Più  che “difendere” l’ospedale “San Massimo”, da qualche tempo, l’Associazione “Salviamo l’Ospedale è impegnata a proporre una forte attività aggressiva nei confronti della mia figura di medico ospedaliero e sindaco della Città di Penne. E personalmente non ho capito il motivo. Le battaglie si fanno insieme e non soli.

L’anonimo articolista, che probabilmente studia poco, questa volta, ha sollevato una polemica inutile e incomprensibile.

La mia scelta, volontaria, di tornare in corsia, è legata a due fattori: aiutare i colleghi e sostenere il San Massimo in un momento di forte difficoltà a causa dell’emergenza epidemiologica. Avrei potuto scegliere di rimanere a casa, godermi la pensione; ho scelto invece di tornare a collaborare con l’ospedale “San Massimo” di Penne dopo 40 anni di turni e sofferenze patite in corsiaIl rapporto di collaborazione è disciplinato dalla legge n. 27 del 24 aprile 2020, recante: «Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19. Proroga dei termini per l’adozione di decreti legislativi», che consente a medici in quiescenza di tornare a lavorare, e, con il combinato disposto di un altro provvedimento legislativo, viene stabilita la corresponsione al rapporto professionale fino a un massimo di 40mila euro per ogni contratto. Probabilmente la grammatica amministrativa che affiora nella delibera contestata, che mi riguarda, non è delle migliori.

La mia corresponsione, alla quale non posso rinunciare a priori per legge e per rispetto ai colleghi iscritti, è pari a un rimborso, stabilito forfettariamente dalla ASL di Pescara, di circa 45,00 euro lorde/ora, a cui dovrò detrarre le tasse e le imposte, l’Inail e l’assicurazione civile che restano a mio carico, essendo in questo caso assunto come un libero professionista che opera nel campo della sanità ed è soggetto, pertanto, alla responsabilità per dolo e colpa grave, civilmente epenalmente. Ho garantito all’azienda sanitaria che avrei effettuato un massimo di 24 ore settimanali, secondo le esigenze del reparto, senza preferenza di turnazione, per aiutare i colleghi del reparto di medicina dopo mesi di attività gravosa. Colleghi che non hanno gradito, tuttavia, gli attacchi perpetrati dall’Associazione “Salviamo l’Ospedale”, dal segretario del PD e dal segretario cittadino di Rifondazione Comunista in versione digitalizzata. In un momento di emergenza per il Paese, si unisce, non si divide. Non ci si arrocca, si apre. Ho scelto di fare il medico per missione. Ho scelto di fare il sindaco per amore della mia città. Chi odia, chi pensa che dietro ogni scelta ci sia una zona d’ombra, è vittima del rancore e dell’inferiorità morale. Condivido un punto elencato nella nota dell’Associazione “Salviamo l’Ospedale”: è vero, questa volta il sodalizio è stato chiamato a sostituire la politica con l’attività di opposizione alla mia maggioranza, considerato il vuoto che persiste. Sollevare il conflitto d’interesse è stato l’ultimo tassello che mancava a sostenere questa tesi.

Le carenze di personale del San Massimo sono note a tutti, da quando è stato deciso politicamente di declassare il nostro nosocomio a ospedale di area disagiata. Abbiamo fatto una battaglia politica sia dentro che fuori le istituzioni. E continuiamo a farla con forte determinazione, senza proclami o editti, ma con educazione. E senza guardare al colore politico.

Tuttavia, non abbiamo letto nemmeno un messaggio “politico” dell‘Associazione o del PD di Penne nei confronti del Governo nazionale (PD-M5S e Leu) o Commissari vari nominati dal Ministro Speranza, che, con la proroga dello stato di emergenza e i poteri speciali, avrebbero potuto aprire ospedali, potenziarli e neutralizzare le scelte sbagliate evidentemente realizzate dagli enti inferiori. Lo prevede la norma. Forse è più facile prendersela con il sindaco di Penne. 

Rende più politica” la sopravvivenza. 

Mario Semproni    

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