PRG, i consiglieri di Visione Comune: “l’approvazione del Perimetro urbanizzato e NTA tra narrazione autocelebrativa e scelte che incidono sul futuro della città”

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – Negli ultimi giorni, sulla pagina dell’Assessora all’Urbanistica, è comparso un post autocelebrativo riguardo all’adozione del perimetro urbanizzato e all’aggiornamento delle NTA. Riteniamo importante riportare la questione dentro il perimetro dei fatti emersi in Consiglio comunale.

Durante il dibattito avevamo già segnalato una contraddizione sostanziale, che oggi appare ancora più evidente. Se da un lato l’Assessora all’Urbanistica, Rapagnetta, ha presentato questi atti come un adeguamento tecnico, necessario e in qualche modo neutro, dall’altro il Sindaco, lasciandosi andare nei nostri confronti anche a toni aggressivi che nulla aggiungono al dialogo istituzionale, ha affermato che proprio attraverso questi strumenti si potranno sbloccare situazioni, incidere su comparti e orientare lo sviluppo futuro della città.

Il punto è che il perimetro urbanizzato non è un atto innocuo. Le aree che vi rientrano oggi vengono di fatto blindate: non saranno soggette alle misure più stringenti introdotte dalla nuova legge regionale sul contenimento del consumo di suolo. È una scelta che produce effetti immediati e duraturi e che, quindi, non può essere liquidata come una semplice presa d’atto.

Lo stesso vale per il criterio utilizzato per includere nuove aree: l’inserimento di zone agricole sulla base del requisito dei dieci fabbricati finitimi ha restituito un territorio disegnato a macchie di leopardo, privo di una visione unitaria, con nuclei inclusi ed esclusi spesso a pochi metri di distanza. Su quali basi strategiche sia stata costruita questa scelta, in Consiglio non è stato chiarito.

Accanto a questo, restano le aree congelate, comprese alcune aree PEP, messe in stand by e destinate a uscire dal perimetro urbanizzato, con un futuro rimandato al PUC. Anche qui, nessuna risposta chiara su tempi, criteri e modalità, né su come i cittadini coinvolti verranno accompagnati in questa fase di incertezza.

È proprio qui che la contraddizione diventa evidente. Se questi atti servono davvero a sbloccare comparti e a incidere sull’assetto della città, allora non siamo di fronte a un passaggio meramente tecnico, ma a scelte politiche che avrebbero richiesto un procedimento diverso, più strutturato e più trasparente, non una semplice delibera consiliare.

In Consiglio abbiamo chiesto alla maggioranza di spiegare quale visione di città guidi queste decisioni. Si è parlato di “imprinting politico”, ma quando è stato chiesto di tradurlo in contenuti concreti , nuove aree di sviluppo, priorità, indirizzi per il futuro PUC , non è arrivata alcuna risposta concreta. Poca loquacità o, piuttosto, assenza di una visione chiara? 

È utile ricordare il contesto storico: già nel primo mandato di questa maggioranza l’obiettivo dichiarato di approvare il nuovo Piano Regolatore entro due anni non è stato raggiunto. Il lavoro era stato avviato dalla precedente Giunta di centrosinistra, con la nomina di un professionista che aveva portato il nuovo PRG a uno stato avanzato. All’insediamento della nuova maggioranza, il professionista è stato sostituito e l’attività rallentata. Sono passati sette anni: nel frattempo è cambiata la denominazione dello strumento urbanistico e il quadro normativo di riferimento, ma al di là di un’attività comunicativa intensa e di un lavoro spesso ostentato come “matto e disperatissimo”, il Piano resta ancora chiuso nei cassetti dell’Amministrazione.

Dietro post autocelebrativi e toni aggressivi verso chi legittimamente solleva domande, emerge così un quadro in cui atti formalmente tecnici producono effetti concreti sull’assetto del territorio, senza fornire chiarezza su strategie e prospettive. L’urbanistica non è uno strumento di comunicazione personalistica, ma il luogo in cui una comunità decide come crescere, lavorare e trasformarsi nel tempo.

Colpisce allora che, nel dibattito consiliare, il Sindaco abbia duramente criticato le scelte delle amministrazioni precedenti, rivendicando una netta discontinuità, salvo poi richiamare la necessità di nuovi comparti produttivi e commerciali per consentire alla città di evolversi e creare lavoro. È proprio grazie a una pianificazione strutturata e a scelte di sviluppo compiute nel passato che Città Sant’Angelo ha potuto crescere e dotarsi delle basi economiche e infrastrutturali di cui ancora oggi beneficia. Agognare oggi nuovi piani di sviluppo, dopo aver delegittimato quelli precedenti, senza indicare una visione complessiva e coerente per il futuro, rischia di ridurre l’urbanistica a una sommatoria di atti parziali, anziché a un progetto condiviso di città. Su questo terreno, che riguarda il futuro del territorio e delle prossime generazioni, il confronto resta aperto ed è doveroso.    

 

Gruppo Consiliare “Città Sant’Angelo Visione Comune”

Ugo Di Silvestre – Capogruppo
Alice Fabbiani
Paolo Pratense
Franco Galli
Catia Ciavattella

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