ABRUZZO: MANCA LA FORZA LAVORO, MANCA UNA PROGRAMMAZIONE…MA QUANT’È BUONO L’EVO VESTINO!
Passione e competenza del presidente Silvano Ferri

Si è svolto sabato 18 settembre presso il Porto Turistico di Pescara l’incontro celebrativo dei 25 anni dell’EVO DOP Aprutino Pescarese nel corso dell’edizione 2021 di “Mediterranea”. A coordinare le celebrazioni Silvano Ferri, presidente del Consorzio di Tutela, il quale sostiene che “i 25 anni della Dop Aprutino Pescarese sono un’occasione di ripartenza facendo tesoro della storia dei successi e di quando non è andato come doveva andare, ma alla luce dei nuovi scenari: cambiamenti climatici,nuovi scenari sul mercato globale dell’olio extravergine d’oliva dove pur in presenza di un mercato dove il valore è il basso costo senza guardare alla qualità, c’è una fascia crescente in tutto il mondo che guarda all’olio evo, monovarietale, bio e Dop“- e aggiunge – “nel panorama produttivo abruzzese, le parole Tipicità, Qualità e Paesaggio olivicolo sono intimamente legate. La Camera di Commercio che rappresenta l’85% della superficie olivetata, l’80 di produzione di olio evo e oltre il 92% dell’olio Dop certificato con le due dop Apruitino Pescarese e Colline Teatine. Se riusciamo ad attivare con iniziative promozionali questo comparto si attiva tutta la regione e ne consegue che facciamo da traino anche all’olivicoltura teramana e quella eroica aquilana”.

La Dop Aprutino Pescarese è stata riconosciuta il 02/07/1996 con Reg. CE 1263, ma il Consorzio di Tutela ha iniziato l’iter per ottenere il riconoscimento nel 1992. Il Presidente Ferri ha raccontato ai microfoni di “Lacerba” le esperienze del quarto di secolo passato, quello che verrà e quanto c’è da sapere sul tema dell’EVO-coltura.

Dati e statistiche della produzione di olio di quest’anno?
Le prime stime per la campagna olivicola 2021-22 a livello nazionale si annunciano in lieve ripresa rispetto all’anno precedente pur in presenza di forti criticità nelle aree del centro nord, con una proiezione che va dalle 290.000 alle 310.000 tonnellate, sicuramente molto al disotto delle aspettative e rimanendo molto lontano dall’annata del 2012 producendo 506 tonnellate di olio Evo. Anche la nostra Regione ha risentito di questo calo produttivo la media degli ultimi 4 anni si attesta su le 9.366 tonnellate pari al 3% della produzione nazionale. La campagna è in pieno svolgimento nei circa 90 frantoi della nostra Provincia di Pescara producendo un olio monovarietale evo bio e dop di ottima qualità con rese molto soddisfacenti. Anche se sono in corso le attività di rilevamento e monitoraggio possiamo prevedere un aumento della produzione di oltre il 20%”.

Si festeggiano i 25 anni del Consorzio Aprutino Pescarese: cosa è stato fatto, quali sono gli obiettivi raggiunti e quali quelli mancati?
Molte sono le attese che vengono riposte sulle denominazioni d’origine per contrastare le difficoltà della olivicoltura di pregio nazionale regionale e locale da parte dei produttori, frantiani e cooperative e da parte delle istituzioni Camere di Commercio Regione. È noto che le denominazioni in Italia comparto olio oggi sono 43 Dop e 7 Igp, ma a mio avviso ampiamente sotto utilizzate rispetto alle potenzialità produttive al valore storico ambientale paesaggistico e nella difesa e tutela della bio diversità salvaguardando le cultivar autoctone come nel nostro disciplinare la Dritta e la Toccolana. In questo caso il valore del nostro olio dop no va considerato solo dal punto di vista chimico-fisico ma assume una valenza sociale e umana. A determinare il successo di mercato dell’olio abruzzese sarà la nostra capacità, o meno, di ricomprendere le qualità chimico – fisiche del prodotto nella sua unicità umana. L’ olio nel nostro territorio porta con se una dote di beni immateriali quante storie, la bellezza del paesaggio, i monumenti, le chiese ,le relazioni umane valori che sempre più interessano ai consumatori in Italia e nel mondo. Venticinque anni fa l’olivicoltura abruzzese e il nostro olio era considerato come terra di conquista venivano il venerdì a Pianella si fissa il prezzo delle olive di conseguenza anche dell’olio per poi il nostro meraviglioso olio raggiungere le regioni del centro e nord Italia e magari lo ritroviamo a prezzi triplicati. Dal 2 luglio 1996 iniziò una nuova stagione che con mille difficoltà commettendo anche errori anche perché eravamo i primi in Italia i nostri produttori si resero conto che potevano osare per competere con i toscani,umbri, marchigiani ecc. La riprova che oggi i nostri oli grazie alle innovazioni tecnologiche sono presenti e vincenti nei concorsi nazionali e internazionali siamo nelle guide più prestigiose. Per non parlare dei risultati commerciali che vanno dalla presenza nelle principali reti distribuzione GDO su tutto il territorio nazionale, nei negozi specializzati e nell’Horeca. Oggi siamo posizionati come Dop per volume e valore intorno alla 15 posizione su 43 non ci soddisfa per qualità e capacità produttiva potremmo essere tranquillamente entro la top ten ed essere tra le prime 5 perché il nostro olio evo prodotto rientra quasi tutto nel disciplinare di produzione. Per fare questo occorre fare uno sforzo comune che non può essere lasciato solo al Consorzio e qualche produttore o Cooperativa occorre che tutti i soggetti presenti – associazioni di categoria, Enti Locali, Regione, Ministero politiche Agricole, Comunità Europea – parlino la stessa lingua vanno valorizzati i prodotti agroalimentari di pregio. Il consorzio di tutela nel 2018 ha promosso la modifica sostanziale del disciplinare che comporta un iter molto complesso per ottenere l’approvazione da parte dell’UE nel giugno 2020. È stato previsto allargamento a tutto il territorio della provincia di Pescara, modificato il periodo di raccolta si da la giusta invaitura, utilizzo di tutti i sistemi di confezionamento previsti dalla legge, possibilità da parte dei produttori ricadenti nei comuni montani di mettere in etichetta prodotto di montagna e tante modifiche minori che rendono il disciplinare attuale e moderno pronto a cogliere tutte le opportunità e gestire anche i cambiamenti climatici”.

Secondo Lei, cosa occorre per riuscire a comunicare a livello nazionale che l’olio d’Abruzzo c’è? 
Gli olivicoltori le cooperative gli imbottigliatori hanno fatto passi da giganti negli anni 90 secondo Arssa Abruzzo si contavano solo contavano solo 8 produttori e cooperative che imbottigliavano e tra queste c’erano la Scal, Capo e Plenilia.
Il relativo ritardo nei mercati di oggi lo dobbiamo trasformare in una opportunità perchè non ha lasciato dietro di se solo amarezze e disillusioni,ma molti protagonisti giovani imprenditori ed imprenditrici che compongono una comunità autentica viva e capace di gestire i cambiamenti e governare le nuove regole del mercato globale quindi capaci di raccontare il territorio. Bisogna affrontare questa sfida, accettare che agli occhi di consumatore nazionale e straniero l’ olio abruzzese con le sue tre Dop non è buono in senso assoluto, in quanto tale con le sue 24 cultivar autoctone e con le condizioni climatiche favorevoli, è naturale che non lo sia lo dimostrano i successi e riconoscimenti ottenuti. L’olio sarà tanto più interessante e unico quando portato attraverso il suo valore sociale,nelle sue storie. Questa operazione di ricomprensione dell’olio abruzzese ed in particolare del nostro territorio vestino va fatta attraverso la comunicazione intesa non come retorica ma come costruzione di un luogo di un territorio. Purtroppo noi abruzzesi in questi anni abbiamo dimostrato di non essere capaci a costruire con le parole, perchè siamo più portati a farlo con l’accoglienza ,con la condivisione del cibo e questo ci viene riconosciuto quando vengono da altre regioni o da altre nazioni. È giunto il momento di tirar fuori quello che realmente siamo i valori delle nostre comunità la bellezza dei nostri paesi.
A quel punto il prezzo dell’olio sarà secondario perchè il consumato sa che sta comprando un prodotto unico”.

Silvano Ferri a Mediterranea 2021

Consigli per fare squadra e per invogliare i giovani a lavorare in questo ambito?
“In un mercato sempre più globale con le regole del gioco sempre più variabili è fondamentale fare squadra non ha più senso appellarsi a logiche di campanile ” l’oi de lu paese a mi è lu chiu meje de lu monne”. Oggi l’olio si produce tra il 30 e 45 parallelo nord e sud. Con la diffusione della tecnologia di estrazione tutta italiana si producono oli di buona qualità. Come abbiamo visto precedentemente l’Italia produce 1/3 del suo fabbisogno, che senso ha farsi la guerra dei prezzi o generare invidie e ripicche che non portano da nessuna parte? Per fortuna questa mentalità è superata da anche una grossa mano alle giovani generazioni perchè si aprono buone prospettive per il settore agroalimentare non solo per i successi verso l’export ma anche nei consumi nazionali in quanto cresce la consapevolezza di avere prodotti sani e genuini e sopratutto l’origine. Per far questo abbiamo bisogno di snellire le procedure per il primo insediamento (bandi Psr regionali), poi bisogna agire anche a livello nazionale con interventi mirati vedi piano olivicolo. Oggi l’unico finanziamento certo è quello dell’acquisto del trattore ma a che serve? Quando bisogna agire su innovazione tecnologica (olivicoltura di precisione), nella formazione, nelle tecniche di comunicazione nell’accoglienza nello specializzarsi nella cucina essere esperti assaggiatori di vino ed olio non si può più improvvisare di fronte a consumatori sempre più esigenti”.

Quest’anno è mancata manodopera nella racconta delle olive? Perché?
Le criticità per la raccolta delle olive e la gestione dei frantoi partono da lontano e sono complesse dal momento che diminuiscono le aziende a gestione famigliare dove nel periodo della raccolta delle olive si riunivano tutti compreso figli e nipoti che lavoravano fuori si prendevano le ferie per fare tutto la raccolta per poi riportarsi a Torino o l’estero l’olio per la casa. Prima di tutto anche se oramai si inizia la raccolta l’ultima decade di settembre per andare alla fine di novembre trovando un clima favorevole rispetto a 30 anni fa quando si cominciava dopo “Tutti i Santi per finire dopo l’Immacolata”.Nonostante la meccanizzazione rimane un lavoro pesante ed impegnativo e quindi molti italiani si tengono lontani. Poi ci sono problemi burocratici e procedurali nella ricerca di lavoratori stagionali, in questo lo Stato non aiuta anzi complica la vita. È FERMA DA TRE anni la legge che permetteva di assumere attraverso le “Quote Nominative”, oggi con la nuova legislazione si possono assumere solo immigrati regolari ma questo bacino si sta esaurendo in quanto vengono occupati nell’edilizia, nell’industria, nei servizi. A questa criticità dobbiamo aggiungere che il prezzo delle olive del mercato dell’olio naviga nell’incertezza più assoluta  e questo determina il rischio per molti oliveti di non essere raccolti.
Ma a mio avviso non dobbiamo abbatterci va rivisto tutto il sistema nel settore olivicolo oleario dai finanziamenti alla produzione trasformazione commercializzazione e servizi dando risorse finanziarie certe e in pochissimo tempo non si possono attendere anni restando nel dubbio e nell’incertezza quando il mercato corre velocissimo. A questo in primis dare la possibilità di sviluppare aziende premiando l’età anagrafica,o cooperative che svolgono servizi i agricoltura principalmente nei nostri territori in comparti strategici come olivicoltura, viticoltura, culture orticole.
Nel comparto olivicolo sviluppare il concetto di Olivicoltura di Precisione sviluppando le tecnologie moderne rilevamenti da terra e satellitari nella gestione delle pratiche agronomiche se servono quanto servono e dove servano specialmente nel fitosanitario
Per la raccolta bisogna entrare nella regola della programmazione in un nuovo e solidale rapporto Produttore Frantoiano non si può più assistere allo sconcerto del sabato e della domenica dove viene messo in crisi tutto il lavoro del frantiano nella ricerca e investimenti fatti per assicurare al produttore consumatore un olio evo di ottima qualità.
Utilizzare i finanziamenti pubblici per progetti a breve medio e lungo termine per formare giovani frantoiani e coadiuvanti in agricoltura ma per fare questo occorre che il mondo della scuola specialmente gli istituti tecnici gli Enti Locali le Associazioni di volontariato ed altri soggetti la smettano di andare in ordine sparso mettendo soltanto bandierine ma lavorare tutti per risolvere i problemi il comparto agricolo in particolare l’olivicolo non ha ancora più di cinque anni a disposizione dipende da tutti nel volere quello che potrà accadere”.

Come fare per far crescere l’EVO – Turismo e renderlo competitivo e ai livelli dell’ENO – Turismo?
“Il turismo ha assunto in questi ultimi decenni escludendo il periodo della pandemia un rilievo molto importante dal punto di vista culturale ed economico (le risorse economiche che il turista porta nel territorio e quello che spende nel comprare prodotti del territorio è di 62 euro). Oggi siamo di fronte ad un turista in continua evoluzione che sceglie la personalizzazione del viaggio e cerca le proposte che riguardano i sui interessi, un turismo esperienziale legato al territorio, alle tipicità, alle relazioni umane. Parliamo della nostra area Vestina, zona d’origine dell’olio Dop e della sua cultivar autoctona Dritta, del Vino, del Tondino del Tavo, del Pecorino di Farindola dei dolci tipi e della gastronomia. Ma anche di monumenti e splendide Abbazie benedettine, di musei, frantoi storici, l’oleoteca regionale e vari centri polivalenti di Penne e Moscufo: i luoghi raccontano la storia di un territorio che si presta a creare un itinerario turistico straordinario. Per fare questo dobbiamo mettere insieme tutte le energie migliori per un progetto da condividere con i produttori e cooperative presenti nel territorio”.

In definitiva” – conclude il Presidente del Consorzio – “è ora che noi abruzzesi la smettiamo di piangerci addosso, dobbiamo essere meno lesionisti e saper rappresentare e comunicare i nostro valori unici”.

Domenico Lombardi 

 

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