Amarcord/Quando D’Alfonso (Luciano) giustificava il «buco» di Marcotullio

PENNE – Evidentemente ci sono buchi e buchi di bilancio. Quello di Marcotullio era speciale e diverso.

Riportiamo un intervento dell’ex sindaco di Pescara, Luciano D’Alfonso, pubblicato nel 2004 sul quotidiano Il Centro, nel quale l’ex segretario regionale del Partito democratico, difendeva l’operato di Lucio Marcotullio, dopo un pesante manifesto che i Ds fecero affiggere per le vie cittadine. Nel manifesto i demosinistri pennesi lanciavano pesanti accuse sull’amministrazione comunale guidata dal Cavaliere del Lavoro ed ex manager della Brioni per il famoso “buco” scoperto nel novembre 2001. Dopo il consiglio comunale di ieri sera, dove il sindaco Rocco D’Alfonso ha nuovamente “picconato” le amministrazioni di Marcotullio, la questione della responsabilità politica sul tema finanziario, torna di attualità. A una parte del Pd questa posizione assunta dal primo cittadino non è piaciuta.

«In una regione come la nostra, caratterizzata da un tessuto di piccole comunità locali separate da un territorio spesso disagevole, è fondamentale il ruolo che svolgono le città come bacino naturale dei servizi e delle funzioni per un utenza che non è circoscritta nei confini urbani, ma che proviene dai numerosi paesi del circondario. Questa funzione non può essere svolta esclusivamente dai quattro capoluoghi provinciali; la nostra storia ha visto costituirsi una rete di città intermedie, spesso di antica tradizione, che rappresentano un punto di riferimento per i cittadini dei Comuni vicini, che riscontrano in esse un prezioso canale quotidiano di beni, di opportunità di formazione e di conoscenza, di funzioni economiche, sociali ed amministrative. Arredare ed attrezzare in modo sempre più adeguato e funzionale queste speciali città non può rappresentare soltanto un affanno del bilancio dei rispettivi enti locali, poiché i Comuni non hanno le risorse sufficienti per fare fronte con compiutezza all’esigenza di migliorare le infrastrutture necessarie a mantenere elevati e competitivi gli standard qualitativi dei servizi.
E’ necessario che si riscontri finalmente su questa materia vitale per lo sviluppo futuro dell Abruzzo il protagonismo di chi dispone dei poteri, delle leve e dei mezzi appropriati ad affiancare i Comuni, liberandoli dalla loro asfittica solitidune finanziaria e consentendo la realizzazione di quanto manca alla dotazione infrastrutturale delle città, intese come speciali distretti dei servizi. L’urgenza di questa politica nuova è dimostrata con evidenza nel caso di Penne. In quella città, che rappresenta l’immediato e naturale riferimento urbano dell’area vestina, l’amministrazione si è assunta negli ultimi anni l’onere di portare avanti scelte coraggiose e fondamentali per la riqualificazione e l’adeguamento infrastrutturale del patrimonio cittadino, con particolare attenzione per strutture essenziali e di grande valenza collettiva quali gli uffici giudiziari, i parcheggi, gli impianti sportivi, la viabilità, il restauro degli edifici di pregio architettonico. Inoltre è stata favorita la vivacità culturale della città, è stata attivata una importante esperienza universitaria ed è stato programmato il rilancio dei servizi sanitari di qualità offerti dall’ospedale vestino. In questo modo l’amministrazione di Lucio Marcotullio ha consentito a Penne di porsi come un centro di eccellenza nel sistema vestino nel quale è possibile fare fronte a tutte le esigenze infrastrutturali dei residenti di un territorio molto ampio, tanto da suscitare una motivata invidia in aree urbane abruzzesi di maggiore dimensione e da realizzare un modello riuscito di rapporto tra città e contesto locale che avrebbe meritato e merita l’interesse e la compartecipazione finanziante della Regione. Al contrario, non si è riscontrata alcuna azione, alcun supporto da parte dei livelli istituzionali che hanno la competenza prioritaria di favorire lo sviluppo dei territori, anche attraverso la valorizzazione dei loro punti di forza e di eccellenza. La Regione, in particolare, ha mantenuto inerti in grembo le sue mani in grado di rendere meno gravoso l’onere finanziario a carico dei Comuni lungimiranti e desiderosi di declinare fatti e opere di modernizzazione e di crescita a beneficio di ampie zone del nostro Abruzzo. In questo modo chi dimostra di voler scommettere realmente sul domani, rischia di essere scoraggiato dalla prospettiva di affrontare un oggi intollerabile a causa del peso che gli investimenti determinano sulla spesa corrente. Questa è una grave minaccia che può e deve essere scongiurata, purché la Regione decida di intraprendere una seria politica per le città intermedie, che ne individui con puntualità le funzioni e si faccia carico del fabbisogno di realizzazioni necessarie a tenere alto il profilo competitivo e la qualità della vita di questi nostri speciali distretti dei servizi. In caso contrario, si corre il rischio che l’angustia del tempo presente consumi le prospettive del domani e la grande vitalità che l’Abruzzo come sistema territoriale può esprimere. Luciano D’Alfonso (Sindaco di Pescara)».

Ricordiamo ai lettori che il centrosinistra guidava all’epoca la Provincia di Pescara con Giuseppe De Dominicis (Ds); in Regione c’era la coalizione di centrodestra del Presidente Giovanni Pace.

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