Aveva ragione Ferrante: non diffamò Di Simone

Vincenzo Ferranre
Vincenzo Ferranre

PENNE Il fatto non costituisce reato, e la condanna a 8 mesi di reclusione (pena sospesa), 200 euro di multa e 10 mila euro di risarcimento danni alla parte civile, viene cancellata.

Così ha infatti deciso la Corte d’Appello aquilana che ha assolto Vincenzo Ferrante dall’accusa di diffamazione a mezzo manifesto nei confronti del geometra comunale Enzo Di Simone.

Era il febbraio 2006 quando Ferrante, allora consigliere di opposizione sotto la bandiera dell’Udc, pubblicò un manifesto nel quale definiva, per la vicenda edilizia di contrada Conacciappetta, “gli affaristi capeggiati dal segretario dei Ds (Enzo Di Simone, anche consigliere provinciale), senza attendere la possibilità che terzi comproprietari della lottizzazione potessero opporsi , hanno rilasciato alla Sigma Immobiliare un permesso di costruire.

Il sindaco (Fornarola) capeggia un’Armata Brancaleone composta da affaristi ed imprenditori che usano la politica per affari personali”. Di Simone querelò Ferrante. Che venne rinviato a giudizo in maniera coatta dal gup Campli, poichè il Pm Papalia aveva chiesto l’archiviazione. Marco Dall’Olio, giudice all’epoca del tribunale di Penne, il 21 gennaio 2009 condannò Ferrante, attuale consigliere comunale di minoranza. Definite, le sue parole, lesive dell’onore e della reputazione di Di Simone, tanto più in quanto riferite a sospetti non comprovati. Quindi, l’appello.

E’ passata dunque la difesa di Ferrante, curata dall’avvocato Tommaso Marchese. Il collegio d’appello ha stabilito che si è trattato di un caso di critica politica nei limiti consentiti. “Pur a fronte delle colorite espressoni utilizzate dal Ferrante, non si può sostenere-scrivono nelle motivazioni i tre giudici-che tali fatti abbiano costituito una mera occasione per gratuiti attacchi alla persona ed arbitrarie aggressioni al suo patrimonio morale”.

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