A febbraio, poco prima del diffondersi della pandemia e della chiusura di tutte le attività commerciali e sociali, avevamo predisposto un nuovo report sulle novità inerenti la produzione di olio nella nostra area geografica.

Dove eravamo

ESTERO

Nella manifestazione PRODEXPO che si è svolta a Mosca dal 10 al 14 Febbraio 2020, l’olio extravergine di oliva abruzzese è stato protagonista assoluto grazie a due aziende del territorio: De Juliis Timando di Pianella, guidata da Davide D’Aloisio e  Frantoio Oleario Guido D’amico di Rosciano con Giulia Mezzanotte al timone della rappresentanza. Grande soddisfazione per entrambe e grande interesse da parte dei consumatori ed operatori commerciali per la regina delle nostre cultivar autoctone, la preziosa e caparbia Dritta, senza dimenticare il principe Leccino con il suo retrogusto piccante, fino agli aromatizzati con limone.

Al Mevaricooking show l’olio DOP Aprutino Pescarese, per le sue caratteristiche equilibrate di fruttato, amaro e piccante, è stato utilizzato, dagli chef presenti, nella preparazione di diversi piatti della tradizione russa, dimostrandosi capace di esaltare sapori inconsueti e cibi internazionali. Perché, come dicono gli esperti, se hai un cibo buono con un olio non di qualità lo distruggi, se un cibo non è buonissimo, con un buon olio riesci a valorizzarlo. Molte, infine, le catene di negozi che espongono e vendono i nostri prodotti, non solo a Mosca ma anche a San Pietroburgo.

E questo grazie alla Camera di Commercio di Pescara che da tempo è di fatto ambasciatore di progetti di esportazione del prodotto eccellenza del settore agroalimentare che, dal 2017 al 2019, è cresciuto del 35% confermando come il Made in Italy sia apprezzato e riconosciuto.

NOVITÀ DELLA DOP

Sempre prima della pandemia avevamo registrato la soddisfazione del Presidente Silvano Ferri per la pubblicazione, nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, dell’accoglimento della domanda di rettifica del Disciplinare di produzione della DOP Aprutino Pescarese proposta dal Consorzio di tutela delle tre varietà d’oliva tipiche del territorio: la Dritta dell’area vestina, la Toccolana dell’area casauriense e il Leccino.

Le richieste operate dal direttivo del consorzio riguardavano l’ampliamento dell’area di produzione con l’inserimento di nuovi comuni, alcune modifiche sulle caratteristiche di coltivazione, di consumo e la possibilità di apporre sull’etichetta “ prodotto di montagna” per agevolare la comunicazione delle proprietà tipiche del prodotto. Grande soddisfazione da parte del Presidente Silvano Ferri che da sempre, con passione e dedizione, delinea le azioni strategiche che rendano riconoscibile, a livello nazionale ed internazionale, un lavoro costante che si divide tra le campagne e le stanze delle Istituzioni. L’obiettivo di tanto lavoro è quello di rendere sempre più  ampio il consumo del nostro olioextravergine d’oliva, di renderlo consapevole rispetto alle qualità e tipicità e conferirgli un podio sempre in ascesa.

Questo nuovo traguardo, quindi, basato su specifiche richieste è stato raggiunto apportando novità considerevoli nel disciplinare.

In primo luogo si è allargata la zona di produzione inserendo i comuni di Abbateggio, Brittoli, Bussi sul Trino, Ceramico Terme, Farindola, Lettomanopello, Nocciano, Pescara, Popoli, Roccamorice, Salle, Sant’Eufemia a Maiella, Serramonecesca, Villa Celiera.

Da anni in questi territori si è assistito ad una riscoperta da parte di giovani agricoltori dell’olivicoltura come attività imprenditoriale e pertanto si sono moltiplicate da parte dei produttori di questi comuni le richieste di allargamento della zona di produzione.

Importanti modifiche sul versante delle caratteristiche di coltivazione:

  • mentre prima veniva richiesto che i sesti di impianto e i sesti di potatura fossero di 6×6 o 6×7, si è provveduto ad eliminare il vincolo rimandando ad un principio generale di «mantenimento di un buon equilibrio vegeto-produttivo»
  • la produzione massima di olive degli oliveti destinati alla produzione dell’olio extravergine di olive DOP non può superare i Kg 9.000 per ettaro per gli impianti specializzati, mentre negli oliveti in coltura promiscua la produzione media di olive per pianta non potrà superare i Kg 50.
  • innalzato l’indice di tolleranza della resa dal 20 % al 22 %
  • la raccolta delle olive viene effettuata nel periodo compreso tra l’inizio dell’invaiatura e il 10 dicembre di ogni anno, eliminando così la data d’inizio del 20 ottobre resa non più compatibile con i cambiamenti climatici degli ultimi anni
  • si è inserito uno specifico comma per l’utilizzo in etichetta dell’indicazione facoltativa di qualità «prodotto di montagna» nei territori che ne hanno requisiti

Un’ importante modifica del disciplinare riguarda infine l’introduzione ex nova dell’art. 8 sulla che stabilisce come ogni fase del processo produttivo verrà monitorata documentando per ognuna gli input e gli output: attraverso l’iscrizione degli oliveti, dei produttori, dei trasformatori, degli intermediari, e dei confezionatori in appositi elenchi gestiti dalla struttura di controllo, attraverso la tenuta di registri di produzione, di stoccaggio e di confezionamento e la dichiarazione tempestiva alla struttura di controllo delle quantità prodotte, è garantita la tracciabilità e la rintracciabilità del prodotto.

Ora più che mai la politica deve farsi garante non solo di sostegni economici ma anche di strategie e di occasioni.

E di campagne di sensibilizzazioni. Come quella ultima del Ministero delle Politiche Agricole che, purtroppo, ci vedeva tagliati fuori dal novero delle Regioni produttrici d’olio e alla quale noi abbiamo rimediato così.

LE RICHIESTE AL MINISTERO

Alla Fieragricola che si è svolta a Verona dal 29 gennaio al 1 febbraio 202°, la DOP Aprutino Pescarese era stata invitata a partecipare rappresentata dal Vice Presidente Sandro Di Giacomo e dal produttore Francesco Bruno Rubini. Alla conferenza stampa di presentazione è intervenuta la Ministra delle politiche agricole alimentari e forestali Teresa Bellanova e presso lo stand istituzionale allestito dallo stesso ministero usando il colore verde dell’olio, si è richiamata l’attenzione sulla particolare fase di criticità che il settore della produzione olivicola sta attraversando

La delegazione DOP Aprutino, sapendo dell’incontro con la Ministra, aveva predisposto un documento nel quale si evidenziavano i punti forza della produzione vestina che potrebbero diventare opportunità non solo per l’Abruzzo ma anche per l’Italia. Come ogni sfida animata da obiettivi positivi, molte le criticità da superare che non solo rallentano lo sviluppo ma non riescono a far salire sul podio dell’immaginario collettivo l’Abruzzo olivicolo, come è accaduto all’Umbria, alla Toscana o al Veneto.

I fronti sui quali lavorare sono tanti: da un lato informare i consumatori di quanto sia importante usare un EVO di qualità e conferire gli strumenti per riconoscerlo, dall’altro, per l’Abruzzo, improntare una politica pragmatica che superi conflitti e specificità e che permetta alla nostra Regione di avere un proprio posto nel mercato nazionale ed internazionale. Il posto che merita.

IL DOCUMENTO

 LE TIPOLOGIE AZIENDALI IN ABRUZZO

Aziende marginali: sono quelle con un basso potenziale competitivo (non superano 1 ettaro di superficie coltivata), si riferiscono ad una olivicoltura territoriale legata alla funzione di salvaguardia del paesaggio e delle caratteristiche ambientali, costi di produzione superiore ai ricavi, scarsa convenienza ad investimenti di razionalizzazione ed ammodernamento.

Aziende potenzialmente competitive: sono aziende con basso livello di redditività, ma con la possibilità di elevarne l’entità con specifiche scelte aziendali ricorrendo a risorse aggiuntive (PSR 2014/2020 e progetti DAQ) e strumenti finanziari personalizzati con banche locali.

Aziende strutturate: con potenziale competitivo migliorabile, sono presenti sul mercato nella GDO e nei negozi specializzati, hanno una buona rete di vendita diretta grazie ad una minuziosa fidelizzazione, sono realtà produttive di punta nell’ambito del comparto olivicolo, molte di loro dispongono di un frantoio aziendale, si caratterizzano per dinamismo e coraggio investendo su tre specifici valori: mercato, qualità e innovazione progettuale. Attualmente queste sono aziende che già esportano all’estero: Giappone, Stati Uniti, Russia e Paesi UE e sono presenti sulle guide oltre a  vincere concorsi nazionali ed internazionali.

POLITICA FINANZIARIA

Si chiede di predisporre strumenti che possano consentire di affrontare temporanee difficoltà con linee di credito o azioni sostitutive specifiche. Infatti negli ultimi 4 anni 2014/2018 il comparto olivicolo- oleario ha subito delle grosse perdite dovute alla mancata produzione di olio evo e Dop. La perdita di oltre 10 milioni di euro è rimasta a carico dei produttori, delle cooperative, dei Consorzi e dei Frantoiani. Appaiono non più sufficienti i normali pacchetti di accesso al credito e alle varie forme di finanziamento posti in essere dagli istituti di credito. Bisogna predisporre misure specifiche mediante interventi di lunga durata che prevedano l’inserimento di giovani imprenditori, innovazione tecnologica (PACKAGING E-COMMERCE), intensificazione della ricerca e l’innovazione che permetta di affrontare gli ostacoli creati dai cambiamenti climatici. Creare, inoltre, strumenti finanziari per dare la possibilità al tessuto imprenditoriale di accedere ai bandi comunitari relativi al PSR trovando giuste forme creditizie adatte al superamento di momentanee difficoltà economiche, ad esempio fidejussioni e anticipo di liquidità.

INSERIMENTO NEL COMPARTO TURISTICO E MARKETING TERRITORIALE

Necessario il sostegno alle imprese con la creazione di canali privilegiati per lo sviluppo dell’intera attività inserito nella strategia di accoglienza turistica. Il 5,4% dei turisti che trascorre una vacanza in Italia corrisponde a 20 milioni di presenze nelle strutture ricettive; queste presenze turistiche promuovono un impatto sul settore agroalimentare pari a 7,2 miliardi di euro, corrispondente al 10,5% dei consumi totali della domanda turistica in Italia. L’Abruzzo ha una media del 5%, la Provincia di Pescara è al primo posto con il 9,3% di impatto mentre  la spesa in prodotti tipici di un turista è in media di 65 euro. Questi dati rendono indispensabile un rapporto sinergico e costruttivo fra associazioni territoriali, Consorzi di Tutela, OP, DAQ e mondo Cooperativistico. e uniti nel promuovere il territorio e l’ambiente, uniti nel proporre soluzioni ai gravi problemi quali lo spopolamento e abbandono dei siti, uniti nel coinvolgere le nuove generazioni garantendo sicurezza del lavoro e futuri investimenti. Uniti e non divisi. Uniti, infine, nella formazione e nell’informazione sul rapporto tra prezzi e qualità in un territorio dove c’è spazio per tutti  e tutti devono contribuire a che quello spazio ci caratterizzi nella comunicazione esterna.

In un progetto di alta sintesi tra territorio,enogastronomia, turismo e arte, i normali pacchetti di accesso al credito e alle varie forme di finanziamento posti in essere dagli istituti di credito appaiono insufficienti se non veicolati da una progettazione di visione e raggiungimento di obiettivi. In quella visione a lungo termine auspichiamo che la politica locale sappia difendere e chiedere quanto rappresentato  negli intenti del Ministro Bellanova.

Cosa è accaduto con il Covid 19 e le misure di confinamento adottate

Intanto registriamo i primi dati dell’impatto sulle vendite ponendo l’attenzione sulle nostre piccole aziende che, grazie anche ad una organizzazione implementata alle spedizioni in tutta Italia, hanno consolidato nel consumo domestico il loro primato di qualità e eccellenza. Vale a dire le piccole aziende che agiscono in un mercato di nicchia con una clientela fidelizzata e selezionata, hanno avuto riscontri che, seppure di lieve entità, hanno permesso una stabilità ben augurante.

Ma ognuno ha agito per sé, e chi ha avuto anche la creatività di elaborare strategie di comunicazione e marketing forse è riuscito più di altri.

Il punto dolente è sempre e solo uno: l’incapacità di comunicarsi come Brand, l’incapacità di fare squadra anche con le Istituzioni, regionali e nazionali, tra consorzi e cooperative e sindacati confederati. Programmare interventi a breve, medio e lungo termine e sviluppare progetti che esaltino le diversità specifiche sotto un’unica bandiera, quella della qualità e della particolarità dell’EVO “vestino”.

Se è vero che il Covid 19 deve insegnarci qualcosa, ora è il momento di dare dei segnali. Con la fase 2 e 3 della riapertura di tutti i comparti produttivi, della ristorazione e degli spostamenti in tutto il territorio nazionale si spera che le aziende possano smaltire quanto rimasto nelle cisterne. Un’altra incognita di queste fasi sarà quella legata al Turismo ed alle profonde connessioni con l’offerta dei prodotti tipici della enogastronomia. Appare ancora incerto il da farsi e cosa voler comunicare di questa splendida regione che è l’Abruzzo.

Tutto quello che si riuscirà a fare anche in termini di motivazioni e rinnovati entusiasmi avrà ripercussioni su quella che sarà la campagna olearia 2020. Nel periodo di chiusura, infatti, agricoltori ed aziende hanno continuato a lavorare, non potendo certo piegare le fasi della natura a quella delle decisioni umane. È stato il tempo delle potature, delle cure delle piante, delle concimazioni e delle irrigazioni.

Le premesse per un buon raccolto ci sono– ci dice Silvano Ferri- e se non saranno avverse le condizioni climatiche potremo contare su una eccellente stagione.

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