Abruzzo: terra ricchissima ma che erroneamente, fuori regione, è definita esclusivamente terra di pastorizia e greggi. Oggi, invece, Domenica 6 Settembre 2020, l’Abruzzo dimostra essere terra della cultura che evita i greggi, in qualunque direzione di pensiero unico siano orientati. Cultura innalzata, raccontata, filtrata, scritta e trascritta dal grande festeggiato di queste ore: Remo Rapino. Abruzzese doc, lancianese, e soprattutto vincitore dell’edizione corrente, la cinquantottesima, del Premio Campiello, nella cornice della fiera Venezia.
Remo Rapino ha sessantanove anni ed è un insegnante di filosofia già noto per la pubblicazione delle altre tre opere “La profezia di Kavafis (Moby-dick 2003) , “Esercizi di ribellione” (Carabba 2012) e “Le biciclette alle case di ringhiera” (Tabula Fati 2017).
Il suo libro presentato al Campiello, “Vita, morte e miracoli di Bonifiglio Liborio” ha ottenuto 92 voti su 264 ed è il racconto di un uomo ormai anziano che rivive la sua esistenza sfaccettata, mai vergine di contraddizioni, luoghi comuni oppure gesta tragicomiche, mestieri, peripezie e volate o cadute.
Attraverso una fotografia colorata del Novecento quale secolo di indoli, passioni, carnevali personali e politici, sindacati, fallimenti, rivincite e storie che si accerchiano attorno ad un mai citato paese che ha però i forti richiami della terra natale, il protagonista utilizza un linguaggio che è contaminato di Abruzzo da qualsiasi angolazione lo si analizzi. Linguaggio spontaneo e non ripulito dall’italianità ottusa, spesso ricco di espressioni dialettali ed immagini popolari, motti e proverbi, prestiti linguistici tutti geo-localizzabili. La frizzantezza, l’energia e anche la malinconia che spesso trova un canale proprio nella risata sono elementi vincenti non solo di una popolazione, quella abruzzese, ma anche di opere che finalmente, dopo anni di letteratura americanizzata, hanno ripreso a parlare delle persone e non solo dei personaggi.

Elena Caracciolo

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