80 anni fa Ettore Troilo Prefetto di Milano

Gianni Melilla *

 

Nel gennaio del 1946 il  primo Governo De Gasperi nominava Prefetto di Milano l’avvocato Ettore Troilo, comandante della Brigata Maiella nella lotta di Liberazione dal nazifascismo.

Ettore Troilo, nato a Torricella Peligna in provincia di Chieti nel 1898, era un avvocato di limpida fede socialista e antifascista. A meno di 20 anni era un ufficiale combattente della prima guerra mondiale sul monte Grappa. Collaboratore di Filippo Turati e Giacomo Matteotti, avversò con grande coerenza il regime fascista. Dopo l’armistizio del settembre 1943, è in prima linea nella difesa di Roma contro gli occupanti tedeschi e i fascisti. Nell’inverno del 1943 torna in Abruzzo e  organizza i primi giovani dei paesi della Maiella chietina costituendo la Brigata Maiella che inquadrata sotto il comando delle forze armate britanniche e poi polacche, si rese protagonista della lotta di liberazione contro i nazifascisti in Abruzzo, nelle Marche, in Romagna, in Emilia sino ad Asiago nel Veneto e al suo scioglimento nel luglio 1945 a Brisighella.

Ettore Troilo fu scelto come Prefetto di Milano 80 anni fa dal Governo, su proposta del Ministro all’Interno Romita per sostituire Riccardo Lombardi che era stato nominato Ministro dei Trasporti. A sostenerlo anche il sottosegretario all’Interno Giuseppe Spataro, come Troilo, abruzzese della provincia di Chieti.

Troilo si insedia alla Prefettura di Milano con la Città pesantemente segnata dalle distruzioni della guerra. Palazzo Marino, sede del Comune, era ridotta ad un cumulo di rovine così come la Scala, la Galleria era scoperchiata, di Brera rimaneva ben poco così come del Castello sforzesco e di gran parte delle scuole, università, ospedali, chiese, fabbriche.

Anche la Questura era stata distrutta dai bombardamenti. La situazione economica e sociale era drammatica. La conflittualità politica era acuta con le forze partigiane e fasciste ancora in parte armate e in conflitto tra loro, mentre ai ceti popolari mancava tutto, dal cibo ad un tetto.

Troilo dovette affrontare varie crisi tra cui la rivolta del carcere di San Vittore nell’aprile 1946 durante la quale si offrì come ostaggio, e il trafugamento della salma di Benito Mussolini. Troilo rimise il piedi il corpo di polizia per controllare l’ordine pubblico, contrastò il caro vita e la penuria di beni alimentari.  Chiese e ottenne farina da mezza Italia per sfamare i milanesi. Favorì la ripresa delle attività produttive per ridare un lavoro a migliaia di operai lombardi . Organizzò le prime elezioni amministrative e lavorò insieme al Sindaco socialista di Milano, l’indimenticabile Antonio Greppi, partigiano della Brigata Matteotti, a cui i fascisti uccisero il figlio. Tra Prefetto e Sindaco si stabilì un sodalizio umano e politico che produsse in due anni risultati straordinari.

Riaprirono in tempi da record l’accademia di Brera, la Scala, la fiera campionaria, molte scuole, ospedali e uffici pubblici, i trasporti tornarono a funzionare. Nella caserma fascista dove venivano torturati i partigiani durante la RSI, nacque allora il “Piccolo Teatro” che diventerà una delle più prestigiose istituzioni culturali italiane.

Lo spirito  della Resistenza continuò a vivere in una relazione feconda con la Camera del Lavoro, gli operai e le associazioni imprenditoriali al fine di rilanciare l’economia della più grande area industriale d’Italia. Nel frattempo però la situazione politica italiana stava cambiando e l’unità dei partiti antifascisti del CLN stava cedendo il passo alla “guerra fredda” tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica con gravi ripercussioni politiche anche in Italia.

E in questo quadro finisce l’esperienza dei governi unitari antifascisti, il PSI e PCI vengono cacciati e la DC assume il controllo dello Stato con il favore delle truppe alleate che ancora occupavano militarmente l’Italia. La nuova politica democristiana, in sintonia con gli Stati Uniti, considerava superata la discriminante antifascista, il vero pericolo per la DC era rappresentato ormai dai socialisti e dai comunisti in quanto parte del campo avverso dell’URSS.

Dunque bisognava superare l’anomalia di un Prefetto socialista a Milano, proveniente dalla Resistenza. Mentre si completava a Roma l’approvazione unitaria della Costituzione, nel novembre del 1947 veniva rimosso il prefetto Troilo dal Ministro all’Interno Scelba e dal Presidente De Gasperi.

I prefetti e i questori partigiani dovevano essere tutti rimossi e sostituiti con nuove persone di chiara impronta antisocialista e anticomunista. Milano si ribellò alla cacciata per motivi politici di Troilo. La Camera del Lavoro proclamò lo sciopero generale, il sindaco Greppi si dimise insieme ad altri 160 sindaci della provincia di Milano, la Prefettura fu occupata da migliaia di operai e partigiani 

guidati dal dirigente del PCI Giancarlo Pajetta. Migliaia di partigiani dalle principali città del nord, da Genova a Torino all’Emilia, erano in partenza per sostenere il movimento operaio milanese pronti allo scontro di piazza e anche  militare. Scelba decise l’intervento dell’esercito e comandò di reprimere con ogni mezzo il movimento di protesta.

Il pericolo era uno scontro armato e una potenziale guerra civile con il comando americano presente in forza in Italia pronto ad intervenire militarmente in appoggio all’esercito, e con un movimento partigiano del nord Italia ancora parzialmente armato. Per 2 giorni e una notte l’Italia rimase col fiato sospeso, ma poi tutto si risolse grazie allo spirito di sacrificio di Troilo e all’equilibrio dimostrato dalle forze di sinistra e dalla Camera del Lavoro che smobilitarono la protesta, e dalla lungimiranza dell’Esercito guidato dal generale Capizzi che non scelse la via della repressione sanguinosa.

Contó anche il fatto che il generale Capizzi e Troilo si erano conosciuti durante i duri mesi della guerra di Liberazione in Romagna quando insieme lottavano contro tedeschi e fascisti. E così alla fine del 1947 Troilo lascia la prefettura di Milano senza chiedere nulla in cambio. Troilo rifiuta la carica offerta dal Governo, di Ministro plenipotenziario presso l’ONU così come rinuncia ad ogni ricompensa economica derivante dal ruolo di Prefetto di prima classe, incarico ambitissimo e lautamente retribuito che gli viene offerto da De Gasperi .

Troilo sceglie di tornare semplicemente a vivere del suo lavoro di avvocato. Resterà in Lui ovviamente l’amarezza di chi sente sulla propria pelle l’ingratitudine del governo italiano. La sua più grande soddisfazione sarà ricevere per la bandiera della Brigata Maiella, il 2 maggio 1965 a Sulmona, nella grande piazza Garibaldi, la Medaglia d’oro al Valor Militare per quanto fatto dai 1326 patrioti della Brigata Maiella durante la lotta di Liberazione dal nazifascismo.

Con lui a Sulmona ci sono i partigiani della Brigata Maiella, che hanno contribuito a costruire l’Italia democratica e repubblicana. Troilo si spegne il 5 giugno 1974 a Roma. Come ci riferisce suo figlio Carlo, “lascia poche righe di disposizioni per il giorno della sua morte: vuole funerali civili e, sulla bara garofani rossi. Il 6 giugno 1974 è un giorno di sole a Torricella Peligna. Non ci sono “autorità”, ma solo un gruppo dei suoi partigiani che lo accompagna nel piccolo cimitero, dominato dalle aspre cime della Maiella”.

Ettore Troilo, comandante della Brigata Maiella e Prefetto di Milano: uno dei figli migliori della nostra Storia, una leggenda della democrazia e della moralità della Resistenza italiana.

 

* Presidente della Fondazione Brigata Maiella

 

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