Penne: il Comune non fa Pace con il Giudice

PENNE – Il 13 settembre scorso è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto legislativo n° 156 del 2012, che modifica radicalmente la geografia giudiziaria della Penisola italiana.

Con un colpo di spugna, il Governo Monti ha soppresso in Provincia di Pescara le sezioni distaccate di Penne e San Valentino del Tribunale di Pescara e gli uffici del Giudice di Pace di Penne, Pianella e San Valentino. Una strage senza precedenti nella storia dell’Italia unitaria. Il decreto legislativo, però, consente, «entro sessanta giorni dalla pubblicazione, agli enti locali interessati, anche consorziati tra loro, di richiedere il mantenimento degli uffici del giudice di pace». L’amministrazione comunale di Penne aveva espresso anche l’intenzione di mantenere almeno l’ufficio del Giudice di Pace, accollandosi le spese di gestione del presidio giudiziario. Il Pdl vestino ha ipotizato di utilizzare i corposi utili della Vestina Gas, la società partecipata dall’ente pennese, con i quali sorreggere l’iniziativa. Entro il prossimo 13 novembre, dunque, il Comune dovrebbe notificare al Ministro della Giustizia, l’intenzione di mantenere aperto l’ufficio giudiziario a Penne. Alcuni mesi fa, su iniziativa del consigliere comunale di Sel, Matteo Tresca, l’Assise municipale aveva approvato una mozione a favore del mantenimento delle istituzioni giudiziarie sul territorio comunale pennese. E’ stato costituito anche un gruppo di lavoro, mai entrato in funzione. Il timore, ora, è che si possa perdere anche questa opportunità. La maggioranza di centrosinistra, infatti, non è compatta sull’argomento. Nemmeno il Presidente del Consiglio comunale, l’avvocato Gabriele Vellante, è riuscito ad agitare le acque. In altri Comuni italiani, da Castrovillari a Squillace, o a Mercato San Severino, le amministrazioni comunali interessate insieme con le associazioni forensi sono in fermento per salvare i presidi giudiziari. A Penne, invece, tutto tace. Intanto, il Senato della Repubblica, in sede referente alla II Commissione Giustizia, nelle sedute di domani, martedì 25 e mercoledì 26 settembre, tra gli altri disegni di legge in discussione, ci sono anche quelli relativi alla riforma della magistratura onoraria e di Pace. La politica potrebbe finalmente cogliere l’occasione per cancellare una riforma orrenda e arrogante, che impoverisce i territori.

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