Dario Recubini ex amministratore e legale responsabile dell’Asp 1 di Pescara, Azienda pubblica di Servizi alla persona della Provincia di Pescara, andrà a processo per frode nelle pubbliche forniture, falso e turbata libertà degli incanti.

Accuse che scaturiscono dalla gestione delle gare per l’affidamento dei servizi di accoglienza e assistenza dei cittadini stranieri. Oltre a Recubini, compariranno davanti al giudice tre dirigenti della Prefettura sempre per frode nelle pubbliche forniture visto che, secondo la Procura, non vigilarono sull’operato del presidente Asp e delle sue strutture.

I tre accusati sono: il vice prefetto dell’epoca Maria Di Cesare, responsabile dell’Area “diritti civili, cittadinanza, condizione giuridica dello straniero, immigrazione e diritto d’asilo”; Ida De Cesaris, dirigente della Prefettura e presidente della commissione giudicatrice per le valutazioni delle offerte per l’affidamento del servizio di temporanea accoglienza degli stranieri, e Rinaldo Recchia, dirigente responsabile del servizio contabilità della Prefettura, quello che avrebbe disposto e sottoscritto gli ordinativi di pagamento per «importi notevolmente eccedenti», scrive il pm Andrea Papalia rispetto «a quelli dovuti in base al tetto massimo di presenze giornaliere di migranti previsto nelle convenzioni».

Per il Gup Giovanni De Rensis, i quattro avrebbero dichiarato, nei documenti di gara, di avere tutti i requisiti per ospitare un certo numero di migranti, che in seguito sarebbero cresciuti fino ad arrivare «di gran lunga superiore al tetto di disponibilità massima previsto per le strutture» di Penne e di Civitella Casanova, «già di per sé inidonea a ospitare un numero superiore a 10 persone».

A Penne da ottobre a dicembre 2016 venivano ospitati una media giornaliera di più di 30 persone rispetto alla capienza della struttura, 1024 presenze rispetto alle 775 di ottobre, 966 a novembre e 1030 a dicembre, «mettendo a disposizione – Recubini – locali, servizi, personale e attrezzature insufficienti, inidonee e in contrasto con i requisiti di capacità tecnico-organizzativa previsti per l’affidamento dell’appalto».

Inoltre, i locali erano «gravemente carenti sotto il profilo strutturale e igienico sanitario», e gli importi versati per l’accoglienza non erano dovuti «Richiedendo e ottenendo», scrive riferendosi a Recubini, «per i mesi da ottobre a dicembre 2016 la liquidazione di 95 mila euro e per l’anno 2017 la somma di 680 mila euro, conseguiva l’ingiusto profitto di 21 mila euro per il 2016 e 170 mila euro per il 2017». Mentre i tre dirigenti della Prefettura, avrebbero «dolosamente omesso i necessari controlli e la dovuta sorveglianza sull’andamento degli appalti e sulla concreta esecuzione», non controllando le presenze giornaliere e così liquidando le somme eccedenti.

L’ex presidente dell’ASP di Pescara, dovrà rispondere anche del falso che è legato alla struttura di Penne che non aveva, secondo il Pm Papalia, i requisiti necessari e neppure l’agibilità e l’abitabilità delle quali «in realtà ne era priva anche perché la porzione di immobile destinata all’accoglienza degli stranieri era interessata da lavori edili e comunque priva dell’agibilità, acquisita in data 8 luglio 2015 e quindi in epoca successiva anche all’aggiudicazione definitiva del 29 giugno 2015».

Le indagini poggiano su diverse informative acquisite dalla polizia municipale di Penne, di quelle della Guardia di Finanza e da quelle delle Asl e dei Nas.

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