A Setak va la Targa “Quelli che cantano Fabrizio” del Premio Fabrizio De André

L’importante riconoscimento, patrocinato dalla Fondazione Fabrizio De André ETS presieduta da Dori Ghezzi, è dedicato alla reinterpretazione dell’opera di Fabrizio De André e verrà consegnato nel corso della finale della XXV edizione del Premio Fabrizio De André – Parlare Musica, in programma a Roma il 18 e 19 settembre, nel Parco di Villa Bonelli.

«Fabrizio De André rappresenta per me uno dei motivi più importanti per cui faccio questo mestiere – dice Setak. Ho sempre avuto nei suoi confronti una grande reverenza, talmente grande che non mi ha mai dato la possibilità di cantarlo. Quest’anno però, per una serie di motivi, si sono allineati gli astri, ed eccoci qui. Ringrazio il Premio De André, innanzitutto Luisa Melis, e tutte le persone che hanno apprezzato la rilettura che ho fatto insieme al mio produttore Fabrizio Cesare. 

È stato un lavoro molto grande, soprattutto nel tentativo di portare quelle canzoni dalla mia parte, di renderle mie il più possibile. Con De André il rischio dell’imitazione è sempre dietro l’angolo: la sua voce, il suo modo di usare le parole, il suo mondo sono talmente riconoscibili che basta pochissimo per cadere in uno scimmiottamento. Per questo abbiamo cercato di allontanarci da lui proprio per provare a essergli fedeli. Non riprodurre De André, ma capire cosa quelle canzoni potessero diventare passando attraverso il mio mondo e il mio modo di fare musica.

Racconto spesso un aneddoto che riguarda il mio rapporto con Fabrizio De André e con la sua musica, e con Crêuza de mä in particolarecontinua il cantautore. Quando ero piccolo avevo questa cassetta “pirata” di mia madre, sulla quale c’era scritto a matita semplicemente “CREU”. Non sapevo di chi fosse, non sapevo assolutamente dell’esistenza di De André, ero ancora troppo piccolo. Ricordo soltanto che la rimettevo sempre da capo, perché quella musica mi toccava nel profondo, mi commuoveva. Solo molti anni dopo scoprii che quella musica era di Fabrizio De André e che “CREU” non era altro che il titolo abbreviato di quel meraviglioso disco del 1984 che mi ha cambiato la vita: Crêuza de mä».

 

 

 

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