Il caso della nonna di Jennifer Di Vincenzo continua a far parlare, dopo la diretta di Rete8 e dopo la lettera scritta da sindaco Gabriele Starinieri al prefetto, al direttore dell’Asl, ai carabinieri del NAS,  alle redazioni di Rete8 e de Lacerba. La questione, qualcuno ci dice, finirà sicuramente in un’aula di giustizia, sottolineando il rammarico del come, in un piccolo paese, queste cose non dovrebbero accadere. Pare, invece, che  proprio nel piccoli centri succedano più frequentemente perché laddove ci si conosce tutti, tra amministratori ed amministrati, capiti spesso che il presunto spirito di comunità prevalga sulla norma, la consuetudine sulla legge, la conoscenza quotidiana sull’opportunità istituzionale, si fanno le cose perché così sono state sempre fatte. Non è sempre un male, se non accade nulla. In una situazione difficile di emergenza, dove in ballo ci sono le fragilità fisiche e quelle psicologiche dei cittadini, il lavoro al quale sono chiamate le istituzioni diventa doppiamente gravoso, e sicuramente non è facile gestire una situazione nuova e complessa. Ci può anche stare che non fili tutto liscio, saremmo portati a dire quasi normale. È proprio sul livello della istituzionalizzazione che si misura la capacità della stessa istituzione di reagire ad eventuali errori o criticità.

Questa volta accade un fatto grave perché la nonna di Jennifer muore e purtroppo rientrerà nella statistica degli uccisi dal Covid piuttosto che in quella del rapporto sugli effetti del vaccino. Ha 93 anni nonna Franca, stava bene e sua figlia l’aveva iscritta alla campagna vaccinale attraverso il portale della Regione. Il 5 marzo, sempre la figlia, si reca presso la sede del Municipio per trincerarsi che il nome di Franca Ginestra in Cirone sia nella lista: confermano, anche se non sanno ancora se verrà inserita nel turno dell’8 marzo o del giorno successivo. In data 7 marzo, sempre la figlia, raggiunge il palatenda dove i volontari della P.A.V. stanno allestendo le postazioni: parla con Renato Pasqualone, Presidente Ass. P.A.V. il quale le riferisce di chiamare l’assessore Mascioli. Su questa telefonata, il Sindaco, nella lettera inviata anche alla nostra testata e pubblicata integralmente, riferisce che questa sia partita dal Comune mentre la famiglia sostiene, e la conservazione del registro chiamate che abbiamo visionato sembra proprio non smentire, che siano stati loro a chiamare l’assessore per sapere se il giorno dopo avrebbero potuto portare nonna Franca e con quali modalità. L’assessore, nella comunicazione, riferisce  che la signora Franca non sarebbe rientrata in quella turnazione e che avrebbero dovuto aspettare la prossima. Talmente vero che, nel messaggio di cordoglio che Jennifer riceve il giorno 20 marzo, l’assessore le scrive “ La dovevo chiamare”. 

In qualità di nipote, e non certo di giornalista, Jennifer affida ad un gruppo Facebook, seguito ed usato anche dai diversi componenti dell’Amministrazione Comunale come un corretto canale di comunicazione, quella che, per Lei, è una domanda lecita, nella sostanza capire chi, tra ASL e Comune, compone le liste degli utenti da vaccinare. Bastava non sottovalutare quella richiesta che non racchiudeva nulla di polemico ma solo un senso di desolazione,  perché la nonna, il 12 marzo, si ammalerà di Covid. Il senso, inevitabile e crudo che ti devasta quando un congiunto muore, è quello che tu non abbia fatto abbastanza o, in fondo, che tu abbia fatto quello che andava fatto: fidarti. E se un dubbio scalfisce quella fiducia e quel dubbio promana dalla stessa istituzione che dovrebbe, invece, darti risposte, allora sì che diventa fondamentale raccontarli i fatti, verificarne la fondatezza, ospitare pareri ed opinioni anche contrari, rendere il più possibile completa l’informazione. Perché, visto che sua nonna il 5 marzo era in lista, non è stata vaccinata né l’8 marzo né il 9? Perché è un assessore a gestire le chiamate, ad aiutare i cittadini materialmente, ad essere nella condizione di rischiare che si possano creare casi di imparzialità? Nessuno mette il dubbio la buonafede dell’assessore ma il tracciamento di una responsabilità è veramente effettivo se accade una disgrazia o una diatriba con un cittadino? Purtroppo ad oggi ancora nessuna risposta. Ringraziamo il Sindaco di averci dato la Sua ricostruzione degli atti e dei fatti, la discordanza con quelli che ci sono stati posti in visione non sta certo a noi valutarla. L’opportunità di un certo modo di agire, e che è sotto gli occhi di tutti, invece sì, si chiama diritto di critica, appunto. E può esprimerlo ogni cittadino, giornalista o meno. 

 

 

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