RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – Il 2 giugno 1946 si verificano 3 avvenimenti che cambiano radicalmente l’Italia. Votano per la prima volta le donne, nasce la Repubblica, viene eletta l’Assemblea Costituente che approverà la Costituzione che entrerà in vigore il 1 gennaio 1948.
L’Abruzzo usciva dalla seconda guerra mondiale devastato da ogni punto di vista. Le distruzioni materiali erano state enormi, le città sventrate dai bombardamenti, l’apparato industriale compromesso, l’economia agricola e zootecnica era seriamente compromessa. Pescara aveva subito bombardamenti il 31 agosto e a settembre 1943 che avevano provocato la distruzione di quasi tutta la zona centrale intorno alla stazione e la morte di 4 mila civili. Ortona era stata praticamente rasa al suolo nella battaglia tra i tedeschi e le forze alleate. Tante altre città abruzzesi avevano subito bombardamenti devastanti: da Sulmona ad Avezzano, da L’Aquila a Teramo, da Francavilla a Giulianova.
I paesi della linea Gustav, dalla costa teatina adriatica al Sangro Aventino e al parco nazionale d’Abruzzo erano stati cancellati dalla disumana strategia militare tedesca della “terra bruciata”. L’occupazione tedesca delle province di L’Aquila, Pescara e Teramo aveva prodotto razzie, ruberie, sfollamenti forzati, lavori forzati, persecuzioni di ogni tipo.
E anche stragi disumane di civili in gran parte bambini, donne ed anziani, come quelle di Pietransieri (128 morti), di Sant’Agata di Gessopalena (36 morti). A giugno del 1944 tutto l’Abruzzo è liberato dal fascismo e dall’occupazione tedesca. L’Italia lo sarà un anno dopo, a fine aprile del 1945.
In questo contesto drammatico i governi formati dai partiti antifascisti del CLN ( Bonomi, Parri e De Gasperi) , in accordo con gli eserciti alleati, guidano l’Italia decidendo il ritorno alla democrazia con le elezioni amministrative della primavera del 1946, e il 2 giugno con il Referendum tra Monarchia e Repubblica e con la elezione dell’Assemblea Costituente che nell’arco di un anno e mezzo di impegnativo e unitario lavoro parlamentare, voterà la Costituzione che entrerà in vigore il 1 gennaio 1948.
È una sfida enorme resa ancora più storica dalla decisione del suffragio universale anche per le donne. La risposta delle elettrici e degli elettori fu straordinaria. In Abruzzo la partecipazione al voto il 2 giugno 1946 arriva all’87,6 %, sostanzialmente in linea col dato nazionale dell’89%.
In Italia vince la Repubblica con 12.718.641 voti pari al 54,27% mentre la Monarchia si ferma a 10.718.502 voti pari al 45,73%. In Abruzzo invece vince la Monarchia con 325.701 voti ( 53,2), la Repubblica prende 286.291 voti ( 46,8). E’ un dato in linea con il voto di tutte le regioni meridionali in cui vince la Monarchia. Ma “il vento del nord” è repubblicano e si impone in modo massiccio in tutte le regioni del centro nord determinando la fine della monarchia sabauda pesantemente compromessa dall’abbraccio col fascismo e dalla scelta scellerata dell’ingresso nella seconda guerra mondiale al fianco di Hitler. Il voto delle donne il 2 giugno 1946 per la prima volta rappresenta la più grande rivoluzione civile del novecento.
Nel voto abruzzese si registra una profonda spaccatura : nelle province di Chieti ( con il 62,47%) e L’Aquila ( con il 53,28) vince la Monarchia mentre nelle province di Pescara (con il 56,52) e Teramo (con il 52,1) vince la Repubblica.
Il voto ai partiti per l’Assemblea Costituente assegna in Abruzzo alla DC un primato che conserverà sino agli inizi degli anni 90. La DC prende il 43,28% dei voti, seguono i Socialisti col 13,30%, i comunisti coll’11,48%, i repubblicani con l’8,29% e l’Unione Democratica Nazionale con il 5,30%. In Italia i risultati elettorali invece sono diversi: la DC prende il 35,2%, i socialisti il 20,68%, i comunisti il 18,93%. Comunisti e socialisti insieme in Italia prendono più voti della DC, mentre in Abruzzo la DC prevale largamente sulla sinistra.
Ma anche nel voto ai partiti l’Abruzzo è spaccato con le due province di Chieti e L’Aquila in cui la DC, l’Unione Democratica Nazionale e l’Uomo Qualunque hanno una larga maggioranza di centrodestra , mentre nelle province di Pescara e Teramo le forze di sinistra ( socialisti, comunisti e repubblicani) competono alla pari con la DC. La DC ha la percentuale più alta (il 46,2%) in provincia di Chieti; i socialisti in provincia di Pescara ( il 19,5%); i comunisti in provincia di Pescara (il 15,2%); i repubblicani in provincia di Chieti (il 10,3%). Il voto nei capoluoghi provinciali è diversificato. Nel comune di Chieti la DC ha il 42,5%, l ‘Unione Democratica indipendente (22,17), l’Uomo Qualunque (7,3), l’Unione Democratica Nazionale ( 6,5). I Comunisti si fermano al 5%, il PRI al 4,7% e i Socialisti al 3,7%.
Altra storia è il comune di Pescara dove la DC prende il 33,7%, mentre i socialisti prendono il 19,57%, i comunisti il 15,2% e i repubblicani il 9,2%; la destra dell’Uomo Qualunque consegue il 6,8% dei voti. Al comune dell’Aquila la DC ha il 47,31%, i comunisti il 14,35%%, i socialisti il 13,93%, i repubblicani il 6,28%, l’Uomo Qualunque il 6,38%. A Teramo la DC prende il 45,37% dei voti, i comunisti arrivano al 23,7%, i socialisti al 13,19% e i Repubblicani al 5%.
L’Abruzzo elegge all’Assemblea Costituente personalità di rilievo nazionale come Giuseppe Spataro per la DC, Umberto Terracini per il PCI, Ignazio Silone per i socialisti. Giuseppe Spataro sarà Ministro in vari governi e sarà uno dei più autorevoli dirigenti nazionali della DC. Umberto Terracini dopo essere stato per tanti nelle carceri fasciste, sarà eletto Presidente dell’Assemblea Costituente e sarà in Parlamento per 8 legislature nelle liste del PCI. Ignazio Silone sarà uno dei più grandi scrittori italiani del Novecento oltre che un autorevole esponente dell’antifascismo e del socialismo italiano.
Viene eletta per la DC Filomena Delli Castelli, che sarà una delle 21 donne costituenti. 80 anni fa nasce la Repubblica nonostante il voto monarchico dell’Abruzzo e del Mezzogiorno. La vittoria della Repubblica nel tempo conquista anche chi nel mezzogiorno votó per la monarchia. Con il lavoro dell’Assemblea Costituente l’Italia si unisce riconoscendosi largamente nella Costituzione che viene approvata con 452 voti favorevoli( 88% ) e 62 contrari (12%).
Questa convergenza politica esprime pienamente la volontà del popolo italiano che si riconosce nella Repubblica e nei suoi principi fondamentali. Unica eccezione fu l’estrema destra che con il MSI non si riconoscerà mai nella Costituzione nata dalla Resistenza e dall’Assemblea Costituente votata il 2 giugno 1946.
La Repubblica italiana si è risollevata dalle macerie della guerra ed è diventata uno dei più grandi Paesi democratici e sviluppati del mondo. Ha scelto una linea di integrazione europea, pur tra timidezze e contraddizioni.
Oggi la Repubblica ha 80 anni, e li porta bene. Il popolo italiano si riconosce ancora nella Costituzione repubblicana. Ne fa fede la bocciatura negli ultimi tre referendum popolari delle riforme più invasive della Costituzione, ad opera di Berlusconi, Renzi e Meloni.
Possiamo dunque serenamente festeggiare la Repubblica misurando i tanti passi fatti in 80 anni e pensando a quelli ancora da fare per rendere l’Italia un Paese più giusto e unito.
Gianni Melilla Presidente Fondazione Brigata Maiella
















