Erasmo con il figlio Simone
di Gianfranco Buccella
Questa è la storia di un padre che, da un’idea nata nel 1976, costruisce qualcosa dal nulla e di un figlio, che lascia la sua strada da fisioterapista, per raccogliere il testimone dopo una perdita tanto grande. I 50 anni della ICE non sono solo numeri e componenti elettrici: sono una storia di famiglia, migrazione, sacrificio, continuità e resilienza. Erasmo Di Tonno nasce a Loreto Aprutino nel 1949 in una famiglia modesta con due fratelli ed una sorella che sarà per lui una seconda mamma dopo la tragica scomparsa della prima. Dopo aver frequentato l’Istituto Industriale A. Volta a Pescara, Erasmo ha già le idee chiare: fare bene con le proprie mani e con le proprie forze.
Negli anni ’70 da Loreto Aprutino si partiva ancora e si andava a cercare fortuna e lavoro in Svizzera, Francia e Belgio. Erasmo andò prima in Svizzera e a Johannesburg, in Sudafrica poi, per cercare di mettere a frutto le sue conoscenze nel campo elettromeccanico ed elettronico. Nel 1980 sposa Elisanna, da cui avrà tre figli: Rosy, Simone e Silvia. Elisanna, oltre a far da mamma, si occuperà della gestione e dell’amministrazione dell’azienda.
Tornato in Italia, facendo tesoro delle sue brillanti capacità comunicative e delle sue conoscenze nel campo dell’elettromeccanica, decide di fondare, nel 1976, la CO.RA.EL (Costruzioni Rappresentanze Elettromeccaniche). L’azienda, di natura artigianale, nasce fin da subito puntando il suo focus sul capitale umano e intorno alla metà degli anni ottanta, Erasmo ebbe l’intuizione di avviare una partnership con Teletra, allora leader nella produzione di apparecchiature elettroniche e per le telecomunicazioni.

Erasmo con macchina di rappresentanza della CO.RA.EL
L’intuito imprenditoriale, una certa irrequietezza caratteriale ed in funzione di questa partnership con la Teletra Erasmo decide di investire sul progetto di un nuovo opificio industriale mettendo in secondo piano l’idea di costruire una casa per la famiglia che aveva già formato: «In questo momento è più urgente il capannone: alla capanna penseremo dopo» – andava ripetendo sempre alla consorte decidendo di pagare l’affitto in attesa di tempi migliori.
Nel 1989 nasce la ICE (Industria Componenti Elettrici) con Erasmo Amministratore unico e in società con la moglie Elisanna Iannacci al 50%. In quel periodo, nell’area teatina, nasceva un polo di elettronica in ambito delle Telecomunicazioni e grazie all’esperienza maturata con la Teletra, la ICE riesce ad inserirsi in aziende di rilevanza nazionale quali la Marconi, la Ericsson, la Italtel. È stato questo il vero momento di svolta per la ICE srl che, oltre ad investire con il suo capitale umano fa propri i due requisiti fondamentali di una moderna industria: la qualità e il made in Italy (negli anni ’90 nessuno parlava di qualità nella produzione di materiali elettromeccanici ed elettronici).
All’epoca le quattro aziende che lavoravano nel settore delle telecomunicazioni e che operavano tutte con finanziamenti statali erano clienti della ICE e, oggi 2026, non esistono più. La ICE dopo 50 anni è ancora qui con le proprie forze e con i propri valori umani e finanziari, con la qualità dei suoi prodotti made in Italy al 100%. La crescita in quel periodo è stata rapida: nuovi spazi produttivi, nuove assunzioni e un organico che raggiunge i 100 dipendenti di cui il 70% donne. Donne che oltre ad occuparsi delle proprie famiglie hanno costituito la propria ossatura economica e del tessuto socioeconomico di un paese che non conosce altre realtà di una così vasta portata.
Il marchio della ICE srl comincia a circolare su tutto il territorio nazionale e da quel momento in poi saranno le aziende a cercarlo senza avere più la necessità di propagandisti e di rappresentanti. In sostanza in soli 6 anni dalla nascita della ICE srl i metri quadri delle aree produttive si sono triplicate e tutto lascia sperare che il vento rimanga favorevole.
Il successo però porta con sé un rischio, quello di concentrarsi su un solo settore trainante e, purtroppo, l’arrivo massiccio dei medesimi prodotti dalla Cina e dai paesi orientali mettono l’azienda in difficoltà registrando, a cavallo degli anni 2000, un notevole calo nel fatturato. La crisi ha portato alla quasi totale scomparsa dal territorio italiano ed europeo di molte attività produttive del settore, costringendole alla delocalizzazione o alla chiusura definitiva. Anche in questo caso la visione dell’imprenditore ha continuato a tener fede alla sua identità iniziando un percorso di internazionalizzazione e differenziazione dei mercati di riferimento. Le capacità comunicative maturate nelle pregresse esperienze, in contrasto con la tendenza del mercato, hanno consentito ad Erasmo di mantenere le posizioni, salvaguardare l’azienda, conservare la capacità occupazionale e iniziare a diversificare i mercati collaborando con aziende leader nel settore ferroviario, medicale, avionico e dei veicoli elettrici. La partnership con Ansaldo (oggi Hitachi), azienda leader mondiale nella produzione di sistemi in ambito ferroviario, rappresenta un obiettivo di 20 anni, oggi raggiunto.
La gestione familiare si è rafforzata con l’ingresso del figlio Simone, dopo la prematura scomparsa del padre Erasmo, e mantenendo i principi fondanti. La forza dell’azienda risiede nel capitale umano, nelle collaborazioni sul territorio e nel clima familiare. La cultura aziendale valorizza l’artigianalità, la manualità e la competenza italiana. ICE si distingue anche per momenti di convivialità e feste, rafforzando il senso di famiglia. Erasmo avrebbe apprezzato la crescita e la resilienza messa in campo dal figlio Simone che allo scoccare del cinquantesimo di attività appare pronto a guidare il futuro. La visione rimane quella di innovare mantenendo i valori storici e il focus sulla qualità nel mentre va ad affacciarsi la terza generazione attraverso la figlia Vittoria per conseguire sempre nuovi ed ambiziosi traguardi. Erasmo Di Tonno non c’è più.
Ci piace ricordare, a chiosa di questo racconto, alcuni dei suoi detti che tutti in azienda citano nelle varie ed opportune occasioni: «Non si muore solo di fame ma anche di indigenza» (in riferimento agli alti e bassi della sua attività di imprenditore) ed ancora: «A far bene le cose o farle male si impiega lo stesso tempo» (quando gli capitava di fare qualche rimprovero per un lavoro eseguito male), oppure: «Se hai la cosa più bella e più funzionale e non la fai conoscere al mondo rimane sempre una cosa bella e funzionale ma non ha mercato» (la frase era il suo mantra acquisito durante la sua attività di rappresentante). Dalla sua storia emerge un ritratto chiaro: da una piccola CO.RA.EL del 1976 a player internazionale, la ICE nel suo cinquantesimo dimostra che si può competere nel mondo rimanendo artigiani, italiani, uniti e umani.
Daniela Evangelista è una veterana in ICE. Ci piace riportare, in calce a questo articolo, il suo pensiero: «Da trentasei anni ICE è la mia casa professionale. Qui sono cresciuta, ho imparato, ho affrontato le soddisfazioni più grandi e i momenti più difficili. Ho avuto il privilegio di trascorrere gran parte del mio percorso lavorativo accanto al mio zio, che mi ha insegnato che un’azienda si costruisce prima di tutto con i valori, con il rispetto delle persone e con la capacità di guardare sempre avanti. Dopo la sua scomparsa, nel momento più delicato della nostra storia, ho visto Simone raccogliere un’eredità immensa con coraggio, umiltà e una straordinaria capacità di guidare le persone. Lavorando ogni giorno al suo fianco, ho visto nascere un’azienda ancora più forte, più moderna e più unita. Oggi posso dirlo con convinzione: dopo trentasei anni non tornerei mai alla ICE di prima del 2018. Se mio zio ci ha insegnato a costruire un’azienda, Simone ci ha insegnato come farla crescere, affrontando il cambiamento senza mai perdere i valori con cui è nata. Ed è questo il futuro che, ne sono certo, avrebbe reso mio zio profondamente orgoglioso».



















