Penne 1920/Penne2020

SIGNOR FERDINANDO, SIGNOR ERNESTO

In ricordo di Ernesto Sabatini e Ferdinando Bevilacqua, amici del biancorosso calcistico e non solo

Se ne sono andati a distanza di pochi giorni. E di tantissimi giorni biancorossi furono protagonisti Ferdinando Bevilacqua ed Ernesto Sabatini: il fotografo del calcio e non solo, di una intera comunità, e il medico,  sportivo. Avevano in comune la riservatezza, la signorilità, la serietà nei comportamenti anche nei momenti più concitati. Due persone per bene che hanno segnato momenti storici lunghi e significativi. Non erano di Penne, ma qui hanno trasferito i loro tratti distintivi accostandosi ai pennesi ed ai colori biancorossi con la passione e il garbo di sempre. Ferdinando Bevilacqua si è spento a 84 anni, così all’improvviso.

Chi non ricorda lo studio fotografico Bevilacqua fondato da  Renato, suo padre, un uomo elegante e davvero d’altri tempi. Dove c’era un compleanno, un evento, una festa, c’era il buon Ferdinando con la macchina fotografica. E al campo immancabilmente c’era lui: da dietro la porta, in mezzo alle panchine, all’ingresso degli spogliatoi. Bevilacqua ha immortalato il calcio per decenni e per decenni fotografò gli arbitri che da tutta Italia passavano per Penne. I direttori di gara tenevano a ricevere a casa gli scatti in bianco e nero e poi a colori che puntualmente Ferdinando provvedeva a far recapitare.

Una volta un arbitro di Lecce che poi arrivò in A mi telefonò per sollecitare Ferdinando affinché inviasse le foto, ma che aveva già mandato senza giungere a destinazione. E così provvide a spese sue a rispedirle”, lo ricorda Camillo D’Angelo, per anni corrispondente de Il Messaggero.

Personalmente lo ricordo con simpatia in decine di occasioni, specie in una trasferta a Gubbio. Lunghissima, a bored della sua Golf e con le canzoni di Raoul Casadei che a un certo punto fermai con una iniziativa che non apprezzò senza tuttavia rimproverarmi e a fine gara al culmine della tensione provocata dai tifosi umbri ci ritrovammo al centro di un fitto lancio di pietre vicino alla sua auto. Ernesto Sabatini, pescarese, ci ha lasciati a 68 anni. Si avvicinò al Penne calcio perché lui lavorava al pronto soccorso dell’ospedale e Mauro La Torre, pediatra del San Massimo, dirigente e poi presidente lo cooptò. In breve tempo tutti ne apprezzarono le doti: preparato, misurato, sapeva trattare i calciatori. Giovanni Severo gli voleva un gran bene e lo stimava così come Guido Colangelo che gli confidava segreti e strategie tanto sapeva che Ernesto era una tomba. Fu così anche a Pesaro in quella giornata di metà maggio del 1983.

Sabatini e Giuliano Mergiotti, il massaggiatore, furono chiamati a un lavoro speciale per fornire integratori alla truppa pennese impegnata in uno spareggio salvezza al secondo anno di Interregionale. Colangelo aveva un rapporto diretto con Leonardo Vecchiet, medico della nazionale italiana campione del mondo in Spagna e che al San Massimo aveva lavorato prima di trasferirsi a Chieti. “Correvamo come i forsennati”, rivela Vittoriano Di Luzio dagli Stati Uniti. Ernesto Sabatini era a Fermo in quella domenica del 17 ottobre 1982 quando Felice Liberati in uno scontro di gioco si ruppe la clavicola. L’ultima volta che l’ho visto lo portai a ricordare il Penne calcio che fu e subito un sorriso illuminò per un attimo il suo bel volto bruno. Bei tempi, quante ne abbiamo viste…”.

 Berardo Lupacchini

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