Contrada Casali a Nocciano. Il viaggio ha inizio dal punto che raggiungo dopo un saliscendi tra distese di verde boccheggianti di primavera. È l’azienda Chiusa Grande, un’astronave ecologica con 70 ettari di vigneti, dal 1996 produttrice di vini biologici ottenuti da vigneti curati e selezionati.

“Mi perdoni se la correggo ma noi non produciamo vini, noi produciamo emozioni e solo in un percorso a ritroso realizziamo quello specifico vino che finisce con evocarla”. 

Veduta dell’azienda in Nocciano

Chiaro, il wine travel che mi aspetta rivela nell’approccio qualcosa di prezioso ed unico nel suo genere. Lui è Franco D’Eusanio, fondatore della marca, affiancato nella gestione dai figli, Ilaria e Rocco. Presumo abbiano un bel da fare a contenere questo enfant terrible dalle idee che hanno precorso i tempi di almeno 30 anni. Emozione è la parola chiave della strategia aziendale, l’altra è proprio la visione di questo imprenditore, tutta sua, che solo casualmente intercetta le grandi linee del marketing, tanto le rifugge nell’utilizzo più standardizzato e omologato, tanto ne è un creativo autonomo ed originale. 

“Prima del mio vino, prima ancora dei miei vigneti e di tutto quello che Lei vede e anche che non vede, c’è uno stile di vita che ho abbracciato nei valori ispirati all’idealismo, tutto si riconduce al pensiero, la realtà è di questa il riflesso, il sentire più importante del sentito.

È per questo che il giornalista de Il Sole24ore lo ha definito un vinosofo? Certo, io ho inventato il decalogo della vinosophia che comprende 9 punti comportamentali come sognare ad occhi aperti, rispettare la natura, avere una vita piacevole, fuggire le false ambizioni, evitare le mode, lasciarsi sedurre dalla terra, la correttezza, la difesa dei principi rurali della terra d’Abruzzo.

Ma ne manca uno? La summa, la regola numero 10, la personalità del mio vino ed il suo consumo che produce un benessere psicofisico. Chi beve vino deve stare bene, sia assaporando il piacere del momento degustativo sia dopo, quando va a letto o affronta il resto della giornata. 

Questo da un punto di vista del marketing è una bella suggestione Io non seguo le mode ed ho sempre imboccato strade ancora non battute: del resto come fece papà quando lasciò Tollo nel 1974 alla ricerca del posto giusto per espandersi e fare un vino di qualità. Credo di aver portato all’estremo la sua intraprendenza conservando una profonda dedizione al mantenimento degli equilibri della natura.

In controtendenza e conservatore? In controtendenza e sperimentatore: la tendenza preminente è di lavorare in riduzione di ossigeno con acidità elevata, io invece, ho scelto l’iperossigenazione, attenuando l’acidità con una seconda fermentazione. Questo mi garantisce non solo una acidità non aggressiva ma anche un vino più stabile che seduce ad ogni sorso, fino all’attrazione fatale.

Vino per sedurre? Direi sedotti dal vino perché è tra noi ed il vino che deve scattare la prima seduzione che a sua volta rimane impressa nella memoria emotiva e cerebrale. Potrebbe sembrare  follia… in effetti lo è…una follia che nasce dalla sapienza di per sé razionale. Le emozioni sono sollecitazioni cerebrali che guidano tutte le fasi della produzione.

E come si traduce, del  punto di vista  tecnico, tutta  questa fascinazione? Interpretando i grandi temi del sentire romantico  e mettendoli in connessione con le qualità organolettiche del vino. Le faccio un esempio pratico: uno dei nostri Montepulciano d’Abruzzo doc si chiama Perla nera, e nasce da passione e tormento. Passione è quella suscitata dall’amore, il tormento scatta quando quel desiderio non è ricambiato, è irraggiungibile. Le caratteristiche tecniche del Perla nera sono in coerenza con le suggestioni che deve evocare: sicuramente un po’ spigoloso, senza tannini troppo dolci perché non deve essere morbido, poi deve provocare quel gusto di sfuggevolezza che ti secca i lati della lingua e che ti porta a volerlo ancora bere. Come l’amore dannato che non puoi avere, eppure lo cerchi sapendo che ti creerà tormento.

La sala multisensoriale

 

 

 

 

 

Vengo catapultata direttamente nel borgo tedesco che fa da sfondo alla passione di Werther per Charlotte, alla tempesta e l’impeto delle poesie di Schiller, al piacere che è felicità nel diario storico di Giacomo Leopardi, infine il senso est-etico  poetico di un moderno eroe della terra che non scende a compromessi con le visioni di un mercato dove lui vuole starci con le sue idee. La coerenza, in principio. Lo è talmente, coerente, che ha provveduto alla commissione di uno studio scientifico all’Università di Chieti per dimostrare che quando bevi il vino Chiusa Grande si mettono in moto delle sinapsi cerebrali che arrivano a coinvolgere tutti i sensi. “Ed ecco perché ho anche completato l’intero  progetto aziendale  con la musica,  grazie a Tony Pancella ed altri artisti, che hanno composto brani evocativi per ogni vino e raccolti in due cd, Wine Jazz e Vinosophia Sound Experience, ma anche con la sala multisensoriale nella quale la degustazione è accompagnata dall’accensione delle luci che seguono la specifica emozione. Tutto questo è espresso nelle mie retroetichette che non spiegano gli abbinamenti o le temperature ma raccontano l’esperienza, da consumarsi lentamente, centellinando le sensazioni, nel passaggio tra ciò che si mostra e ciò che si lascia immaginare”.

Estremamente edonistico, sensoriale ma anche intellettuale, complesso, è per tutti? Deve esserlo, il vino deve essere fatto per essere consumato, la scelta etica, e dal mio punto di vista anche morale, è proprio nel rapporto qualità/ prezzo e nel non differenziare se non in base alla emozione che vuoi cercare. Io non partecipo molto ai concorsi, adesso un po’ di più perché mi spronano I miei figli, embé, sa con quale vino abbiamo vinto a Bruxelles in una delle selezione di rosati più rinomata al mondo? Io che faccio la vinosophia, la vinificazione nella pietra di Pietranico, ho vinto la medaglia d’oro con Karma Rosé, un entry level destinato alla grande distribuzione. Credo che si possa fare un vino buono senza essere schiavi del profitto o proponendo per forza la mediocrità dell’effimero.

Un paradosso?  No, la verità… la verità è che quando bevi il vino “ti sa dá ‘ngrufá li pili” inutile dire e fare! Il vino non va sniffato, il vino va bevuto. Ecco perché il mio è accessibile a tutti.

Franco D’Eusanio

Scoppio a ridere, dalle alte latitudini del pensiero schilleriano alla concretezza del mood abruzzese, ironico, appassionato, verace, e autentico.  

“Quando mi chiedono perché ho scelto il biologico rispondo che non avrei potuto fare diversamente, che non è una scelta che ho fatto  a tavolino ma è una conseguenza di ciò che sono e non potrei fare altro”

Le certificazioni sono anche esigenza di trasparenza? Il consumatore deve essere consapevole  che quello che dico non sono chiacchiere e la certificazione è sinonimo di tracciabilitá. Consideri che oltre i certificati Icea e quelli ISO sulla produzione abbiamo anche quello 14001 sulla gestione ambientale, abbiamo una certificazione di un disciplinare più restrittivo, l’AIAB, e in tutte le linee un livello di solfiti al di sotto di quello richiesto dal biologico. 

La chiacchierata prosegue nel cuore dell’astronave, dove il rito emozionale si consuma, un palcoscenico sulle terre benedette e dalle curve morbide incontaminate, luogo di degustazioni, eventi ed incontri. Prima che il Covid arrivasse e facesse calare il sipario del silenzio.

Continuiamo a lavorare ed ideare, quando la pandemia passerà la gente avrà bisogno di ritrovare se stessa, di libertà e di equilibrio, qui a Chiusa Grande abbiamo in mente di organizzare tante cose in un dialogo aperto con il territorio e con il mondo. Proseguiremo , ad esempio, nella presentazione dei vini ‘IS cioè lui, ‘EA, lei e ‘ID’,, l’ambiguitá, nati dall’idea come in ciascuno di noi alberghi una componente maschile, una femminile e una ibrida, inafferrabile. ‘Is’ e’ il rosso, piu’ mascolino, ‘Ea’ è languido bianco femminile, ‘Id’ ambiguo rosè dal gusto intrigante. Anzi la prossima volta che viene Le faccio fare il test.”

Avevo quasi dimenticato di esser qui per parlare di vini, perduta nella dovizia dei particolari, nella poesia, nei materiali usati per definire gli arredi, la vetrata è uno schermo sulla terra abruzzese ma con la logica contemporanea di un grattacielo di Milano, toglie il fiato.

E quella vigna laggiù? Quella è il Cabernet di cui Le parlavo e che ho voluto impiantare a sud perché con il sole tosto fa un vino più delicato, senza quei sapori erbacei e speziati che non corrispondono all’emozione che io voglio da questo vino. La dimostrazione di come io parta dall’emozione fin dal posizionamento della pianta, dalle zolle di terra, dal sole.

Una migrazione scelta, ma i cambiamenti climatici costringeranno, invece, a dover fare delle scelte più radicali? Io non so se ci troviamo di fronte ad uno stravolgimento climatico o solo ad una fase ciclica, mi piace pensare che avesse ragione Giacomo Tachis quando, alla domanda sul futuro della viticoltura in Italia, rispose che lui lo vedeva al Sud perché la vite ha bisogno di caldo, non dimenticando che è solo negli ultimi trenta giorni ad essere necessaria l’escursione termica.

Ubriaca senza aver toccato un goccio di vino, ritorno al punto di partenza, è geniale la profondità della vinosophia nella verità dell’attesa, della scoperta e del ricordo. Finirà questo periodo sospeso  e Chiusa Grande riprenderá il suo tempo e “tutto  il buono della vita che l’aspetterá”.

Sabrina De Luca

 

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