È apparso questa mattina alla visione dei loretesi una specie di separè posto dinanzi ad una fioriera del muretto che cinge il parco giochi dell’area del Monumento dedicato a Giuseppe Garibaldi. Un’area bellissima la cui passeggiata affianca un panorama che ti toglie il fiato perché sai che per quante volte potrai cadere in contemplazione non riuscirai ad impararlo a memoria. Quel parco giochi e quella passeggiata parlano la lingua di una storia unica di gente comune che qui ha lavorato, ha combattuto, ha dato il primo bacio, ha asciugato le lacrime è nata, è vissuta, è morta. È la storia di una comunità e, come scrive Faben i luoghi non hanno un’anima, è la nostra anima a renderli infiniti.

Ecco, quel separè sciattamente asimmetrico è posto lì come il soprammobile della zia regalato al matrimonio e che non sai dove mettere, un ennesimo gesto di insistenza a limitare lo sguardo che volava tra le inferriate del parco e l’infinto del paesaggio, arroganza  della estemporaneitá. Il comune ringrazia Sig ( Società Intercomunale Gas) e Marco Lussuoso per aver uno sostenuto e l’altro messo a disposizione le gigantografie di Paesaggio Arte e Tradizione, senza nulla spiegare perché porre delle riproduzioni quando ci sono gli originali che tolgono il fiato parimenti.

Il perché sarebbe dovuto, anche a quella parte di comunità che non ci trova niente di bello, il perché in un momento così terribile in cui il futuro appare incerto e gli uomini stessi alle prese con la precarietà di non sentirsi parte di un afflato sociale, si investe in un qualcosa che non ha senso e aggrava  ancora di più una negazione di spazi. E se è vero che sono le persone a fare i luoghi, negazione infine dell’anima.

Il perché non dichiarato, a fronte di rinnovati e continui ringraziamenti, genera confusione di pensieri e linguaggi: è promozione? è turismo? Avendo la Sig, si legge, accolto la richiesta ci sarà una motivazione, uno scopo, un’idea, un impulso di qualche processo di marketing o di comunicazione. Perché qualsiasi promozione turistica che prescinda dal genius loci si è sempre dimostrata fallimentare. Non lo diciamo noi ma una valanga di studi di settore.

Non resta che una speranza: che almeno quel mostro in ferro e cartone, posizionato in un modo sciatto, totem che nemmeno nel forgiarlo lo si è accompagnato alla terra ed al cielo, sia rimovibile. Almeno tra due anni.

S.d.L.

 

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