“Era il 5 luglio quando Sigfrido Ranucci, attraverso Facebook, si complimentava con Marco Travaglio per il conferimento del Premio Internazionale Ennio Flaiano per il giornalismo, edizione 2026. Un riconoscimento che, pur non essendo certamente il Pulitzer, rappresenta comunque un premio di rilievo internazionale. Ebbene, proprio in questo intreccio tra giornalisti si consumano due accostamenti che ritengo gravi e inaccettabili.
Da una parte, Ranucci è arrivato ad accostare la propria attività giornalistica a quella di eroi della lotta alla mafia come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Dall’altra, Travaglio è intervenuto per giustificare Ranucci rispetto alle sue frequentazioni con Valter Lavitola, sostenendo, in sostanza, che anche Falcone avrebbe avuto frequentazioni ben più discutibili, arrivando a evocare persino accostamenti di carattere mafioso in relazione alla sua attività e al suo lavoro con esponenti delle istituzioni, tra cui Giulio Andreotti.
È necessario ristabilire la verità storica: Giovanni Falcone era un magistrato antimafia e lavorava per lo Stato italiano. Nell’ambito delle sue funzioni istituzionali, dialogava con il Governo e con le istituzioni, avanzando proposte e individuando strumenti per contrastare Cosa nostra. Non era, evidentemente, ‘a busta paga’ di alcun politico, né le sue interlocuzioni istituzionali possono essere utilizzate per costruire insinuazioni o parallelismi con rapporti di tutt’altra natura. Gli accostamenti compiuti da Ranucci e Travaglio sono, per ragioni diverse, entrambi profondamente inopportuni.
Ma nel caso di Travaglio la gravità è ancora maggiore: utilizzare la figura di Falcone per giustificare comportamenti o frequentazioni di altri giornalisti significa trascinare nel dibattito una delle figure più alte della storia della lotta alla mafia, deformandone il percorso professionale e istituzionale. Un simile accostamento non solo offende la memoria di Giovanni Falcone, ma pone seri interrogativi sulla qualità e sull’indipendenza di un giornalismo che dovrebbe avere nella ricerca rigorosa della verità il proprio principio fondamentale.
Per queste ragioni, proprio alla luce delle motivazioni che hanno accompagnato l’assegnazione del riconoscimento, chiedo alla Presidente dei Premi Internazionali Ennio Flaiano, dottoressa Carla Tiboni, di valutare l’immediata revoca del premio assegnato a Marco Travaglio. Se tra i presupposti del riconoscimento vi sono l’indipendenza del giornalista e la costante ricerca della verità cronachistica, ritengo legittimo domandarsi se tali requisiti siano ancora pienamente compatibili con dichiarazioni che, nel tentativo di difendere un collega, arrivano a coinvolgere e a svilire la figura di Giovanni Falcone”. Lo dichiara il deputato pescarese di Fratelli d’Italia, Guerino Testa.
















