Un consiglio straordinario richiesto dai consiglieri di minoranza Remo Giovanetti, Antonello Delle Monache, Moreno Sablone e Chiara Rasetta e tre interrogazioni poste sulla gestione della Fondazione Musei Civici, sul carteggio intercorso tra Massimo Pasquariello e l’assessore Maria Mascioli riguardo l’attività svolta dai volontari dell’associazione P.A.V. e infine sulla riapertura della strada Crocetta Gallo.

Sulla Fondazione dei Musei Civici, viene chiesto al Sindaco Starinieri di dare delucidazioni su quattro punti specifici riguardanti l’attività di controllo sulla gestione, sui rimborsi ed emolumenti del Presidente della Fondazione, in particolare sullo studio di fattibilità della Mostra Casamarte remunerato con 21mila euro, sul come si pensi di riaprire il Museo Antiquarium visto che è inagibile e sul perché la Fondazione abbia richiesto un parere retribuito all’ingegner Cianci quando la competenza sarebbe dell’Ufficio Tecnico Comunale nella persona dell’ingegner Ventura, sul perché il Presidente detenga tutti gli atti dell’attività gestionale della Fondazione in sede diversa da quella di ubicazione degli uffici così come le cinque foto donate da Kenna alla fondazione.

Domande alle quali bastava rispondere punto per punto e che invece sono state l’occasione dell’ennesimo one man show che ormai si è capito, essere una tecnica che gli consente di dire tutto ed il contrario di tutto fino alla battuta che sconfina, in genere, nella dimensione personale dell’interlocutore per giungere alle frasi allusive o alle accuse non velate a destinatari definiti, come quando stigmatizza che la regione, seppur tante volte sollecitata dal presidente, non si interessa minimamente di rinnovare la convenzione riguardante le ceramiche o i suoi dubbi se la Provincia legga le relazione ed i bilanci che vengono inviati. Tra i salti argomentativi, alzate di tono, vere boutade come quella di dire che il Comune di Loreto Aprutino non ha la maggioranza nel consiglio della Fondazione, siamo riusciti a documentare che la fondazione è autonoma rispetto al Comune, nessun controllo viene espletato seppure esso nomina 5 consiglieri su 10 (parrà strano il numero pari ma tale è) però recrimina che la stessa, con l’ex consiglio, non gli abbia fatto passare la richiesta di compartecipazione al progetto della venuta dell’ambasciatore russo o a quello del trekking urbano mentre adesso la Fondazione partecipa a tanti progetti come quelli del GAL o OOILLÀ- Olive Oil and Intercultural Landascapes in Loreto Aprutino. Dimentica di dire, però, che quelle richieste che aveva fatto alla fondazione avevano per oggetto un sostegno economico da parte della stessa, rispettivamente di 4500 euro e di 300 euro e che uno dei consiglieri lo aveva chiamato personalmente per dirgli se avesse bisogno di  un qualsiasi aiuto che non richiedesse un esborso economico difficilmente rendicontabile. E che non si è mai visto un Socio pubblico di una Fondazione –tale è il comune– chiedere dei soldi ad una sua partecipata, soprattutto quando le uniche entrate della fondazione, a parte gli incassi delle entrate dei Musei e le vendite dei cataloghi, provengono dal socio privato rappresentato dalla Fondazione PescarAbruzzo. Talmente vero che il giorno della cerimonia italo-russa il presidente ha aperto i musei, ha accolto gli ospiti ed ha anche partecipato al pranzo, per cui la compartecipazione era fattibile senza l’uscita economica, se non quella del rimborso presidenziale. L’evenienza che l’ambasciatore russo non sia venuto, poi, conferma che chi aveva dissentito ha fatto risparmiare alla Fondazione una bella somma. Autonoma la fondazione, secondo il sindaco, ma guai a proporgli un parere diverso dal suo. Sul Museo Antiquarium non esclude di ricorrere ad ordinanze a tempo, così come fatto per il teatro e annuncia un importante ed unico progetto regionale della Soprintendenza circa la riqualificazione e ampliamento del museo stesso.

Esprime e ribadisce la sua stima e fiducia nei confronti del Presidente e della valenza culturale del progetto della Mostra Casamarte (che nessuno ha mai messo in dubbio, si legge negli atti)  ma non risponde sullo specifico punto richiesto da Giovanetti e cioè se nel silenzio dello Statuto un presidente di una fondazione possa ricevere un emolumento per uno studio di fattibilità ed uno ulteriore per curatela ed organizzazione a titolo di prestazione  professionale ma senza fatturazione. Non risponde neanche se sia legittimo detenere tutto l’archivio della storia degli atti della FMC presso altra sede che non sia quella legittima. Circumnaviga di nuovo tra parole e concetti, presumiamo che non abbia dubbi nemmeno su questo punto per cui il silenzio sia sinonimo di risposta affermativa. “ È un lavoro di grande responsabilità “ sottolinea. Un lavoro. Però poi non manca di lanciare la sua frecciata alle dipendenti che “per un quarto d’ora al telefono si sono messe a posto una vita”. Tutto ed il contrario di tutto. Addirittura passa a riferire di alcuni ex componenti del consiglio che lui ha revocato (uno di questi gli aveva offerto le dimissioni che lui ha rifiutato) per sopraggiunta delusione perché avevano l’intento di “affondare e distruggere la fondazione” mentre lui la sua fiducia la dà a chi vuole fare. Come succede adesso, e lo testimoniano i social, che ammette di seguire, che tra Fondazione, Oleoteca e altri eventi stanno promuovendo Loreto Aprutino ed il suo territorio. Un lavoro gratuito di chi si mette a disposizione perché ha voglia di fare. Quindi il presidente lavora e viene retribuito, i consiglieri lavorano gratis alla comunicazione, i dipendenti lavorano poco. “A me piace la gente che fa, non quella che sogna, sognare è bello ma poi bisogna fare”. Il volo pindarico di Starinieri atterra sul concetto semplice stile l’uomo del fare Aiazzone, senza mai nominare una volta la parola qualità e opportunità. Che sono anche istituzionali quando si tratta di organismi pubblici e che per qualcuno non sono barattabili di fronte al solito vecchio mantra “ basta che si fa”. Anche il consigliere Federico Acconciamessa, chiamato ad intervenire da Antonello Delle Monache ha assorbito in pieno la lezione, non interviene sul merito ma precisa quanto sia rimasto male nel vedere nel vecchio consiglio componenti che hanno il doppio della sua età litigare senza fare nulla mentre adesso sono molto attivi sui social grazie alle nuove forze consiliari che si occupano della comunicazione, speriamo non a titolo gratuito perché altrimenti la tesi di Starinieri si aggroviglierebbe ancora di più: il Presidente lavora e viene remunerato, i consiglieri lo farebbero per cosa? E se lo fanno gratuitamente o per impegno civile come lui lo chiama, senza averne le specifiche professionali, come possono prendersi la responsabilità di ciò che scrivono e comunicano? 

Il quadro offerto da Starinieri, secondo il quale prima di lui ci sarebbe stato un disastro che lui ha messo a posto citando in un passaggio anche Mauro Di Zio con il quale ne avrebbe parlato, è avvalorato dal giovane consigliere per il quale nel precedente consiglio, appunto, si litigava e basta, senza fare nulla. Riduttivo e semplicistico, perché, dalla disamina degli atti, risultano approvate e deliberate molte iniziative come lo stesso studio di fattibilità del Presidente che è passato a maggioranza o il protocollo di intesa con il giardino botanico di Alberto Colazilli o ancora la deliberazione di procedere alla tinteggiatura delle pareti del Museo Acerbo. Pare anche dimenticare che un piano di rilancio del Museo Acerbo era stato proposto e mai messo all’ordine del giorno così come il protocollo d’intesa sulla rete con gli altri musei della ceramica della Provincia. Pare dimenticare  che la Fondazione svolgesse una bellissima attività didattica con la Scuola di Loreto Aprutino interrotta senza motivo. Pare dimenticare come alcuni consiglieri avevano proposto, proprio perché non ci fossero più problemi di interpretazioni o opinioni, di procedere ad una sorta di definizione strutturale delle attività e di regolamento interno in modo che si sapesse anche come organizzare l’attività di gestione del consiglio visto che, nel 2019, tre sedute di seguito erano andate disertate per mancanza di numero degli intervenuti. Il consigliere Acconciamessa pare dimenticare che era stato proposto di nominare un revisore dei conti, cosa che appariva impossibile allora e mai inserito nell’ordine del giorno, mentre successivamente lo si è fatto. Pare dimenticare che si era proceduto ad una ricognizione dei luoghi del centro storico che potessero essere a disposizione per un progetto di coinvolgimento anche di imprenditori privati che non si limitasse alla sola sponsorizzazione ma anche di apertura di un dialogo continuativo e radicato tra pubblico e privato nel settore della cultura come ad esempio l’accesso all’art bonus, al fundraising o ai vari progetti qualificati proposti dal Mibact, che avrebbero permesso nuova ricerca di fondi. Pare dimenticare che si era parlato di un Festival che unisse le arti performative a quelle museali in un dialogo aperto con tutte le associazioni del territorio e non solo con quelle due o tre che rientrino nella sfera di conoscenza. Pare dimenticare che si era unicamente chiesto, che fosse definita una volta per tutte, nel silenzio di uno statuto che risale al 1996 e che rimanda proprio per questo ad una legislazione di settore che nel frattempo si è evoluta e arricchita, di procedere ad una definizione di come debba funzionare un consiglio di gestione di una Fondazione anche nel rapporto con la figura apicale tecnica che è il Direttore dei Musei che non può essere considerata solo una dipendente. I litigi, se sono avvenuti, sono solo su questi unici punti di definizione strutturale e di mission che qualcuno riteneva dirimenti per proseguire qualsiasi attività. Del resto queste cose nei consigli avvengono, l’ennesima passionalità di Starinieri ieri lo ha confermato quando lo stesso ha inveito contro il consigliere Giovanetti lasciandosi andare a frasi colorite che, sfortunatamente, quelle sì possono far rimanere male poiché ben vengano litigi istituzionali se rimangono tali e non varchino mai la soglia dei giudizi personali. Una vecchia tecnica, usata dagli istrioni della commedia dell’arte, recitare a soggetto, con lazzi e schiamazzi, battute sarcastiche e impennate di voce, e lo scriviamo con tutta la stima dell’uomo Gabriele, del bravissimo medico onesto e disponibile che finisce, come succede a chiunque indossi la maschera, a mentir persino a se stesso. Il risultato è che calata la maschera molto spesso la poesia della stessa rimane lì a mezz’aria, quelli che lui chiama sogni o utopie, come diceva Olivetti, sono la maniera più comoda per liquidare quello non si ha voglia, capacità o coraggio di fare. Per assurdo, e qui la grande incongruenza, quello che lui imputa agli altri, ma solo perché non lo fanno alle sue regole.

S.d.L.

 

 

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