IL 2 GIUGNO A SPOLTORE: RICORDATE LE VITTIME DEL COVID E RINGRAZIATO LE ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO

“Non è un caso se abbiamo scelto di tornare a guardarci negli occhi in occasione della Festa delle Repubblica”. Il sindaco Luciano Di Lorito questa mattina ha festeggiato, per la prima volta, il 2 giugno con una cerimonia pubblica, ad accesso limitato per via delle prescrizioni legate al Covid-19, sfruttando lo spazio antistante il Municipio. “Il 2 giugno è soprattutto un momento per ringraziare le istituzioni e le organizzazioni che ne fanno parte” ha spiegato Di Lorito .”Mai prima di questo momento storico avevamo avuto una simile occasione per capire il loro valore. Dopo questi terribili mesi è chiaro a tutti che da soli non si va nessuna parte, e solo facendo squadra possiamo affrontare anche emergenze mai conosciute prima come quella che speriamo ci stiamo lasciando alle spalle. Abbiamo quindi deciso in questa giornata di celebrare le istituzioni e le organizzazioni della Repubblica che sono state e sono ancora oggi in campo per fronteggiare l’emergenza sanitaria a Spoltore”.

   

Riconoscimenti che non vanno ai singoli, ma a gruppi di persone organizzate considerati nel loro insieme, “donne e uomini che hanno saputo e dovuto sacrificare un pezzo della loro sicurezza per garantire quella di tutti, di una intera comunità”. Il virus, ha ricordato il primo cittadino, non è ancora sconfitto: proprio ieri è stato comunicato un nuovo caso positivo tra i cittadini di Spoltore. Si tratta di un operatore sanitario. Prima di dedicare a loro un minuto di silenzio, il sindaco ha pronunciato i nomi dei cinque cittadini di Spoltore la cui scomparsa è legata al Covid: Camillo Controguerra, Carolina Di Giovanni, Antonio Giannandrea, Klaus Hofer, Teresa Frate.

(VICE SINDACO CHIARA TRULLI)

(Assessore CARLO CACCIATORE)

Una pergamena celebrativa è stata dunque consegnata ai Volontari e al personale della Croce Rossa Comitato di Spoltore; ai Volontari dell’Associazione di Protezione Civile Modavi di Spoltore; ai volontari di Spoltore della Caritas diocesana Pescara-Penne; al personale della Casa di riposo “Villa Acerbo”; al personale della Residenza Sanitaria Assistenziale “De Cesaris”, al personale della Casa di Riposo Montinope; ai medici di base operanti sul territorio di Spoltore; i pediatri operanti sul territorio di Spoltore; alla stazione di Spoltore dell’Arma dei Carabinieri; al personale della Polizia Locale del Comune di Spoltore; al Settore Protezione Civile del Comune di Spoltore; ai Servizi Sociali del Comune di Spoltore

ITALIA NOSTRA PER CITTÀ SANT’ANGELO
Idee nuove per un nuovo centro storico

di Rita Barbuto

Importante iniziativa di Italia Nostra che pone, ancora una volta,  l’attenzione sulle problematiche del centro storico, manifestando la volontà di collaborare fattivamente con l’amministrazione comunale attraverso un  percorso costruttivo e calendarizzato. L’evento, si è svolto in data 1 Marzo, presso il Teatro Comunale, alla presenza della Presidente di Italia nostra CS’A Gabriella Valentini, del Primo Cittadino Matteo Perazzetti, dell’Assessore Marcello Di Gregorio. Ospiti d’eccellenza il Consigliere Regionale e architetto  Massimo Palladini, il Presidente Regionale Italia Nostra Domenico Valente, il Consigliere Nazionale Italia Nostra Giovanni Damiani.

Presente anche il Rappresentante del gruppo soci  Angelo Mazzocchetti. Alla breve introduzione della Presidente Valentini, è immediatamente seguito un dibattito-confronto sulle varie proposte finalizzate alla rivalutazione attenta e mirata del centro storico. Da subito è emersa la necessità di ottimizzare tempi e risorse, per garantire al paese un futuro più florido. Tante le idee scaturite nel corso della serata in seguito alle proposte avanzate: agevolazioni per chi decide di vivere nel cuore del borgo, miglioramento dei servizi e delle offerte da parte dei negozianti, sgravi fiscali, obbligo di decoro e cura per i proprietari degli immobili antichi.  Ed ancora: revisione  di destinazione ed uso degli spazi comunali per dare sede a servizi  esistenti ( il gruppo di medicina Angulum) o a quelli che ci si propone di realizzare (un nido comunale,  un centro diurno per l’Alzheimer); potenziamento delle attività culturali con la partecipazione di personalità di spicco dello scenario italiano e  l’insediamento stabile di gruppi teatrali, musicali e di artisti in genere. 

Da parte dell’ Amministrazione Comunale è stata espressa la volontà di creare un polo culturale comprendente il Museo-laboratorio di Arte contemporanea, il Museo Civico, l’Accademia di Belle Arti e il Giardino delle Clarisse (pensato come teatro all’aperto). Si è parlato inoltre di rendere fruibili i siti culturali (chiese, palazzi gentilizi, musei) in orari più ampi, nonchè di avviare finalmente la ristrutturazione dell’edificio Bertrando Spaventa, antico e glorioso Istituto Magistrale, oggi sede di importanti licei. 

Sicuramente il borgo è tra i più belli d’Italia, con le suggestive ruve, i palazzi gentilizi, gli antichi luoghi di culto e le vie ancora lastricate con i sanpietrini. Lo scorrere inesorabile dei secoli ha naturalmente fatto sentire i suoi effetti e la bellezza di Città Sant’Angelo oggi appare sfiorita e offuscata dalla trascuratezza o da interventi di manutenzione arrangiata e non risolutiva. Lo sviluppo dell’edilizia e il sorgere di grandi centri commerciali nella periferia hanno certamente portato benefici alla popolazione ma hanno anche contribuito allo spopolamento del cuore antico del paese che ha visto rapidamente ridurre a 800 il numero dei suoi abitanti. È seguita la chiusura di tante attività, le poche rimaste hanno ridimensionato servizi, offerte e varietà di prodotti, in una sorte di inconsapevole autosabotaggio.

Eppure nel centro si vive bene; non mancano le occasioni di festa che da anni attirano una moltitudine di persone: dai tradizionali eventi estivi ai carri dell’uva settembrini, dalle sfilate di Carnevale, alle manifestazioni del periodo natalizio o alla celebrazione del Sant’ Antonio. Il problema sta nel fatto che si aspettano queste occasioni per attivarsi e curare di più le vie, aprire le chiese, variegare le offerte e ci si mette in lunghi stand by nei periodi dell’anno meno festaioli.  Italia Nostra sembra aver compreso bene la situazione, formulando la serie importante di proposte che ha caratterizzato la serata e  che ha reso necessario stabilire un ulteriore incontro di confronto e verifica del percorso intrapreso verso Settembre / Ottobre 2020.

In sostanza si mira ad avere più servizi, più cura, più attenzione per uno dei borghi più belli d’Italia, nell’ottica di un investimento sul territorio che renda Città Sant’Angelo ancora più bella ed accogliente, facendola leader nell’ospitalità, con nuova vita per tanti settori ed incremento di turismo ed abitabilità. Con l’azione sinergica di tutti, esercenti e consumatori, popolazione ed amministrazione comunale, si può.

NASCE LA NUOVA PROLOCO A CITTÀ SANT’ANGELO
Il Consiglio Direttivo elegge Enio Remigio Presidente e Miriana Perilli Vice

Erano 35 anni che la Proloco mancava a Città Sant’Angelo e questa estate un angolano doc, Giacomo Bellante propone l’idea informando i nuovi amministratori e diverse associazioni con l’intento di fare squadra. I tanti non lo hanno preso troppo sul serio, ad eccezione di Nicola Tarantola, residente di Marina, che lo aiuta a muovere i primi passi.

La prima impresa è quella di trovare almeno 50 soci e i due, assieme ad altri angolani che nel frattempo si sono aggregati, riescono a tesserare  90 persone e  tutti disponibili e mettersi a disposizione della città con lo scopo di promuovere Città Sant’Angelo e di portare avanti, senza scopo di lucro, finalità civiche solidaristiche e di utilità sociale, in campo culturale, ambientale, turistico, ecologico, naturalistico, enogastronomico, sportivo, sociale e nell’ambito della solidarietà, del volontariato e delle politiche giovanili, secondo gli indirizzi normativi dello Stato Italiano e della Comunità Europea. Il folto gruppo il 21 febbraio si è riunito nella sala consiliare del comune e con la partecipazione del neo sindaco Matteo Perazzetti si è prima approvato l’atto costitutivo e successivamente eletto il Consiglio direttivo che svolgerà i primi atti giuridici come l’iscrizione ai vari registri e sia con lo studio delle idee da proporre al territorio.

A guidare la Proloco Città Sant’Angelo Angulum è stato eletto Enio Remigio, l’ex presidente della società storica di pallamano, fondatore del Volley Città Sant’Angelo e della cooperativa New Aid, insomma uno che ha un curriculum di tutto rispetto e garanzia per l’intera comunità. A ricoprire il ruolo di vice la vulcanica Miriana Perilli, mentre segretario-economo Stefano Viola, fanno inoltre parte del consiglio Maria Teresa Manzi, Stefano Bellante, Gianluca Giacintucci, Gabriele Raggiunti, Michele Guerra e Giacomo Bellante. Prossimo obbiettivo della nuova associazione è presentarsi agli organi istituzionali e promuovere incontri con tutte le associazioni di Città Sant’Angelo per cercare di coordinarle e aiutarle nelle loro attività.

CITTA’ SANT’ANGELO: CONDIVIDIAMO L’ESTATE
Nasce il Centro Estivo per i bambini angolani, completamente gratuito

Dopo il lungo periodo di pandemia, l’Italia intera inizia a ripartire. Con l’arrivo dell’estate le famiglie provano ad organizzare le proprie giornate, in vista della bella stagione, tra lavoro e figli. Per questo motivo, il Comune di Città Sant’Angelo, grazie alla volontà del Vice Sindaco, Lucia Travaglini e dell’intera Amministrazione Comunale, ha dato vita a “Condividiamo l’estate – Centro Estivo Comunale”. Organizzare tempi e spazi per le famiglie, diventa davvero difficile e in quest’ottica il Comune ha voluto creare il Centro Estivo in modo da permettere ai bambini che si iscriveranno, di divertirsi e imparare in totale sicurezza. L’iscrizione sarà totalmente gratuita ed è riservata ai minori da 6 a 14 anni e ai minori con disabilità da 6 a 17 anni. Inizio fissato da lunedì 15 giugno 2020 fino al 31 agosto 2020, dal lunedì al venerdì. Le attività partiranno dalle ore 08:30 fino alle 13:30.

Per chi vorrà, invece, far pranzare i propri figli nelle strutture, con spesa a carico della famiglia, l’orario si estenderà fino alle 17:00. Per il pranzo i genitori potranno scegliere tra il far portare da casa il pasto o usufruire dell’asporto con attività convenzionate. Le proposte educative sono strutturate in laboratori creativi ed espressivi, giochi, attività motoria, risveglio muscolare, uscite settimanali, percorsi psicomotori ed emotivi, cineforum, potenziamento materie scolastiche aiuto nello svolgimento dei compiti per le vacanze estive, tutti pensati ed elaborati in base alle varie fasce d’età, alle esigenze e necessità individuali e di gruppo.

Verranno forniti al singolo ed al gruppo strumenti per adattarsi all’ambiente attraverso modalità non usuali, sulla base di nuove regole dettate dall’ emergenza sanitaria che stiamo vivendo. Tutte le attività proposte sono a titolo gratuito ad eccezione del pranzo, per chi lo scegliesse, e delle uscite il cui costo è a carico della famiglia. Le attività verranno svolte in ambienti sicuri ed igienizzati, come la suola primaria “Verzella” e in un altro locale a Marina di Città Sant’Angelo che verrà comunicato successivamente. Una grande opportunità per le famiglie angolane che potranno avvalersi del Centro Estivo, affidando i propri figli a specialisti del settore. Nei prossimi giorni, sul sito ufficiale del comune, usciranno le modalità di iscrizione.

L’EX SINDACO DI PENNE: L’AMMINISTRAZIONE D’ALFONSO NON HA ACCORDATO ALCUN PREMIO

Gentile Direttore,

in un articolo di qualche giorno fa (dal titolo Premi sotto accusa), lei fa riferimento a una richiesta di documenti al Comune di Penne operata dalla Corte dei Conti al fine di accertare la correttezza contabile di taluni atti emanati dal suddetto Comune. In particolare, lei cita il caso di un premio (trattamento accessorio) che la mia amministrazione avrebbe accordato al segretario comunale in carica, dott. Michele Smargiassi, in assenza di ragioni concrete e documentabili volte a giustificare quel premio. Ebbene, si tratta di una notizia del tutto falsa: l’amministrazione da me guidata non ha riconosciuto alcun premio al dott. Smargiassi, il quale peraltro ha abbandonato l’incarico di segretario comunale del Comune di Penne qualche giorno dopo il mio insediamento,  il che rende ancora più assurda e inimmaginabile l’ipotesi di un premio accordato dalla mia amministrazione. Riguardo l’altra vicenda che lei cita, ossia quella dei sei ex dipendenti del Comune di Penne, la mia amministrazione, che non ebbe alcuna responsabilità nella vicenda contrattuale dei sei (peraltro tutti giovani validissimi e laboriosi), si è opposta alle loro richieste (in un’ottica di tutela dell’ente), e successivamente ha concordato con essi tempi e modalità dei risarcimenti allorché è intervenuta una sentenza del Tribunale di Pescara (Sezione del Lavoro), che ha riconosciuto le ragioni degli ex-dipendenti. Anche in questo caso l’amministrazione comunale ha operato nella massima correttezza amministrativa e difendendo gli interessi dell’ente comunale. Peraltro, questo è stato l’indirizzo che io e i miei assessori abbiamo sempre seguito negli anni compresi tra il 2011 e il 2016, impegnandoci in una minuziosa attività di contenimento e riduzione della spesa comunale e di gestione dei contenziosi con soggetti privati a tutela dell’interesse pubblico. A questi obiettivi si sono ispirati, nella massima correttezza e trasparenza, tutti i nostri atti in materia di bilancio.

Un cordiale saluto

Rocco D’Alfonso

 

Sulla vicenda degli emolumenti versati all’ex segretario comunale Michele Smargiassi, L’ex sindaco D’Alfonso viene citato nell’articolo solo e semplicemente per continuità amministrativa, essendo stato eletto il 15 maggio 2011: si trovò davanti i due provvedimenti del suo predecessore Di Marcoberardino datati 9 e 13 maggio. Quindi, a cose fatte, la sua tesoreria ha solo versato  i 14.326,42 euro a Smargiassi che comunque restò al Comune almeno per un altro mese. Circa la storia dei sei impiegati, l’accordo fu siglato dalla sua giunta, mentre il pagamento per continuità amministrativa è a carico dell’attuale e della prossima. I sei dipendenti avevano vinto il concorso, ma non vennero assunti. Vinsero la causa di lavoro in primo grado e la giunta D’Alfonso firmò un accordo con loro archiviando la lite. 

Berardo Lupacchini

9 SETTIMANE E MEZZO IN CASA IN ATTESA DI GUARIRE DAL COVID
La guarigione dopo 8 tamponi e 67 giorni di quarantena

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – Paolo Bianchini, 51 anni, avvocato pennese e dirigente accompagnatore del Basket Penne. La notizia tanto attesa arriva con una e-mail della ASL inviata domenica 31 maggio 2020. Dopo due tamponi consecutivi negativi posso dirmi libero dalla prigionia impostami dal Covid-19.

Ben 67 giorni dopo l’insorgenza della malattia si conclude l’incubo della quarantena a casa. Per giungere alla guarigione sono state necessari due periodi di cure. Per due volte sono stato costretto a recarmi presso l’ospedale San Massimo di Penne per accertamenti ed esami. La prima volta a fine marzo e la seconda a metà maggio, quando risultando alla TAC non ancora guarito dalla polmonite, ho dovuto ripetere una cura farmacologica, visto che la serie di tamponi dava di continuo risultati di positività al Covid-19.

Da quasi tre mesi lontano dallo studio legale. Vittima della quarantena imposta dal virus e nello stesso tempo “sequestratore” di moglie e due figli anch’essi obbligati a casa avendo avuto contatti con un positivo.

Oltre ai disagi per l’attività professionale sospesa, il cruccio più grande è stato quello di aver costretto i miei familiari ad isolarsi dal mondo esterno. Il tempo non passava mai e l’unica consolazione è stata la casa abbastanza grande che ha consentito a tutti i famigliari di ricavarsi un proprio spazio. Mia moglie Cinzia, anch’essa due mesi lontana dal lavoro, ha avuto l’esclusiva su cucina e tinello. Mio figlio Francesco ha seguito on-line le lezioni universitarie di diritto costituzionale (materia del suo prossimo esame all’Università D’Annunzio) e ne ho approfittato per discutere con lui della legittimità dei DPCM emanati dal premier Conte, questione che ha avuto un acceso dibattito tra avvocati, professori ed emeriti presidenti della Consulta. Mia figlia Sofia, al primo anno di liceo scientifico, ha subito la prigionia più lunga di 86 giorni essendo uscita l’ultima volta con le amiche il lontano 5 marzo. Ma la sua più grande sofferenza è stata quella di non partecipato al Trofeo delle Regioni che si doveva tenere ad aprile in cui sarebbe stata protagonista con la rappresentativa dell’Abruzzo. Per non parlare della mancata conclusione del campionato con la Basket Penne U16 visto che quest’anno la squadra poteva arrivare alla finale per il titolo regionale.

(Paolo Bianchini)

Sembra trascorso un secolo dal lontano 25 marzo in cui all’improvviso comparve la febbre alta. E pensare che fino al giorno prima mi sentivo bene e nulla lasciava presagire a quanto stava per accadere. Ricordo la mia ultima uscita. La mattina del 24 marzo Penne era imbiancata dall’ultima neve di primavera e la temperatura era scesa sotto lo zero. Feci le mie ultime commissioni sotto una fitta nevicata e rientrai.

Tutto completamente diverso dalle sensazioni vissute ora, ad inizio giugno, con l’estate ormai arrivata. Ricordo le due ultime udienze in tribunale il 3 marzo ed il 6 giugno quando tra i colleghi serpeggiava già il timore del contagio e ci tenevamo tutti ad una debita distanza. Con molta probabilità il virus me lo sono beccato in casa, proprio nel luogo ritenuto più sicuro, da un cosiddetto portatore paucisintomatico, visto che mia moglie dieci giorni prima di me, senza avere un decimo di febbre, aveva avuto una tosse secca e una rinite, scambiate per i soliti sintomi dell’allergia stagionale.

Durante i primi venti giorni di marzo, mi ero fatto le mie consuete tre corse a settimana di un’oretta nei pressi della mia abitazione, percorrendo in totale almeno 80 Km, cioè quasi due maratone. Stavo in perfetta e forma e forse le mie ottime condizioni di salute avranno impedito un decorso più drammatico della malattia.

Poi, senza alcun preavviso, quel maledetto 25 marzo ecco che arriva la febbre a 38. La prima notte trascorsa insonne con un unico forte sintomo: dolori alle ossa delle gambe ed al bacino come fossi stato sottoposto a tortura cinese, con l’uso di una tenaglia. Per altri sei giorni la stessa sintomatologia,  febbre persistente e spossatezza, senza raffreddore o mal di gola e nemmeno un colpo di tosse. Temevo che non era un semplice stato influenzale ma che si trattava degli effetti di quel malvagio virus venuto dalla Cina.

Avvisai subito il mio medico curante che mi prescrisse una cura antibiotica per vedere se faceva effetto. Ma l’antibiotico e la tachipirina non servivano a nulla. La febbre persistente a 38 non andava via ed i dolori lancinanti alle ossa non diminuivano. Quindi, su invito del mio medico, dopo sei giorni, la mattina del 30 marzo ero costretto a farmi accompagnare presso l’ospedale San Massimo di Penne. Presso la struttura Covid allestita dinanzi al Pronto Soccorso venivo sottoposto a tutti gli accertamenti in modo altamente professionale. Oltre alla visita specialistica, venivano eseguiti prelievi ematici, elettrocardiogramma,  tampone e una TAC al torace. Al termine della giornata trascorsa in ospedale, l’esito del referto della TAC non lasciava dubbi: le alterazioni polmonari erano quelle tipiche da Covid date dalla presenza di estese e multiple aree “a vetro smerigliato” “per  attuale presenza di forma interstiziale monolaterale dx”.

La diagnosi faceva raggelare il sangue e per un attimo sembrava di vivere una situazione non reale. L’unica notizia confortante era che la polmonite non era bilaterale, si trovava ancora in uno stato precoce e c’era ancora la possibilità di contenerla evitando il ricovero con una cura farmacologica a domicilio. Per fortuna la cura a base di idrossiclorochina, antibiotico e tachipirina, nel mio caso si rivelò efficace. Si trattava di terapia sperimentale e soprattutto il farmaco antimalarico presentava della controindicazioni molto serie tant’è che mi convinsi ad assumerlo con una certa titubanza.

Dopo quindici giorni di cure trascorsi a letto, fortunatamente mi rimisi in piedi ma a quel punto mi resi conto che il virus aveva avuto degli effetti deleteri sull’organismo. In pratica, era subentrato uno stato di astenia tale che non riuscivo a compiere più di dieci passi dopodiché mi venivano a mancare le forze. Trascorsi circa venti giorni, mi illusi che le forze erano tornate e quindi provai a fare un piccolo sforzo scendendo nella taverna al piano seminterrato. Nel risalire le scale, dopo una ventina di gradini, fui costretto ad appoggiarmi al muro avendo finito tutte le energie. Lì capii che i tempi per una completa guarigione sarebbero stati lunghi.

Ma l’aspetto più pesante da affrontare durante la convalescenza è stato quello dell’isolamento. I primi venti giorni trascorsi nei 20 mq della camera da letto dove mi venivano portati i pasti in un vassoio. Fortunatamente il virus non ha avuto alcun effetto sull’appetito tant’è vero che non mi sono fatto mancare nulla, compresi gli arrosticini mangiati sul comò! L’unica uscita era quella per l’uso del bagno esclusiva. Evitare di toccare maniglie delle porte e cosi via. Ripensare e modificare ogni gesto che in casa viene fatto automaticamente. Quando nei giornalieri resoconti sul Covid gli addetti della Protezione Civile elencano i dati, quasi tutti si soffermano sui numeri dei morti, su quelli dei pazienti ricoverati e di quelli in terapia intensiva.

Poco peso viene dato però all’elevato numero dei positivi, quasi duecentomila, costretti all’isolamento domiciliare sotto sorveglianza attiva della ASL. Non ci si rende conto di un’enorme massa di persone e di famiglie che, come fantasmi invisibili, restano quasi abbandonati a se stessi, in attesa che la malattia finisca il primo possibile e nel migliore dei modi. Nel mio caso, i pochi contatti telefonici intercorsi con il personale sanitario della ASL sono serviti soltanto alla compilazione di questionari statistici utili a rilevare i sintomi, le presunte modalità di contagio, i componenti della famiglia ed i modi di svolgimento del periodo di quarantena in casa.

L’unico supporto vero è stato quello del medico curante sebbene impossibilitato ad effettuare visite a domicilio. Con il proprio medico i contatti sono stati quasi giornalieri per tutta la durata della malattia e della quarantena. A tal proposito, un grande ringraziamento, oltre all’efficiente personale sanitario dell’Ospedale San Massimo di Penne, anche e soprattutto al Dott. Roberto Lucci che mi ha seguito con professionalità durante tutto il lungo periodo di malattia.

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