Due lettere abruzzesi dall’empatia. Sono quelle pubblicate in maniera anonima da “Scriviamo la storia”, uno spazio aperto dalla Società italiana di anestesia e rianimazione per consentire agli operatori di esprimere le proprie emozioni durante l’emergenza coronavirus. Dall’Abruzzo sono arrivate due lettere di altrettanti anestesisti e rianimatori.  Giochi di bambina.

“Mia figlia, 4 anni compiuti ad aprile, questa mattina dice di essere in ospedale: si è stesa su una poltrona, dove finge di essere svenuta perché “ha il coronavirus nella pancia”. Mi ha chiesto di fare da babysitter alla sua bambola (sua figlia Zoe) perché “è malata e non può stare con la sua bambina”. Un’emozione dietro una maschera da CPAP.

“La vedi lì, oltre il vetro della subintensiva. Una donna, potrebbe essere mia madre. 60 anni o poco più. Le abbiamo prescritto la CPAP perché l’ipossia era refrattaria all’ossigeno in maschera. Passo a vedere come sta. Ha imparato che non entriamo sempre nella stanza perché i presidi in nostra dotazione sono pochi, quindi misura la saturazione in autonomia. Esulta nel farci vedere che è 98. Le chiediamo tramite un foglio al vetro se fa difficoltà a respirare.

Oggi è felice di risponderci di no. E nel ringraziarmi inizia a piangere, è un ringraziamento sentito, con il cuore. E a me queste emozioni attraverso un vetro e dietro una maschera da CPAP, riscaldano la giornata”. “Queste testimonianze-ricorda il coordinatore Giovanni Mistraletti- servono molto anche a chi è fuori dagli ospedali: vogliamo creare un archivio di testimonianze dei fatti storici di cui siamo protagonisti perché in futuro nessuno possa negare l’accaduto o il nostro impegno, né il contesto lavorativo incredibile in cui ci troviamo ora”.

All’ospedale San Massimo la riapertura continuativa dei quattro posti letto di rianimazione e terapia intensiva, destinata a restare per sempre in attività, ha dato un notevole contributo nel far fronte al carico di malati. Ha così funzionato il sostegno all’ospedale di Pescara nel momento più caldo dell’emergenza. Di particolare rilievo la storia di Luigi Cortinovis che ha battuto in trasferta il covid. L’anziano di Nembro il 21 marzo era stato trasferito in elicottero al San Massimo per la mancanza di posti letto in terapia intensiva nell’area più colpita d’Italia, Un alpino, l’82enne vedovo che ora, circondato dai figli e dai nipoti, ha voluto ringraziare gli operatori sanitari pennesi diretti dal dottor Rosario Pezzella “Distanti ma uniti – sottolinea Giorgio, il figlio -, è così che ci hanno fatto sentire e per questo li ringraziamo».

Luigi ha iniziato a riprendersi a metà aprile e, grazie allo staff dell’ospedale di Penne, i figli sono riusciti a vederlo e sentirlo spesso attraverso le video chiamate. «La prima volta che me lo hanno fatto vedere mi mancava il fiato – dice emozionato il figlio –, era magrissimo, quasi non lo riconoscevo ma poi guardando i suoi occhi e vedendo il suo sorriso ho detto: “Sì, è lui”.

Grazie Penne!”.

Berardo Lupacchini   

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