AssoConsum, l’Associazione a tutela dei consumatori, rivela i dati dell’inchiesta del giornale Salvagente dalla quale emergono risultati che ormai sappiamo, conosciamo ma che non comportano mai una consapevole linea dura in tema di contraffazioni alimentari e frodi al commercio. 

Di nuovo al centro delle indagini l’olio extravergine di oliva o meglio, quello che dovrebbe essere un olio siffatto ed invece non è: 7 oli comunitari su 15 venduti come tali ma che, alla prova del panel test, sono risultati essere semplici vergini tanto da far scattare immediatamente la contestazione di frode in commercio in base all’art 515 del Codice penale. Denunce presentate dagli avvocati Mirian Chianese e Aniello Chianese di Assoconsum presso sei procure territoriali tra le quali anche quella di Chieti per il Il Saggio Olivo del gruppo abruzzese De Cecco.

A finire declassati dall’analisi del panel test svolta dal Laboratorio chimico dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Roma al quale Salvagente si è rivolto, sono stati anche altri lotti: Carapelli Il Frantolio, Colavita Mediterraneo tradizionale, Cirio Classico, Coricelli Extravergine, La Badia di Eurospin.

Ipotesi di reato delle quali dobbiamo sicuramente aspettare l’esito delle indagini giudiziarie ma, quello della contraffazione dell’olio extravergine di oliva, è uno dei reati più frequenti nell’ambito delle truffe agroalimentari che vanno da quelle- si fa per dire- meno dannose come il miscelare oli di qualità a quelli di pessima qualità fino a giungere a quelle che integrano dei veri crimini contro la salute dei consumatori. Pensiamo a quegli oli, i cosiddetti lampanti che vengono modificati chimicamente e resi commestibili ma che non lo sono per niente e causano grossi problemi alla nostra salute. Non dobbiamo smettere, come organi di informazione di raccontare ed aiutare i consumatori in una scelta sempre più consapevole partendo dall’argomento più convincente e che è lo specchietto delle allodole: il prezzo. Sovviene la sintesi che fece il Professor Leonardo Seghetti in una delle sue tante missioni di informazione e formazione: se un olio extravergine di oliva costa al litro meno di 10 euro sappiate che non state acquistando un EVO. Un dato di fatto: produrre e commercializzare un olio extravergine di qualità ha dei costi oggettivi fissi che determinano un certo prezzo finale. In aggiunta a questo bisogna calcolare che quello del risparmio, che appare quasi un obiettivo o una necessità, non lo è affatto: in primo luogo perché, essendo anche il sapore alterato, se ne consuma una quantità maggiore quindi il risparmio è solo apparente, in secondo luogo oli di cattiva qualità creano dei danni talmente elevati alla nostra salute che quello che risparmiamo servirà poi a compensare quanto spenderemo in rimedi farmaceutici. Analisi brutale ma così è. Se, come consumatori, riuscissimo a dirottare le nostre scelte seguendo queste matrici, potremo sempre più influire determinando il mercato. E non esserne più schiavi inconsapevoli.

Altra matrice è controllare bene l’etichetta e raccogliere più dati possibili: anno di produzione, nome dell’azienda produttrice, origini (italiano oppure estero), metodologia di estrazione (meglio se “Estratto a freddo”), luogo e lotto di imbottigliamento, tabella nutrizionale, modalità di conservazione e scadenza. Etichette che presentano scritte minuscole sono un campanello d’allarme. Maggiori informazioni sulla tracciabilità della filiera, maggiore trasparenza, maggiore qualità.

Sulle qualità sensoriali dell’olio extravergine di oliva bisogna lavorare tanto, intensificare gli incontri tra produttori e consumatori, ricostruire, come dice la Professoressa Carla Angerosa, una memoria del gusto guidando le sensazioni olfattive e retro-olfattive. L’olio extravergine di oliva ha, rispetto al vino, ancora tanta strada da percorrere e un gap di comunicazione che copre un vuoto di almeno vent’anni. L’Abruzzo rappresenta una regione strategica sotto tutti i punti di vista, potenza in atto ed in divenire che deve, però, non smettere di percorrere strade avviate.

N.d.r. La foto principale dell’articolo è tratta dal giornale Salvagente

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