di Berardo Lupacchini

C’è un dato che spiega l’anno d’oro della Pennese: in quella stagione ’80-’81 dopo 23 gare, dunque a sette turni dalla fine e alla vigilia della gara di Roseto, aveva incassato appena sei reti, in pratica una al mese, ed aveva ipotecato il campionato di Promozione abruzzese. Felice Liberati, il portiere di quello squadrone che riprovava per la quinta volta consecutiva l’assalto all’Interregionale, risultava il meno battuto d’Italia: aveva fatto meglio dei colleghi Brini (Civitanovese), Porrino (Casertana) e Deogratias (Carrarese). Alla fine di gol ne subì 11 dopo una stagione da incorniciare e conclusasi con 50 punti, cioè 25 a girone, ben dieci in più delle immediate, si fa per dire, inseguitrici cioè Tortoreto e Termoli. Il Penne allenato da Guido Colangelo (vice sempre Rocco Core) e del pediatra Mauro La Torre, al debutto come presidente, con il suo vice Antonio Rietti, era ripartito nell’estate dell’80 dopo aver archiviato le delusioni del campionato e della coppa, ma in un clima comunque di costante entusiasmo.

  (Vittoriano Di Luzio, il dirigente Somma e Antonello Marini)

La rabbia  si trasformò in energia positiva. Giancarlo Bianchini appese le scarpette al chiodo, anche e soprattutto a causa del suo ginocchio, impossibilitato ad allenarsi come avrebbe voluto Colangelo. Quella squadra fu dunque incarnata dalle conferme dei fratelli Pilone, Castellucci in difesa, i fratelli Luciano ed Antonello Marini di Montebello di Bertona a puntellare difesa ed attacco, l’ingaggio dell’attaccante Pomilio del Francavilla, la crescita del talentuoso talento del vivaio biancorosso Vittoriano Di Luzio, un centrocampo di categoria superiore formato da Macrini, Di Pietro e con un Di Federico a segno per ben 11 volte. La convocazione in nazionale dilettanti di Giovanni Severo (partecipò ad alcune gare della selezione azzurra di Romolo Alzani che lo aveva seguito fin dalla stagione precedente: e nel 1972 anche Mauro Di Pietro con la maglia del Gladiator era stato in nazionale). Furono gli elementi decisivi di un cocktail che finalmente spinse al traguardo dell’ex serie D quella Pennese. Uno squadrone in cui spiccavano capitan Palma che era il libero, un marcatore di peso come Enzo Antonioli, la garanzia dell’esperto D Primio e la polivalenza di Gioioso; fecero il resto insieme con il compianto Flavio Bottarini, l’emergente Coletta, un sedicenne portiere con il futuro assicurato come Romano D’Angelo alle spalle del super Liberati.

 

La sera di domenica 25 gennaio 1981 il consuntivo dell’andata parlava di dieci vittorie e cinque pareggi con 22 reti all’attivo e solo 5 al passivo, a più 4 sul Termoli di Franco Oddo e sulla Val di Sangro di Esposito e sei punti davanti al Sulmona. Una sola sconfitta in tutto il campionato: a Paganica, in un recupero della gara non giocata per neve e dove anche l’anno precedente il Penne perse dopo il pari interno con il Silvi in quell’aprile choc. La cronaca del trionfo di un collettivo passa per i cinque gol inflitti al derelitto Bussi, retrocesso con appena due punti e 103 gol subiti, e sempre in casa la cinquina al Luco dei Marsi di Scatena;  il 24 maggio ’81 nell’ultima gara, a campionato già stravinto, ben sei reti alla malcapitata Val di Sangro. Un rullo compressore che cominciò a macinare numeri da record fin dalla prima gara: in casa contro l’Atri neo promosso e guidato da Tomei. Fra i momenti decisivi della stagione, la gara interna vinta contro il Silvi, ancora pilotato da Edmondo Prosperi ed accreditato di un buon organico (vi militavano gli ex Fabio Acciavatti e la punta Amedeo Assetta), in cui spiccava la classe di Lello Lippo che l’anno dopo venne tesserato dal Penne.

Fu una doppietta di testa, nella parte finale, di Guglelmo Macrini a consegnare i due punti preziosi al Penne, ma fu una faticaccia. Per oltre un’ora la compagine teramana aveva fermato in tutti i modi le manovre vestine, ma al ’70 (come ci ricorda Camillo D’Aneglo nella sua cronaca su Il Messaggero) il portiere Paolini veniva trafitto dalla prima incornata di Macrini che si ripeteva dieci minuti dopo su imbeccata di Vincenzo Pilone. Determinante il 9 novembre ’80 anche la doppietta di Mauro Di Pietro al comunale contro il Sulmona, privo in quella gara del bomber D’Alessandro che superò quota dieci reti. Un Sulmona che il tecnico Lacorata schierò con Schiazza, Bisignani, Iannini, De Fanis, Settevendemmie, Marinucci, D’Ulisse, Massari, il compianto Di Cioccio, Ferrone e Murzilli. Una sfida fra squadre blasonate che nel ’77-’78 aveva dato vita a un duello poi risolto dai peligni a proprio favore (due soli punti in più) e che valse il ritorno in serie D. In vantaggio con due giocate da applausi di Mauro Di Pietro, che trafisse l’ex Schiazza, e in una domenica piovosa, la Pennese scesa in campo con LIberati, Castellucci, Pilone, Macrini, Marini, Palma, Di Luzio, Di Federico, Pomilio, Di Pietro, Severo trovò nel suo pomeriggio un avversario inaspettato: una nebbia fittissima. Ferrone, il capitano del Sulmona, riuscì a convincere l’arbitro a sospendere le ostilità.

Il direttore di gara, il barese Tavano, fermò ma temporaneamente la partita, accertando che in effetti la visibilità fra le due porte non era garantita. Fu a quel punto che i dirigenti Bianchi, Somma, Procacci, il magazziniere Camplese, ed altri, in quel quarto d’ora di interruzione accesero dei falò che contribuirono al diradamento della nebbia. Non essendoci le luci, se il banco grigio non fosse passato avrebbe costretto l’arbitro a sospendere definitivamente il match, cancellando così quel doppio vantaggio. Finì così con i biancorossi di casa (non quelli del Sulmona) a festeggiare il superamento di uno dei primi scogli nel mare antistante l’Interregionale. Un segno del destino stavolta non cinico e baro come nelle stagioni passate. A marzo lo 0 a 0 al Cannarsa di Termoli, guidato da Franco Oddo, fu un’altra partita decisiva, visto che era uno scontro diretto. A marzo, un riconoscimento speciale gratificava l’attività anche giovanile della Polisportiva Pennese: il Coni, presieduto da Franco Carraro, conferiva la Stella di Bronzo al merito sportivo. Guido Colangelo intanto era confermato a furor di popolo sulla panchina biancorossa. Sulle note dell’inno di Franco Gentile, la Polisportiva Pennese entrava molto meritatamente nell’olimpo dei dilettanti nazionali.       

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