Di recente mi capita di leggere sempre più frequentemente, soprattutto sui social e nelle pagine Facebook dedicate alla vita cittadina, lamentele da parte dei cittadini di Pianella. Si parla di pulizia del centro storico, di manutenzione del verde pubblico, di erba alta nei giardini, di servizi ritenuti insufficienti, di semafori inutili se non per far cassa e, più in generale, di una percezione di scarsa attenzione verso alcuni aspetti della quotidianità del nostro paese.
Non entro, almeno per il momento, nel merito delle singole segnalazioni, né intendo stabilire quanto ciascuna di esse sia fondata o direttamente attribuibile all’Amministrazione comunale. Mi interessa piuttosto ciò che queste lamentele mi hanno portato a chiedermi, indipendentemente da qualsiasi giudizio sull’Amministrazione attuale.
Perché cresce questa insoddisfazione? E, soprattutto, quali conseguenze può avere sulla comunità quando una parte dei cittadini comincia a percepire l’Amministrazione come poco efficiente, poco presente o poco attenta alla cura del bene pubblico e, di conseguenza, a ritenerla responsabile di alcuni problemi della comunità? La domanda mi sembra tutt’altro che banale.
In un mio precedente articolo (pubblicato su LACERBA), dedicato alla responsabilità sociale tra etica politica e morale cittadina, avevo riflettuto sul rapporto tra comportamento della politica e comportamento dei cittadini, sostenendo che una comunità non si costruisce soltanto attraverso opere, servizi e regolamenti, ma anche attraverso un rapporto di fiducia reciproca tra istituzioni e persone. Oggi vorrei fare un passo ulteriore.
Può il comportamento di un’Amministrazione, indipendentemente dal suo colore politico, influenzare il comportamento dei cittadini?
Se un cittadino vive quotidianamente in un ambiente pubblico che percepisce come trascurato; se vede un’aiuola non curata, un giardino con l’erba alta, una strada sporca o situazioni di degrado che rimangono irrisolte; se una lamentela si amplifica sui social network e trova progressivamente consenso, tutto questo resta soltanto un problema di manutenzione oppure, lentamente, finisce per trasmettere anche un messaggio? E quel messaggio potrebbe essere: se il bene pubblico non viene adeguatamente curato da chi ha il compito di farlo, perché dovrei prendermene cura io?
Naturalmente sarebbe semplicistico sostenere che un cittadino si comporti male perché vede un’Amministrazione comportarsi male. La responsabilità individuale resta tale e il rispetto delle regole non può dipendere dall’efficienza di chi governa, né tantomeno dal fatto di aver votato o meno quell’Amministrazione. Il senso civico dovrebbe prescindere dalle appartenenze politiche. Eppure sarebbe altrettanto semplicistico pensare che l’ambiente nel quale viviamo e il comportamento delle istituzioni non abbiano alcuna influenza sui nostri comportamenti. Uno spazio pubblico, in fondo, comunica.
Una piazza pulita comunica attenzione. Un giardino curato comunica che quello spazio ha valore. Un’aiuola ben mantenuta, una panchina riparata, un cestino svuotato regolarmente sembrano piccoli particolari, ma nel loro insieme trasmettono un messaggio molto semplice: qualcuno si prende cura di questo luogo e questo luogo merita di essere rispettato.
Vale anche il contrario? Da molti anni si parla, ad esempio, della cosiddetta broken windows theory, la “teoria delle finestre rotte”. In parole semplici: quando in un luogo sono evidenti disordine, trascuratezza o abbandono, può passare il messaggio che le regole contino meno o che nessuno le faccia davvero rispettare. E questo, in alcuni casi, può favorire altri comportamenti poco rispettosi.
La teoria, soprattutto quando viene estesa fino a stabilire un rapporto diretto tra degrado urbano e criminalità, è stata molto discussa e non può essere considerata una legge universale. Ma alcuni studi sul comportamento sociale hanno osservato un fenomeno più circoscritto e interessante: ciò che troviamo intorno a noi contribuisce a suggerirci quale comportamento sia considerato normale in quel luogo.
È il concetto di norma descrittiva. Se entriamo in uno spazio perfettamente pulito, gettare qualcosa a terra ci appare immediatamente come una violazione di una regola condivisa. Se invece troviamo quello stesso spazio già disseminato di rifiuti, quella regola sociale può apparire meno evidente. Non significa che “se è sporco, allora siamo autorizzati a sporcare”. Significa qualcosa di più sottile: l’ambiente contribuisce a costruire la nostra percezione di ciò che gli altri fanno e, quindi, di ciò che in quel contesto viene considerato normale.
Ed è proprio qui che la manutenzione di un paese smette di essere soltanto una questione estetica. Perché l’inefficienza — o anche soltanto la percezione dell’inefficienza — potrebbe produrre qualcosa di più profondo di un semplice disservizio: un progressivo indebolimento del senso civico.
Ma attraverso quale meccanismo? È il passaggio successivo della riflessione: percezione dell’incuria, perdita di fiducia, normalizzazione dell’incuria e, infine, minore responsabilità individuale. È di questo che parlerò nella seconda parte.
Nicola Lanzolla, Curioso per natura. Coerente per scelta


















