancholìa non risiede nella messa-in-scena narrativamente orizzontale di La favola del figlio cambiato di Pirandello/Malipiero ma in una sorta di danza delle pulsioni “narranti” che dalla Favola hanno generato una serie di interrogativi che non avevano urgenza di una risposta. Le risposte riconducono sempre, o spesso, alla composizione di una messa in scena che restituisce la narrazione tout-court del testo, più o meno soddisfacente e consona, più o meno edificante. Più o meno incentrata su risposte appaganti che delineano una unilateralità scena/platea del tutto inutile, se non dannosa per l’energia relazionale che invece uno spettacolo teatrale ha l’opportunità e forse l’imperativo di generare.

E’ stata la fiducia nelle domande, la loro autorevolezza (anche in relazione alla biografia di Luigi Pirandello) ad orientare le scelte registiche per la composizione drammaturgica di Melancholìa. Col pensiero rivolto alla fiducia sconfinata in uno spettatore attivo, capace di elaborare – nel lì e in quel momento dell’accadimento scenico e a differenti livelli di partecipazione e consapevolezza- la propria Favola. Un rischio? Si, certamente, ma per il quale vale la pena di spendere ogni volta la propria necessità creativa.
Nella costruzione drammaturgica di Melancholìa, da definirsi opera autonoma del testo pirandelliano, il progetto di messa in scena del regista Claudio Di Scanno è sostanziato dalla creatività attoriale di Susanna Costaglione e degli attori, dalla collaborazione col regista cinematografico Daniele Campea per i filmati interattivi con la scena e dalla sensibilità di coloro che hanno collaborato, tra questi la soprano Emanuela Marulli per il contributo alla drammaturgia vocale, fino a determinare un risultato scenico che riverbera con ciò che i Greci definivano “accadimento”. Affinchè qualcosa accada, di preziosamente perturbante, nella efficace affermazione del rito teatrale contemporaneo.
Il Reading pensato è allora una restituzione articolata intorno ad alcuni frammenti delle azioni dello spettacolo, presentato al vivo e che si interfacciano con le immagini della ripresa video documentativa, intercalati da diversi interventi dei docenti, dei critici e degli storici del teatro e delle altre discipline contemplate, quali l’antropologia, l’archeologia, la letteratura. Un contesto di analisi drammaturgica che apre diversi itinerari di riflessione sull’opera contemplata e sul teatro nelle sue diverse articolazioni. Un’occasione per stimolare tra l’altro curiosità, conoscenza, esperienza di partecipazione e produzione culturale.
Partecipano:
Antonella Di Nallo (Università di Chieti-Pescara), Andrea Bisicchia (Università di Parma), Patrizio Domenicucci (Università di Chieti-Pescara), Oliva Menozzi (Università di Chieti-Pescara), Marcello Gallucci (Accademia delle Belle Arti di Roma), Fabiana Dimpflmeier (Università di Chieti-Pescara), Davide Savio (Università di Chieti- Pescara), Stefano Pallotta (Ordine Nazionale dei Giornalisti), Annarita Iezzi (Giornalista, docente)
La Compagnia Drammateatro per Melancholìa: Claudio Di Scanno, Susanna Costaglione, Emanuela Marulli, Rebecca Di Renzo, Martina Mastrogiuseppe, Giulia Chiccarelli, Lorenzo Maieron, Daniele Campea, Pierluigi Lorusso.
L’evento è gratuito ed è consigliata la prenotazione inviando un messaggio via WhatsApp ai numeri 347.7937963 OPPURE AL 339.5992260.

















