Il Trofeo Matteotti simbolo della Rinascita di Pescara dopo la guerra

di Gianni Melilla *

 

Pescara nel 1945 era  una città  che cercava di rialzarsi dopo le distruzioni causate dai bombardamenti alleati del 31 agosto- settembre 1943 e dall’occupazione tedesca da settembre del 1943 al 10 giugno del 1944.

Quando i soldati indiani e pakistani dell’esercito britannico entrarono dalla Pineta a Pescara Porta nuova e l’11 giugno attraversarono il fiume con mezzi di fortuna essendo stato il ponte Risorgimento completamente distrutto, trovarono il centro di Pescara completamente devastato e pieno di macerie. L’80% delle case e dei palazzi non c’era più, i servizi pubblici, dall’acqua alle fogne, dall’elettricità ai telefoni erano stati distrutti.

I pescaresi sfollati nelle colline interne, subito dopo la Liberazione di Pescara, tornarono in città e affrontarono con coraggio la drammatica situazione di non avere più una casa e un lavoro e di dover trovare ogni giorno qualcosa da mangiare. In più c’erano stati almeno  4000 pescaresi morti nei bombardamenti a cui dovevano aggiungersi i 500 giovani soldati pescaresi morti su tutti fronti della guerra scatenata dai fascisti, dalla Russia alla Jugoslavia, dalla Grecia alla Libia, dall’ Eritrea alle isole jonie e del mare egeo, dalla Tunisia all’Etiopia. Non c’era una famiglia senza una vittima.

In questo contesto Fulvio Perna ed altri amanti del ciclismo e di Pescara, si inventarono con coraggio un grande trofeo ciclistico nell’estate del 1945, in piena emergenza sociale ed economica. Il trofeo fu intitolato a Giacomo Matteotti, il grande parlamentare e martire socialista assassinato su ordine di Mussolini.L’obiettivo sportivo si accompagnava dunque ad una chiara presa di posizione contro il fascismo per una svolta politica e civile nel segno della democrazia, che verrà l’anno dopo con le elezioni del 2 giugno 1946 in cui si votò l’Assemblea Costituente e vinse la Repubblica, in Italia così come a Pescara. Il trofeo Matteotti diventa subito una “classica” del ciclismo italiano, allora lo sport più popolare. Con la Coppa Acerbo, il trofeo Matteotti diventa un simbolo di Pescara.

Da subito al Trofeo Matteotti partecipano i più grandi campioni del ciclismo italiano. Nel 1946 vincerà il grande Gino Bartali. Nell’albo d’oro ci sono campioni come Magni, Taccone, Gimondi, Bitossi, Moser ( 3 volte), Argentin, Di Luca, Bugno.

A Giacomo Matteotti verrà intitolata poi anche il lungomare, la via più identitaria di Pescara che segna il suo legame viscerale con il mare Adriatico. Il trofeo Matteotti si identifica con la Rinascita di Pescara, diventa il simbolo più forte del coraggio e del lavoro dei pescaresi.

Dal 1945 ad oggi il Trofeo MatteottI (con sole 2 edizioni mancate) accompagna le estati pescaresi con migliaia di persone che si sono accalcate e continuano a farlo lungo il suo percorso, negli ultimi decenni tra Pescara nord, i Colli e Montesilvano colle. Quando ero un ragazzo il trofeo Matteotti invece passava a via del Circuito e facevamo a gara per raccogliere le borracce che i ciclisti ci lanciavano. Era una grande festa soprattutto per i giovani e i ragazzi di Pescara. 

Dobbiamo a Fulvio Perna e al gruppo che gli fu accanto (persone di qualità, competenti e innamorate di Pescara, non le cito per paura di dimenticarne qualcuna, ma ho sempre avuto per quella “squadra” una grande ammirazione) questo “regalo” così come dobbiamo ringraziare chi si è fatto carico dopo di lui di non perdere questa grande manifestazione sportiva, sino all’attuale organizzatore Stefano Giuliani.

Il trofeo Matteotti è un patrimonio civile, il simbolo della volontà dei pescaresi di rinascere, di dimenticare i lutti e le sofferenze della guerra senza nascondere le responsabilità del fascismo. È il nome dell’antifascista e socialista unitario Giacomo Matteotti ce lo ricorda ancora oggi. E dunque auguri alla 78 edizione del Trofeo Matteotti e grazie ancora a Fulvio Perna, un grande visionario pescarese.

 

* Presidente Associazione Scuola Cultura ed Arte “ Fulvio Luciani” di Pescara

 

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