Baciata da Brunello Cucinelli, Penne festeggia l’apertura della bella fabbrica del re del cashmere. L’appuntamento è in via dell’Arte nuova, nella zona produttiva del Ponte di Sant’Antonio, dalle 17. Da lì si ammira il Gran Sasso grazie alle ampie vetrate che caratterizzano il sito produttivo. “Chi lavora con noi deve poter stare bene, in un ambiente dignitoso”, un altro mantra del fondatore di questo marchio del lusso più estremo nell’abbigliamento. Un posto perciò che come da filosofia aziendale consentirà ai 350 lavoratori di tagliare e cucire i lussuosi tessuti in un contesto appunto di bellezza: il che non guasta mai.
Cinquemila metri quadrati di stabilimento, altri tremila per il padiglione della mensa, ma sarebbe meglio definirla un vero ristorante, più il parcheggio: i lavori si sono conclusi con una certa rapidità dopo che quasi due anni fa il marchio perugino si era insediato a pochi metri in un opificio (con altrettante vetrate) dove ha impiegato i primi cento sarti. Brunello Cucinelli ha fin da subito definito Penne la “Maranello della giacca” per via della tradizione sartoriale che caratterizza il capoluogo vestino nella creazione dei capispalla. Ne sono testimonianze le sapienti mani che nel secolo scorso hanno fatto conoscere Penne specie a Roma ed a Milano, molte delle quali tornate a casa quando nel 1960 nasceva la Roman Style da un’idea del sarto cittadino Nazareno Fonticoli e di un imprenditore, un altro umbro ovvero Gaetano Savini, che si fidarono come direttore di un giovanissimo laureato in Economia e docente Lucio Marcotullio con il papà assessore comunale.
Del resto, un pennese come Damiano Labricciosa in Cucinelli ha un ruolo emblematico. Ed è per questo profondo bagaglio di conoscenze, e non solo (conta anche la Zona economica speciale in cui è inserito l’Abruzzo, quindi con una serie di agevolazioni), che il cavaliere del Lavoro ha deciso di approdare da queste parti, ovvero in un territorio che ormai è sempre più proiettato a valorizzare questo distretto dell’alta moda. Un effetto Cucinelli sull’area vestina, dunque, è atteso e si dichiara pronta ad accogliere l’imprenditore perugino dopo due terremoti, una pandemia e un ridimensionamento occupazionale della stessa Brioni che in dieci anni ha perso almeno 500 maestranze.

Damiano Labricciosa
Centinaia le richieste di assunzione pervenute, molti dipendenti scelti sono under 40 e non sono tutti pennesi. Cucinelli paga stipendi decisamente più alti della media del settore e pretende anche molto dai suoi lavoratori. Gli affari ed i conti della casa di moda, fondata nel 1978 a Solomeo, e quotata in Borsa, vanno benissimo. Ha infatti appena annunciato nel suo ultimo bilancio semestrale una solida crescita: i ricavi sono aumentati del 10,2%, raggiungendo 684,1 milioni di euro, mentre l’utile netto è salito del 16% a 76,7 milioni, superando le attese degli analisti.
Il marchio, noto per l’eccellenza nel cashmere e un lusso autentico, registra performance positive soprattutto in Asia, con una crescita a doppia cifra in Cina — che pesa per circa metà dei ricavi — e un buon contributo dal Giappone, equivalenti a un quarto del fatturato. I dazi, come aveva spiegato Riccardo Stefanelli, genero del fondatore ed amministratore delegato della Pinturicchio srl che opera a Penne, non sembrano affatto preoccupare. La previsione è di una crescita complessiva dei ricavi intorno al 10%, con un trend di sostenibilità anche per il 2026.
Un aumento dei prezzi del 4% negli Stati Uniti, partito il primo luglio per le collezioni autunno/inverno, compensa ampiamente l’impatto dei dazi. L’amministrazione comunale, guidata da Gilberto Petrucci, non può che essere soddisfatta di quello che si profila un nuovo rinascimento economico e sociale: da parte sua ha investito nell’area e a breve sarà pronto il depuratore comunale. Qualcuno immaginava che sarebbe accaduto tutto ciò?
















