Dal 9 dicembre 2025 è nelle sale cinematografiche italiane il film documentario su Brunello Cucinelli, il Re del cachemire, dal titolo Brunello il visionario garbato, scritto e diretto da Giuseppe Tornatore – Premio Oscar con Nuovo Cinema paradiso del 1990- e distribuito in Italia da 01 Distribution (Rai Cinema, prodotto da MasiFilm e Brunello Cucinelli S.p.A. in collaborazione con Rai Cinema. Il gruppo Cucinelli, da settembre 2025, conta un nuovo stabilimento produttivo nella zona industriale del Ponte di Sant’Antonio di Penne. Ovviamente nel film nessun riferimento all’avventura nel capoluogo dell’area vestina ma la pellicola restituisce il coraggio e la lungimiranza che Cucinelli ha riversato anche sul nostro territorio e di questo non possiamo che esserne orgogliosi.

LA STORIA DI UN IMPRENDITORE
Cominciamo col dire che il docufilm è molto bello, la firma del grande regista è leggibile e riconoscibile ed evita il rischio di piaggeria verso il soggetto di cui si racconta la storia, che è viso e voce narrante del viaggio. Infatti è proprio Cucinelli ad accompagnarci nelle memorie della sua vita, a partire da quella casa in campagna dove la famiglia dormiva sopra le stalle affinchè il calore generato dagli animali raggiungesse la camera da letto. Un’infanzia povera quella che racconta ma ricca di emozioni e sensazioni che sono quelle che nutriranno la visione imprenditoriale. Quello che rende differente lo story telling è che Cucinelli non riversa nel sogno nessun valore di riscatto: quella visione è pratica, logica, lineare come i solchi dei buoi che trascina aiutando il padre, è reale. Tanto che, altro leitmotiv della storia, è quello che tutti gli ripetono quando racconta cosa vuol fare “te sei matto!”gli dice la madre quando lo sente giocare a carte con il morto, “te sei matto” gli dice il suocero quando decide di colorare il cachemire, “te sei matto” gli dice il padre quando acquista i terreni intorno a Solomeo solo per distruggere gli orrendi capannoni, feticci di uno sviluppo che ha oltraggiato la terra. Perché fino a 25 anni Brunello è un ragazzo con i capelli lunghissimi, che gioca a carte in un bar di Ferro di Cavallo, nella periferia di Perugia, che non sostiene esami universitari e che ritorna a casa all’alba, proprio quando il padre esce per andare a lavorare. Ma è lo stesso che prova interesse per le conversazioni di due studenti di filosofia, che instaura un legame spirituale con un prete e accompagna l’amico fragile a guardare i treni. Anche qui Cucinelli racconta Brunello con estrema autenticità, con la consapevolezza di non dover essere null’altro di diverso ma con l’idea che gli unici valori che debbono connotare un business non possano ledere la dignità di nessuno. In questa visione non c’è spazio per pensieri di rivalsa o negativi. Estremamente interessante che le parti più ruvide della storia o le motivazioni più profonde- come riscattare il dolore del padre maltrattato in fabbrica- siano raccontate a latere dagli altri co-protagonisti a cui Tornatore affida il compito del contraltare: dai fratelli, cugini e amici d’infanzia, dalla bellissima moglie Federica Benda, dalle figlie Camilla e Carolina fino a Reid Hoffman, Gianluca Vacchi, Will Weich e Oprah Winfrey.
SOLOMEO OVVERO IL LUOGO DELL’ANIMA
“È la donna che fa l’uomo” dicevano le nonne di una volta, a sottolineare quanto l’intelligenza sensibile di una donna riuscisse a donare una influenza positiva nella crescita e nella maturazione di un ragazzo a uomo. Una pagina del racconto di Cucinelli è dedicata proprio all’incontro con sua moglie Federica, corteggiata rincorrendo la corriera sulla quale lei viaggiava. Federica è di Solomeo dove suo padre gestiva un negozio di merceria ed è nel piccolo borgo umbro che, passeggiando mano nella mano con lei, Brunello accarezza il primo sogno di restaurare il castello. Il ragazzo scavezzacollo che vive giocando a carte, trova nell’amore il primo banco di prova della sua tenacia. Sempre grazie a Federica, che nel frattempo apre una boutique a Perugia, Brunello si appassiona al mondo della moda o meglio, è il mondo della moda che gli consente di realizzare l’idea perfetta ed eterna, quella che ricordava come un postulato della filosofia di Platone.
L’idea perfetta è colorare il cachemire per renderlo un capo eterno e desiderabile dalle donne. Il primo successo arriva dagli ordini del mercato tedesco e ad ogni ordine lui compra e restaura un pezzetto di Solomeo. Non gli fanno paura le cambiali- a Federica un po’ si, confessa davanti la cinepresa– e già nel 1985 Solomeo diventa il borgo del cachemire. Ma diventa anche il modello tangibile di un modello di impresa dove è possibile coniugare sostenibilità, bellezza e dignità del lavoro. E in un modello di siffatta efficacia ed efficienza diventa più semplice affrontare le sfide del futuro perché il segreto è che nulla ci appartiene nel possesso dei beni materiali. Quando Federica gli chiede “ Ma perché affronti sempre nuove sfide?” lui risponde serio “Non voglio essere il più ricco del cimitero”.
LE CARTE, METAFORA DI VITA
Il film, le parole, le ricostruzioni della vita in campagna, le interviste, i documenti di repertorio, sono cadenzati dalle mani di Cucinelli che mischiano le carte e le butta in tavola fronteggiando un misterioso avversario. Il gioco delle carte, che ha contribuito alla formazione umana dell’imprenditore, assume una importante metafora esistenziale: se ti vengono le carte sei fortunato ma le devi saper giocare, se non ti vengono le carte devi sempre saper giocare con le tue abilità e la tua esperienza Attraverso le carte Cucinelli non si sottrae al racconto autentico e rivela al pubblico il Brunello furbo, il volpino come lo chiamava suo nonno, quello che sta attento ad ogni mossa, che calcola ogni rischio, che mette a frutto tutto ciò che ha imparato dalla vita nei campi e dal seguir le stelle con lo sguardo. Non è un santo non è un benefattore: è uno che è rimasto coi piedi per terra, che sa ascoltare ma alla fine la decisione finale la deve prendere lui, pensando da solo, e nel silenzio. Scherzando-ma non troppo- dice “Convoco sempre un’assemblea con tutti i miei dipendenti, ma in realtà è un vero comizio perché parlo solo io!”. L’Io Brunello che ha trasformato un’impresa in un sogno collettivo, il sogno… in una pellicola cinematografica. Regalando ad un grande regista la possibilità di stupire con un finale che profuma di quello di Nuovo Cinema Paradiso, del lascito di Alfredo a Totò. E che vi consigliamo di andare a scoprire. Nella struttura della scena finale si capisce benissimo la profonda sinergia intellettuale tra Tornatore e Cucinelli, due personalità geniali che hanno trovato una formula di dialogo perfettamente democratico e, appunto, garbato.
S.d.L.
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