Sogni d’oro e “pagati” dal Comune: 5.000 euro per psicanalizzare San Zopito mentre il bue costa meno

Il Comune sceglie la via della psicoanalisi per esplorare il mito del patrono

 

La Giunta Comunale presieduta dal sindaco Renato Mariotti, con delibera n.93 del 5 agosto, approva il progetto per una ricerca sul territorio, proposto dal Centro Studi di Psicologia e Psicosomatica Clinica di Pescara (CSPP), dal titolo: “San Zopito come Mito Fondativo ed immaginario collettivo”. Lo studio sul Santo patrono di Loreto Aprutino voluto, secondo voci interne al comune dall’ex assessore Roberta Legnini, costerà alle casse comunali 5.000 euro, quasi quanto il mantenimento del bue ed il finanziamento dei tre giorni di festa.

Il progetto, si legge sulla richiesta avanzata dal presidente dell’Associazione CSPP, «mira a realizzare una ricerca scientifico-conoscitiva sul territorio del Comune di Loreto Aprutino, focalizzata sullo studio dell’immaginario collettivo per mezzo della metodologia della Social Dreaming Matrix (SDM). L’indagine, della durata di 12 mesi, intende fornire all’Amministrazione Comunale dati quantitativi e qualitativi inediti, utili per orientare a favore della Comunità il legame con il Patrono anche per fornire elementi per studi approfonditi e successivi in tema di miti fondativi ed Identità Collettiva.

La Matrice del Sogno Sociale è una metodologia di gruppo in cui i partecipanti condividono i propri sogni notturni e si lasciano andare a libere associazioni collettive per scoprire temi sociali, culturali e sistemici condivisi, anziché concentrarsi sulla terapia individuale. Gli obiettivi della ricerca sono: mappare attraverso una metodologia psicologica analitica il legame profondo con il Patrono e la sua evoluzione nell’immaginario collettivo come stratificazione di significati socioantropologici. Inoltre, si dovranno: raccogliere i sogni strutturati dei cittadini con la SDM; realizzare interviste in profondità a testimoni chiave sul rito del bue; eseguire un’analisi interpretativa dei disegni dei bambini; individuare le icone oniriche come strutture narrative dell’immaginario collettivo».

In passato, però sono stati fatti diversi studi Antropologici e Demoetnoantropologici su San Zopito. Ricordiamo quello di Valerio Cianfarani che ha firmato uno dei primi contributi accademici storici con il saggio La processione di S. Zopito a Loreto Aprutino su “Lares” (1952). Quello di Alfonso M. Di Nola, Gli aspetti magico-religiosi di una cultura subalterna italiana (1976), che ha analizzato il valore simbolico, i sincretismi e la stratificazione tra sacro e profano del rito.

E recentemente gli studi di Gianfranco Spitilli e Marco Chiarini, autori di ricerche approfondite e contributi multimediali (Il bue di San Zopito. Le voci della festa, 2003) e saggi sulla dimensione sonora e rituale del bue decorato con nastri, specchi e corni. Senza dimenticare gli studi storici di Candido Greco, storico pennese che ha condotto un’analisi meticolosa sulla figura del Santo, chiarendo l’origine del nome (derivato dal greco Zòpiros e non da un inesistente Zopitus) grazie al ritrovamento di una lapide marmorea ad Anagni.

Sempre lo stesso Greco, ha condotto gli studi che documentano l’arrivo delle reliquie e l’istituzione della tradizione legata al miracolo dell’inginocchiamento del bue durante il trasferimento tra Penne e Loreto Aprutino. Questi sono tutti studi autofinanziati; mancavano i sogni onirici dei loretesi, ma tanti scommettono che la cifra elargita toglierà il sonno a molti addetti ai lavori del Bue e del Santo patrono Zòpiros.

 

 

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