COMPUTER SCIENCE, dall’antichità ai prodromi dell’ Intelligenza Artificiale. Conferenza di FRANCO EUGENI per l’Università del Tempo Libero

Computer science, dall’antichità ai prodromi dell’intelligenza artificiale: ne ha parlato ieri sera (12 marzo 2026), nello spazio comunale di Piazza D’Albenzio, Franco Eugeni, già professore ordinario di logica e filosofia della scienza, nella prima conferenza dell’anno promossa dall’Accademia di Filosofia delle Scienze Umane e dall’Università del Tempo Libero “Acerbo”.

Un ciclo di tre appuntamenti intitolato “Dall’intelligenza artificiale all’intelligenza emotiva e simbolica: scienza, logica e psiche” per dare un punto di vista nuovo su un “tema diffusissimo”, come ha spiegato la professoressa Oriana Bovio nella sua introduzione. “Solo questa settimana, non so quanti incontri siano previsti per parlare di intelligenza artificiale. Ma noi abbiamo una linea forse diversa da tutti gli altri. Partiamo da una domanda: cos’è l’intelligenza?” “Il termine informatica, da informazione automatica, è totalmente obsoleto” ha ricordato Eugeni prima di iniziare.

“Ho preferito dunque per il titolo “scienza del computer”, che prende aspetti più ampi: la computer science è molto più antica di quello che possiamo credere, ha camminato insieme alla storia dell’uomo”. Il problema iniziale dell’uomo è stato il calcolo: “il primo strumento è l’abaco, oggi pensiamo al pallottoliere dei bambini e lo sottovalutiamo, ma in realtà ancora il 12 novembre del 1946 venne fatta una dimostrazione a Tokyo tra abaco e calcolatrice elettrica, con una netta vittoria dell’abaco”.

L’abaco diverrà superato solo nel 1967, con l’arrivo della prima calcolatrice elettronica Texas Instruments brevettata da Jack Kilby. La carrellata di Eugeni è poi passata ai robot, piccoli uomini artificiali usati per gli spettacoli già nell’antica grecia o in Cina nel 70 a.C., e agli strumenti per calcolare di Nepero, Blaise Pascal. Spazio anche alla nascita del calcolo binario, favorita dai viaggi e dagli studi di Matteo Ricci su mandato di Claudio Acquaviva: dall’idea cinese dell’I-Ching Gottfried Leibniz deriva l’idea di rappresentare tutti i numeri con 1 e 0.

A seguire un lungo salto temporale, per arrivare al 1800 caratterizzato da Charles Babbage e Ada Lovelace, i cui progetti hardware e software all’epoca rimasti solo sulla carta, ma che in tempi recenti sono stati ricostruiti e dimostrati come perfettamente funzionanti. Nel ‘900 l’informatica, e in particolar e la crittografia, passano al servizio della guerra, con gli studi e i progetti di Claude Shannon, Alan Turing, John Von Newman. Cenno finale ai pericoli dell’intelligenza artificiale: “non sappiamo se ne saranno tanti o pochi” ha detto Eugeni. “E questo ci preoccupa”. Ma Eugeni, dall’alto di un’esperienza decennale, ne ha ridimensionato la portata innovativa: “attualmente l’intelligenza artificiale è anche una moda. Ricordo esperimenti simili che portavamo avanti al Politecnico di Milano, negli anni ’90, e che poi non hanno avuto il grande impatto che ci si aspettava”.

Il sindaco Chiara Trulli, con riferimento all’appuntamento della mattina sullo stesso tema in sala consiliare, ha ricordato nel suo saluto opportunità e rischi dell’Ai: “stamattina abbiamo parlato di come l’intelligenza artificiale possa agevolare lo studio, facilitare i compiti, oppure fornire scorciatoie e sostituirci. La ricerca è stratificazione del sapere, non viene dalle scorciatoie. Le sfide davanti a noi sono tante, mi auguro che incontri come questo siano momenti di ragionamento costruttivo”.

 

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