Penne, il viaggio nel tempo di Fra Serafino: Licio Di Biase riscopre l’Abruzzo del Cinquecento

C’è un filo sottile, ma resistentissimo, che lega la storia religiosa post-tridentina alla costruzione dell’identità abruzzese. Questo filo viene oggi riavvolto e presentato al pubblico grazie al lavoro di Licio Di Biase (nella foto), scrittore e storico attento alle radici del territorio, che ha curato per le edizioni Solfanelli la ristampa del volume “Fra Serafino e il viaggio negli Abruzzi”.

L’opera, che sarà presentata venerdì 10 aprile 2026 alle ore 17.30 nella cornice del Teatro Comunale di Penne, è  un prezioso strumento di analisi storica. Al centro della narrazione vi è la figura di p. Serafino Razzi che, tra il 1574 e il 1577, percorse le terre abruzzesi per predicare all’indomani del Concilio di Trento. Un viaggio che Di Biase, nel suo saggio introduttivo, analizza non solo sotto il profilo spirituale, ma come una vera e propria istantanea sociale e geografica dell’epoca.

L’evento, organizzato dall’Università della LiberEtà “Nicola Perrotti” in collaborazione con l’associazione Pescara Tutela, gode del patrocinio del Comune di Penne e della Fondazione PescarAbruzzo. I lavori si apriranno con i saluti istituzionali del sindaco di Penne, Gilberto Petrucci, a testimonianza dell’importanza che l’amministrazione riserva al recupero della memoria storica locale. L’introduzione sarà affidata a Simona Castiglione, docente di materie letterarie presso i Licei di Penne, mentre il coordinamento dell’incontro vedrà la regia di Tito Viola, Presidente emerito dell’ULE Perrotti.

Il racconto del viaggio di Fra Serafino prenderà vita attraverso le letture curate dalle alunne della classe 4ªB del Liceo Scientifico “Luca da Penne”, un coinvolgimento che sottolinea la volontà di tramandare il patrimonio storico alle nuove generazioni. Ad arricchire ulteriormente l’appuntamento sarà l’esposizione delle opere del Maestro Mimmo Sarchiapone, il cui linguaggio artistico dialogherà con le suggestioni storiche del testo di Di Biase.

Un invito alla cittadinanza per riscoprire, attraverso lo sguardo di un predicatore del XVI secolo e l’analisi critica di uno storico contemporaneo, cosa significhi oggi appartenere a questa “terra forte e gentile”.

 

 

 

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