di Mauro Soccio

Con ogni probabilità il suo nome non dice molto ai nostri lettori ma non per gli appassionati della parapsicologia che lo considerano tra le firme più prestigiose della categoria e fa buona compagnia a quelle di Dino Buzzati, Massimo Inardi (ricordate il Rischiatutto?), Renzo Allegri, ecc.

(Leo Talamonti)

Federico Fellini ne sa qualcosa avendo cementato col “nostro” un’amicizia profonda e durevole, grazie soprattutto alla stessa passione che li accomunava: quella per il paranormale. Il grande regista era molto attratto dalle materie esoteriche, non per niente quando si trattava di caratterizzare gli straordinari ed onirici personaggi che dovevano animarsi davanti alla sua cinepresa, chiedeva l’indispensabile supporto concettuale del nostro concittadino.  Ennio Flaiano era il terzo incomodo e, terminato di sorseggiare un caffè nell’attesa dell’arrivo dei nostri personaggi, al loro apparire biascicava una specie di epiteto grattandosi contemporaneamente i cosiddetti “attributi”. Era superstizioso e pauroso l’autore del “Marziano a Roma” ma tanto forte era l’attaccamento ai due amici che la “malattia” scompariva non appena iniziavano a discutere. Il curioso episodio mi è stato riferito da Domenico Speranza a sua volta ascoltato dalla viva voce del Talamonti stesso nelle sue “apparizioni” presso l’Hotel Loreblick di ritorno dalla capitale. Mi ha confidato pure che l’illustre studioso aveva molta stima di Giorgio Peluffo alias Sorgiòrge, che pur non essendo acculturato in materia sapeva tutti i termini scientifici dell’esoterismo. 

  (Federico Fellini appassionato di parapsicologia amico di Leo Talamonti)

Il dott. Gianni Andriulli mi ha poi raccontato che tra la sua famiglia e quella dei Talamonti c’era sempre stata stima reciproca al punto che Leo fu scelto come suo  Padrino. Ed in virtù delle sue frequentazioni in casa Andriulli, il divulgatore scientifico fu colpito dal comportamento del cane di Gianni, un coker spaniel di nome Kiss che aspettava il suo padroncino alla fermata del Bus davanti al Bar Cavallone, di ritorno dalla scuola che frequentava a Pescara. “Quando il Bus di linea – spiega il dott. Gianni – si trovava in prossimità del bivio di Collefreddo, a due chilometri dalla fermata centrale, il cane iniziava ad agitarsi ed abbaiava fino a quando i miei familiari non lo lasciavano uscire per permettergli di venirmi incontro”. C’è da dire, però, che lo studente Gianni non usciva da scuola sempre alla stessa ora e di conseguenza il Bus non arrivava al solito orario, ma l’animale-medium (Leo Talamonti, Parapsicologia e misteri del mondo animale: il libro delle piante intelligenti e degli animali-medium – Milano, Rizzoli, 1979), era sempre puntuale.

Leo Talamonti era nato a Loreto Aprutino il 31 luglio 1914 da Giosafatte e Maria Vallozza. Ultimo di sette figli (Luigi, Romano, Palmira, Angela, Giuseppina, Pia, Leo), morì a Roma il 5 agosto 1998. Laureato in Economia e Commercio, ancora giovane abbracciò la carriera militare (Colonnello dell’Aeronautica, n.d.r.) ma “folgorato” sulle vie misteriose dell’ignoto iniziò a dedicarsi ad inchieste giornalistiche sui fenomeni paranormali. A dire il vero, fu la morte prematura della moglie che lo indusse ad effettuare le prime pratiche paranormali. Nel silenzio della sera si concentrava sulla figura della donna, madre di suo figlio Giuliano e la invocava per rivederla. A detta di Domenico, Leo gli confidava che spesso ci riusciva e questo fatto, fu uno sprone ad approfondire la ricerca sui fatti paranormali, ai quali dedicò tutta la vita di giornalista e scrittore, stimato e rispettato dagli appassionati del tempo; dai numerosi lettori di riviste di scienze occulte coi quali intratteneva una corrispondenza nelle relative rubriche; dal mondo culturale in genere (ebbe esperienza di attore interpretando il Presidente del Consiglio nel film di Luciano Salce, “Colpo di Stato” girato nel 1969).

Le sue inchieste giornalistiche sul paranormale erano d’avanguardia ed in breve tempo divenne un punto di riferimento internazionale degli studiosi delle materie esoteriche. Un prolifico scrittore, autore di numerose pubblicazioni tradotte in 7 lingue (vedasi specchietto pagina accanto), tra cui anche una Guida al carattere (Milano, Sugar Ed., 1968) dimostrando che i tratti del  volto, le mani, i gesti ovvero il portamento dell’uomo, sono lo specchio del suo io interiore e servono da guida allo “studio anatomico” della personalità. I suoi scritti hanno indagato e dimostrato l’esistenza di dimensioni sconosciute dell’essere, “un mondo sotterraneo della psiche dal quale l’io che pensa, che sente, che vuole, resta irrimediabilmente escluso”.  In questo mondo intimo, dove la coscienza resta impotente, balza ai nostri occhi la figura virgiliana dell’autore che prendendo per mano il lettore lo accompagna negli anfratti più impenetrabili del suo “io segreto” e gli fa conoscere i più disparati, clamorosi fatti e fenomeni extra-sensoriali realmente accaduti nel mondo, sistematicamente ripudiati dalla scienza e dalla cultura ufficiali.

Un mondo che il pubblico conosce soltanto in superficie attraverso le inevitabili deformazioni prospettiche create dai pregiudizi correnti. Lui li chiama “gli uomini diversi”, individui che risultano realmente dotati di facoltà inesplicabili e straordinarie come certi sensitivi, alcuni medium, dei calcolatori mentali, ecc. In “Universo Proibito”, la sua prima pubblicazione (Milano, Sugar, 1966) da considerarsi un vero e proprio best-seller, ristampato almeno quattro volte e tradotto in Francia, Spagna, Germania, Inghilterra, Finlandia e Stati Uniti d’America, Talamonti scrive che: “Psicologi, filosofi e medici si sono accorti da tempo che la mente consapevole è solo una piccola parte dello psichismo totale; che esiste una vita psichica, detta impropriamente <<inconscia>>, la quale nel concetto di molti sarebbe addirittura anteriore alla stessa vita cosciente, oltre che più fondamentale. E’ questa attività psichica <<inconscia>> che fa da protagonista, quando l’altra, nel sonno, cede il campo”. Insomma, noi tendiamo ad identificarci con la nostra mente cosciente; e invece al di sotto di questa, l’autorevole studioso afferma che “esistono vaste distese ignorate la cui sovranità sembra far capo ad un io nascosto e segretovero protagonista di tutte le avventure oniriche , diurne e notturne  e i contatti sporadici…tra un piano e l’altro sono mantenuti dai sogni, nella loro svariatissima gamma di orientamenti e significati”.

Essendo troppo vasto il campo analizzato dal “nostro” mi limito a citare alcuni esempi di parapsicologia che reputo significativi ai fini della comprensione della misteriosa materia. Il caso più stupefacente fu quello del prof. Gustavo Adolfo Rol di Torino, le cui gesta ebbero echi internazionali. Indirizzato dal direttore del giornale in cui collaborava, Leo Talamonti riuscì ad avvicinare il noto esoterico con molta circospezione e fu il primo tra i giornalisti che riuscì a carpirgli un incontro. Fatto straordinario in quanto Rol, per timore di essere frainteso e strumentalizzato si rendeva inavvicinabile. Nessuno era riuscito a tanto e forse questo si spiega nella spiccata capacità psicologica e di tatto dello scrittore loretese, nonché nella grande preparazione in materia di cui era dotato. Per la cronaca c’è da dire che fu proprio lui a introdurre alla “corte” di Rol lo scrittore Dino Buzzati. “Fu nel marzo 1961 che incontrai per la prima volta il dottor Gustavo Adolfo Rol: un colto e compito signore di Torino – scrive Talamonti -… Quando mi presentai a casa sua alle 21,30 di quel giovedi, avevo con me una delle solite cartelle di cuoio con vari incartamenti. Dopo avermi fatto accomodare nel suo studio, mi apostrofò con queste parole: – Vedo che la sua cartella contiene due articoli sulla telepatia, già pronti ma non ancora pubblicati. Argomento interessante -. Era vero, ma come faceva a saperlo? Senza darmi neppure il tempo di esprimere il mio stupore, prosegui: – L’avverto però che l’episodio riguardante Napoleone, di cui lei parla nel secondo articolo, contiene un’inesattezza. Posso dargliene la prova. – Ed infatti me la dette, dopo aver frugato a lungo tra i numerosi testi racchiusi in un certo scaffale della sua grande biblioteca, molti dei quali attinenti alla storia del periodo napoleonico…Il giorno successivo mi presentai a lui con un fotografo, secondo gli accordi…Il mio improvvisato collaboratore non sapeva nulla dell’enigmatico signore che andavamo ad intervistare; immaginarsi dunque come sgranò gli occhi quando il dottor Rol si rivolse a lui con queste domande, dopo averci introdotto nel suo studio: <<Lei è sposato da pochi mesi, vero? E la sua mogliettina è bruna, con occhi neri?>>. <<Si, ma come diavolo…>>. <<Aspetti. Come mai si sente sempre mezzo addormentato? Come ora, ad esempio. Lei soffre di astenia, e lo sa perché? Glielo dico io: I motivi sono parecchi ma in primo luogo c’è l’appendicite cronica di cui soffre: non è vero, forse?>>. <<Si, ma lei come fa a sapere tutte queste cose? Mi ha fatto spiare?>>. <<Bisogna che si liberi di questa appendicite…Ora mi dica: è vero o no che lei ha vinto 37.000 lire al totocalcio? Però ha perso molto di più, se tiene conto di tutte le somme che ha giocato in parecchi anni. Mi creda: non è il caso di insistere>>. Stavolta lo stupore aveva addirittura bloccato le facoltà di reazione verbale del giovanotto, il quale volgeva non più a Rol, ma a me, i suoi occhi spalancati, pieni di inespresse domande….Poco prima che ci congedassimo dal nostro ospite, questi sedette un momento alla scrivania, scarabocchiò qualcosa su un foglio e coperse lo scritto con la mano; subito dopo chiamò accanto a sé il fotografo e lo pregò di dire un numero qualsiasi. <<Di quante cifre?>> <<Come preferisce>>. <<Allora, facciamo 753>> <<Strano: lo avevo già scritto>>. Era vero”. (da Leo Talamonti – Gente di frontiera – A. Mondadori, 1975).

  (Gustavo Adolfo Rol, il sensitivo più noto d’Italia)

Riferendosi alle straordinarie facoltà di Rol, lo scrittore di Loreto Aprutino racconta: “Altri portentosi  <<esperimenti>> fece quando in altra occasione gli presentammo Federico Fellini. Eravamo seduti in comode poltrone nella Hall dell’Albergo Principe di Piemonte, a Torino. Conversazione spigliata e scherzosa. A un certo momento Rol pregò Fellini di alzarsi e di allontanarsi di qualche passo. Giunto a sei-sette metri di distanza, il regista si accorse che qualcosa non andava; si chinò e vide che dalla sua scarpa destra mancava il tacco: <<Che vai cercando, questo?>>. Lo reggeva tra le mani Rol, che rideva del nostro stupore. Non s’era mosso dalla sua poltrona” (da Leo Talamonti – “I protagonisti invisibili” – Milano, Rizzoli, 1990 – pag. 172). Sempre in “Gente di frontiera”, che tra l’altro porta la dedica a Gianni e Giacomo (Andriulli, n.d.r.), frutto di quattro o cinque appuntamenti, Federico Fellini rilascia al Talamonti una lunga intervista sottoforma di confessione e dopo aver ricordato alcuni episodi capitatigli, e che per motivi di spazio mi vedo costretto ad ignorare, chiarisce il suo pensiero; “…C’è una parte di noi – l’inconscio – che può trovarsi in disaccordo con ciò che fa l’io cosciente; e siccome non può comunicare a mezzo del linguaggio, non gli resta che esprimere i suoi richiami mediante simboli, immagini… Una volta (parlando di Rol, n.d.r.) eravamo nel parco del Valentino, e a una dozzina di metri da noi c’era un bimbetto che dormiva nel suo carrozzino. La nurse si era appisolata sulla panchina. A un certo punto un calabrone ronzante si avvicinò al bambino, e forse stava per pungerlo. A Rol bastò un gesto delle sue mani per fulminare, da lontano, l’insetto…”.

Anche l’episodio della veggente di Roma, una certa I. R. è alquanto singolare. Narra Talamonti: “Un giorno, dopo avermi cercato inutilmente più volte, mi ripetè, per telefono, il racconto che aveva già fatto a una persona della mia famiglia. Per tre ore, tra le cinque e le otto del mattino, era rimasta in uno stato di dormiveglia durante il quale aveva <<assistito>> ad una scena apocalittica; e la sua voce, nel farmene il racconto, ne tremava ancora. Le era parso, dapprima, che una montagna sprofondasse nel mare; poi si era accorta che non di mare, si trattava, bensì di un lago, proiettata all’esterno dal crollo della montagna, andava a riversarsi tutt’intorno. Da ciò, danni e distruzioni incalcolabili. Quarantott’ore dopo, si verificò l’orrenda tragedia del Vajont”. Ce ne sono tantissimi di chiaroveggenti, telepatici, medium conosciuti ed intervistati dal Talamonti. Singolare era la veggente di Civitanova Marche, Pasqualina Pezzola che visitava i malati a distanza diagnosticando con precisione medica, ed usando la terminologia specifica, lei che era  quasi analfabeta, le malattie di cui erano affette. Chiedeva minime indicazioni: il nome dell’Ospedale, il reparto ed i numeri della stanza e del letto del ricoverato. Amalia Bertoni (Lia) una veggente veneta che fece arrivare un pizzicotto al braccio destro di un utente della strada alla guida della sua auto, in procinto di addormentarsi. Svegliatosi giusto in tempo per evitare di fare un incidente contro un’utilitaria arrivò sano e salvo a casa e la prima cosa che fece fu di togliersi gli indumenti e vide che sul braccio destro c’erano “ i segni ancora evidenti di un pizzicotto <<non comune>> “ (da Leo Talamonti – Gente di frontiera – Milano, Mondadori, 1975). Mi fermo qui non prima di ringraziare i dottori Giacomo e Gianni Andriulli; Geltrude e Domenico Speranza; la nonnina Giuseppina Panciarelli; Marisa D’Addazio, della cortese collaborazione e della disponibilità a riferirmi le loro testimonianze sulla vita del Talamonti nella nostra cittadina.

Le sue pubblicazioni: Universo Proibito (Milano, Sugar, 1966). Nel 1969 è ripubblicato dalla Mondadori in varie edizioni e tradotto e pubblicato in Francia (1970), Spagna (1970), Germania (1970), Gran Bretagna (1974), Finlandia (1977), Stati Uniti d’America (1977). Guida al carattere (Milano, Sugar, 1968), tradotto e pubblicato anche in portoghese; La mente senza frontiere (Milano, SugarCo, 1974), tradotto anche in Francia (1978) e Spagna (1976); Gente di frontiera (Milano, Mondadori, 1975), pubblicato anche in Spagna; Parapsicologia della vita quotidiana (Milano, Rizzoli, 1975); Parapsicologia e misteri del mondo animale: il libro delle piante intelligenti e degli animali-medium (Milano, Rizzoli, 1979); I protagonisti invisibili (Milano, Rizzoli, 1990).

Leo Talamonti ha scritto saggi e articoli su riviste e periodici italiani (L’elefante; Settimana Incom illustrata; Scienza e Vita; Orizzonti) e stranieri (Planète, Fr.; Horizonte, Sp.). Nel 1972 fonda e dirige la rivista “Scienza e ignoto”. Per compiutezza di cronaca Leo Talamonti, nel 1969, ha avuto anche un’esperienza in qualità di attore impersonando il Presidente del Consiglio nel film di Luciano Salce “Colpo di stato”.           

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