Stessa data per fatto e sentenza: esattamente sei anni passati dal 1 marzo 2015  quando al termine dell’incontro di calcio Goriano Sicoli -Penne, valevole per il campionato regionale di promozione Girone B, si creavano degli scontri durante il deflusso tra le tifoserie opposte e otto tifosi venivano denunciati.

Il 2 marzo 2021 viene pronunciata sentenza di assoluzione per non aver commesso il fatto per sette degli otto imputati (il minore è stato giudicato a parte presso il competente Tribunale dei minori dell’Aquila anche lui assolto) da parte del Tribunale Penale di Sulmona, Giudice Dott.ssa Pinacchio,.

Tra 60 giorni le motivazioni della sentenza ma soddisfatti il pool di avvocati che difendeva i sette tifosi, avv. Federico Bianchi di Penne, Michela Minati e Tiziana Cacciatore del foro di Agrigento e l’avvocato Vincenzo Di Girolamo, tra l’altro rappresentante legale del minorenne..

Secondo la ricostruzione dei fatti, nella giornata del 2015, il personale dell’Arma impegnato in servizio di ordine pubblico interveniva per sedare le parti invitando le tifoserie delle due squadre verso l’uscita del campo sportivo al fine di scongiurare che l’evento potesse assumere maggior rilievo. In tale operazione l’Appuntato Scelto dei carabinieri Venditti Cristiano, riferiva nella propria relazione di servizio che mentre si trovava “all’inizio degli spalti” era stato travolto dalla tifoseria del Penne, dove alcuni di questi, in evidente stato di euforia gli avrebbero sferrato calci e spintoni e riuscito a divincolarsi, immobilizzava alcuni tifosi del Penne che poco prima avevano scatenato il tutto, ma questi, purtroppo, aiutati da altri tifosi della propria squadra, sempre dietro calci e spintoni, riuscivano ad andare via.  A quel punto il militare dopo il deflusso degli spettatori accusava dei dolori al basso ventre per i quali veniva trasportato a mezzo ambulanza al pronto soccorso presso il presidio ospedaliero di Popoli.

Sulla scorta di quanto denunciato dal milite e da altre testimonianze assunte, veniva comunicata e iscritta a carico di ignoti la notizia di reato presso la Procura della Repubblica di Sulmona per i reati di resistenza a pubblico ufficiale (artt. 112 e 337 c.p.) e lesioni aggravate (artt. 582, 585, 576 e 61 n. 2 c.p.)   

Le indagini condotte dalla stazione dei Carabinieri di Goriano Sicoli in cooperazione con il Comando dei Carabinieri di Penne, i quali procedevano a fornire foto e nominativi (in totale diciotto) di alcuni partecipanti alla trasferta con il pullman ma anche di altre persone che abitualmente seguivano il Penne Calcio, consentivano all’appuntato Scelto  Venditti Cristiano di riconoscere in otto persone (tra cui un minore e un dirigente) quelle che, a suo avviso, al termine della gara nel pomeriggio del 1.3.2015, avrebbero usato violenza nei suoi confronti “colpendolo con calci e spintoni, mentre cercava di riparare 2 minori dal pericolo di essere travolti dalla folla dei tifosi e provocandogli al fine di opporsi all’attività di ufficio in occorso , lesioni personali guaribili nel 20° giorno consistite in trauma contusivo addominale e distorsione cervicale” (stralcio capo di imputazione della Procura di Sulmona PM Dott.ssa Aura SCARSELLA).

Veniva altresì notiziata la Questura di L’Aquila –Divisione Polizia Anticrimine- per gli eventuali provvedimenti DASPO a carico della tifoseria del Penne, e notificato agli interessati la comunicazione dell’avvio del procedimento. Procedimento che a seguito di memorie difensive e allegazioni documentali di atti di indagine, che si palesavano assolutamente contraddittori, finiva con nessuna emanazione della misura restrittiva del “divieto di accesso ai luoghi ove si svolgono manifestazioni sportive”  .

Già dagli atti di indagine emergevano discrasie tra la ricostruzione operata dall’Appuntato scelto Cristiano Venditti, il quale offriva almeno tre versioni diverse degli accadimenti dell’1.3.2015; una, nel corso delle operazioni di ricognizione fotografica del 28.3.2015, un’altra nel redigere l’annotazione di servizio datata 2.3.2015 ed infine, dagli atti del richiamato procedimento penale risultava che il medesimo milite aveva riferito quanto a lui occorso durante l’espletamento del servizio d’ordine dell’1.3.2015 al Maresciallo Capo BALDINI Giovanni (unitamente al quale aveva effettuato il servizio). In merito a tale evento risultava che l’Appuntato VENDITTI riferiva al Maresciallo Capo BALDINI di non essere riuscito ad individuare il suo assalitore e nemmeno di essere in grado di precisare se fosse stato attinto da calci o pugni.

Nonostante le evidenti contraddizioni che si evincevano dagli atti di indagine della Procura, interrogatori e sommarie informazioni testimoniali che scagionavano gli indagati (alcuni addirittura non presenti allo stadio nel corso deli fatti contestati perché già andati via o addirittura poiché non erano affatto andati a vedere la partita quel giorno ma loro malgrado si sono trovati nella posizione di doversi difendere per sei lunghissimi anni dalla macchina giudiziaria che procedeva inesorabilmente), non si è riusciti ad evitare il rinvio a giudizio e quindi la fase dibattimentale del processo. Durante il dibattimento dinanzi al Tribunale Penale di Sulmona tali circostanze sono venute fuori e oltre alle testimonianze di numerosi cittadini pennesi (tra cui anche il presidente del Penne Calcio Fabrizio Vecchiotti, l’allora direttore Antonio Mergiotti) appare significativa la testimonianza del maresciallo capo Giovanni Baldini della stazione di Raiano il quale ribadiva ciò che aveva scritto nella propria annotazione di servizio del 1.3.2015 e cioè che unitamente ad altro collega App. Scelto Di Sanza non notavano assolutamente tifosi scagliare colpi contro i carabinieri e neppure tra loro, e che nell’immediatezza proprio il collega Venditti gli riferiva di essere stato aggredito da una sola persona e di non essere riuscito ad individuarla. 

* l’immagine usata è di repertorio e non è assolutamente riferibile si fatti accaduti e raccontati 

 

 

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