Il 12 febbraio 1950, ormai 71 anni fa, comincia nel paese di Loreto Aprutino lo sciopero a rovescio, sviluppato all’interno del movimento sorto con il “Piano del lavoro della CGIL”  

Nel Diario di un militante di Leo Canullo emblema della definizione “dopo il 1946] si inventano gli scioperi a rovescio. Si va su un terreno, si picchetta, si comincia a sterrare con pale e picconi, decidendo che in quel posto deve sorgere una scuola o una casa o un asilo. E si comincia a bombardare con delegazioni e manifestazioni la Prefettura.,il Ministero dei lavori Pubblici, Il Comune per far stanziare i fondi necessari e per farsi pagare le giornate di lavoro“.

La questione nazionale delle condizioni di lavoro dei braccianti è ormai radicata e la pagina che si consuma nel paese abruzzese entrerà nella storia, anche di un fallimento.

Una pietra di memoria si ascrive nel 2010: in occasione dell’anniversario del 60 anni, fu organizzata una due giorni di racconti, mostre, dibattiti a cura di Lucio Cutella in collaborazione con Mauro Soccio, Antonio Di Teodoro, Zopito Di Tonno, Gianni Marziale, Mario Sablone e la famiglia D’Angelo, allestimenti di Fausto Roncone e Di Simone Legno, le foto esposte di Franco Sestili, grafica del materiale cartaceo di Andreas Waibl. Cutella aveva già dedicato allo sciopero a rovescio del 1950 la sua tesi di Laurea ed il 2010 fu l’occasione di rendere visivo e tangibile quell’episodio che venne ricordato e celebrato in tutti i suoi passaggi, dal contesto sociale nazionale e territoriale in cui nacque e scoppiò, al blocco stradale del 22 marzo 1950 che trasformò la lotta in una vera rivolta popolare, agli atti di repressione ed agli arresti del 17 giugno da parte dei carabinieri del Comando di Penne guidato dal capitano Cavallo Pasquale. Furono 18 solo nella giornata del 17 giugno per arrivare a 25 nei giorni successivi. Su 25 tre vennero prosciolti quasi immediatamente mentre per gli altri 22 il processo cominciò nel mese di Ottobre presso la Corte d’Assise di Chieti: otto condannati a sei mesi di reclusione, sei ad un anno e sei mesi, gli altri furono messi in libertà seppure da carcerazione preventiva scontata. 

1950- 2010-2021: storie nelle storie che, anche brevemente vanno ricordate come patrimonio posseduto, come una via dedicata, come una mise en scène curata dal Il Teatro del Paradosso. Non è vero che una volta ricordate, omaggiate o celebrate si esauriscano le riflessioni in un mondo contemporaneo che cambia giorno per giorno e consente di percepire appieno quella continuità di ricerca di identità, quasi un percorso ad ostacoli. E, come dice Lucio Cutella “La storia di Loreto Aprutino è tutta lì, in quella natura di braccianti sottomessi. Con lo sciopero si ottenne soltanto il pagamento delle giornate di lavoro effettuate “arbitrariamente”, il territorio del comune non fu investito dalla legge di riforma agraria, non ci fu nessuno esproprio dei latifondi degli agrari , così come non fu applicato il decreto prefettizio di imponibile di mano d’opera. L’emigrazione ha rappresentato l’unica soluzione per uscire dalla miseria del vivere per i braccianti, i disoccupati, i contadini poveri di Loreto Aprutino nel 1950.

”La storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano”

 

 

 

Pin It on Pinterest

Share This