La formazione nel restauro per la conservazione dei centri storici abruzzesi

Il 3 Marzo l’Associazione Polis Vestina, ha organizzato, presso la sala consiliare del Comune di Penne, un tavolo di lavoro dal titolo “La formazione nel restauro per la conservazione dei centri storici abruzzesi”. Il docente di Restauro presso la Facoltà di Architettura dell’Università degli studi “G. d’Annunzio” di Chieti Prof. Claudio Varagnoli ha trattato il tema della conservazione del patrimonio architettonico sotto l’ottica del metodo e della formazione attraverso degli esempi sugli edifici del Comune di Penne.

 

Il Soprintendente per i beni architettonici e paesaggistici dell’Abruzzo Arch. Luca Maggi ha trattato, invece, il tema del monumento e del suo ambiente. L’Arch. Patrizia Buttari – membro della Commissione Centro Storico del Comune di Penne- ha evidenziato l’esigenza di un manuale del recupero. L’Arch. Maurizio D’Aurelio ha ricordato che, ripercorrendo la storia, il terremoto aquilano del Settecento investì anche i comuni che gravitano intorno al Gran Sasso e gli interventi di ricostruzione che allora interessarono quella che oggi è definita una delle prime 100 città d’arte d’Italia attivarono rinnovamenti e trasformazioni del tessuto urbano medievale anche di questi centri attraverso l’introduzione di nuovi sistemi costruttivi legati a soluzioni per il miglioramento sismico degli edifici. Un caso tipico è quello di Penne che fu interessata da importanti trasformazioni architettoniche ed urbanistiche; infatti è documentata la presenza di figure di rilievo e di maestranze portatrici di nuove tecniche costruttive che in epoca barocca rinnovarono l’immagine e la struttura della città fino a tutto il Settecento. Il Dott. Di Fabrizio Aldo – responsabile economico dell’Associazione Polis Vestina- ha presentato un quadro economico: il volume d’affari medio annuo delle attività presenti nel cratere è di 310 milioni di euro; le attività legate all’università hanno subìto una perdita di 240 milioni di euro annui; se aggiungiamo anche le perdite derivanti dalle compartecipazioni erariali e da tributi propri regionali e comunali a livello monetario si supera il miliardo di euro (il 75 percento del valore aggiunto realizzato nel Comune dell’Aquila). Se gli sfollati abruzzesi sono 30 mila (cioè circa 500 per milione di italiani), la crescita del Pil italiano potrebbe ridursi di circa 0.15 punti percentuali all’anno. La ricostruzione potrebbe fungere da volano per gli altri comuni abruzzesi e da elemento di ripresa per l’Aquila. Quel grande cantiere-laboratorio che fu al tempo del sisma del Settecento l’Aquila si ripropone anche oggi: attraverso la formazione si possono recuperare quelle capacità artigianali nel campo del restauro degli edifici antichi; le esperienze che verranno acquisite nell’ambito della ricostruzione aquilana potranno essere sfruttate per il restauro di altri centri storici con caratteristiche simili. Il presidente della Commissione Politiche Comunitarie Luigi De Fanis ed il Direttore Regionale nei settori Lavoro e Formazione Germano De Sanctis hanno dimostrato che il progetto regionale “Restaurare in Abruzzo” va in questa direzione. L’Università di Chieti è disposta a partecipare al progetto in partenariato con altri enti dell’area vestina. Il messaggio che è stato lanciato alle istituzioni è il seguente: formare una forza lavoro competente, al fine di intervenire sia sull’immenso patrimonio aquilano, sia sul restauro degli altri piccoli centri storici (non per questo meno importanti).

Articoli correlati

Pin It on Pinterest

Share This