Al Carmine una casa per disagiati. Parola di Chiodi

PENNE – Nella struttura sanitaria del Carmine ci si potrà dedicare alla cura ed all’assistenza di tossicodipendenti e malati di mente.

Insomma, un luogo ideale per dare uno spazio adeguato al disagio. Gianni Chiodi, il presidente della Regione, la pensa così sul futuro dell’immenso immobile pennese, ideato negli anni ’70 come ospedale psichiatrico, costato oltre 15 milioni di euro, ultimato vent’anni fa ma mai davvero riconvertito, ad eccezione di una parte in cui è ospitato il distretto sanitario di base. Chiodi sposa perciò la linea della Asl di Pescara nella risposta data al consigliere regionale dell’Idv Paolo Palomba che l’ha interrogato chiedendo lumi circa il degrado (persino esami radiografici e cartelle cliniche gettate in ordine sparso, oltre a arredi, mobili e strumenti ancora imballati), gli sperperi e le prospettive dell’edificio: un monumento allo spreco finito in televisione a Striscia la notizia e a Quarto grado. La Asl di Pescara aveva redatto uno studio di fattibilità per trasferirvi l’ospedale, ma l’operazione è stata alla fine bocciata: ci sarebbero voluti 32 milioni di euro, troppi. Il San Massimo invece sembra destinato a beneficiare di un restyling con 12,5 milioni di euro, quella della legge finanziaria dell’88. Anche Roma aspettava notizie dalla Regione sull’immobile vestino. In estate, anche la commissione parlamentare d’inchiesta sugli sprechi e sugli errori nella sanità si era fatta viva. Antonio Palagiano, il suo presidente, definiva il caso Penne: “Un caso assurdo di spreco, in un immobile enorme dove ci sono arredi ed attrezzature in degrado”. Al suo interno, persino un teatro di oltre 200 posti. “La vasta complessità documentale di riferimento e il lasso di tempo trascorso dalla realizzazione della struttura hanno sensibilmente protratto i tempi di adozione di provvedimenti risolutivi”, sostiene il governatore Chiodi che promette:”Ci si propone pertanto di poter utilizzare la struttura per finalità residenziali da dedicare alle cronicità e a patologie di grande rilevanza sociale (tossicodipendenze, salute mentale) con apposito progetto regionale, giusto decreto sulle residenzialità”.

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