NEI MOMENTI DIFFICILI UN SANTO CI VUOLE

Lunedì 24 maggio 2021 San Zopito verrà celebrato a 310 anni da quel Maggio del 1711 quando le reliquie del nuovo protettore di Loreto Aprutino furono portate, per ordine del vescovo di Atri e Penne, dalle tombe di San Callisto a Roma fino alla Chiesa di San Pietro dove furono inizialmente custodite nella cappella di San Tommaso d’Aquino. Un Santo nato quasi a tavolino in un anno terribile, quello dell’apocalisse bianca, il 1709, quando l’Europa, l’Italia ed il nostro Abruzzo, furono colpiti da un’ondata di freddo e gelo anomala. L’agricoltura riportò i peggiori danni, i raccolti decimati, il grano non poté essere raccolto. A queste perdite si aggiungano quelle avute con i terremoti del 1703, del 1706 e l’altro nel medesimo 1709. Sarà per questo che, nel mese di agosto, si ritrovarono nel castello di Loreto Aprutino i rappresentanti della famiglia d’Afflitto, il reggente della Chiesa di San Pietro Michelangelo Mallia con la delegazione di canonici ed il Sindaco Giuseppe dé Nobili. Bisognava che i contadini ritrovassero la fiducia, che tornassero a lavorare focalizzando le energie e spostando le attenzioni nel messaggio rituale che, antropologicamente, incanala le forze e rinforza l’unione tra le persone, crea o rinsalda il senso della comunità.

 

Transito del bue in via Del Baio

Ci voleva un nuovo Santo e bisognava farne il nuovo protettore del paese. Questo avrebbe permesso di dare, nella rinnovata devozione, una spinta alla fede cristiana, in quella fase che andava ad inaugurare una nuova delineazione di rapporti tra Stato e Chiesa. Fu così che, il comitato, al quale si era aggiunta anche una piccola rappresentanza di cittadini, decise di scrivere al vescovo Mons. Fabrizio Maffei affinché desse l’incarico per ricercare delle reliquie di Santo da poter custodire in loco e renderle oggetto di culto e venerazione. Nel 1711, Maffei, che aveva accolto la richiesta e completato tutte le procedure, inviò l’esperto di diritto canonico Gaetano de Mattheis presso le Catacombe romane dove erano conservati i resti dei primi martiri cristiani. Qui si imbatté in una lapide che conteneva due scritte Zopitus e Vicenne, quest’ultima omonima di una contrada sita nel territorio di Loreto. Si ritiene che Zopitus stesse, in verità, per Sopitus, in Domino cioè assopito nel Signore. Perché i resti appartenevano, in realtà a tale Zòpyros, un ragazzo di origine greca venuto a mancare all’età di circa trent’anni. Le ossa ed il cuore custoditi nella cappella nella chiesa di San Pietro sono i suoi, i medesimi  condotti in processione da Penne a Loreto in quel 1711 quando il bue di un contadino si fermò e si inginocchiò. Da quel momento la storia si intreccerá alla leggenda come una fitta matassa, il bue bianco, diviene il transfert dell’elemento Divino che si manifesta nella terra, il miracolo. O, come scriverá il giornalista James Spranger nel 1920, l’emblema dell’auspicio rivolto alla fertilità dato che del bue, che allora, entrava all’interno della Chiesa, si valutava la quantità di sterco come presagio di una buona stagione per le rendite agricole.

LA FESTA SI ADATTA, IL MITO SOPRAVVIVE

La festa di San ZOPITO è una stratificazione di simboli e tradizioni, come lo specchio, il corno e i nastri che apparano il bue, il bimbo che lo cavalca a suo volta vestito di bianco e con un garofano in bocca, i suoni di zampogne e ciaramelle che accompagnano l’incedere lento dell’animale. Il mito sopravvive anche al Covid, perché la festa si è sempre adattata alle contingenze storiche, politiche e sociali.  L’importante è che ci sia Lui e sappiamo che Galante di Belvedere è già pronto mentre nell’aria vibra l’emozione di Pasquale Chiappini preparatore dell’animale che percorrerá le vie del paese nel giorno del 24 maggio. Sará Galante, infine, a salvare il rito, non è del tutto scontato se pensiamo che dal 1948, ad esempio, non fu più permesso al bue di entrare in Chiesa, mentre nelle edizioni dal 1962 al 1966  e dal 1970 al 1976 il bue addirittura non prese per nulla parte alla processione. 

Galante di Belvedere

Pasquale Chiappini

Lo fa sapere in una nota stampa anche l’Amministrazione Comunale “Per il secondo anno consecutivo- si legge – l’Amministrazione ha deciso, nonostante le restrizioni Covid che rendono impossibili i festeggiamenti, di non interrompere la tradizione tricentenaria del paese ed organizzare in collaborazione con la “Compagnia dei Vetturali” un momento simbolico per rendere omaggio al Santo Patrono San Zopito. La domenica mattina alle ore 9:30 il novello bue, dopo il rito della vestizione nel piazzale antistante Santa Maria in Piano, sarà cavalcato da un angioletto vestito di bianco e accompagnato dagli zampognari e da alcuni rappresentanti della Compagnia dei Vetturali sfilerà per le vie del centro storico, raggiungendo al termine della Santa Messa la chiesa di San Pietro Apostolo, luogo che custodisce le reliquie del Santo e dove verrà rinnovato il rito dell’inginocchiamento unitamente alla benedizione da parte del parroco Don Cesare Krzyzyk. Nel lunedì di Pentecoste ci sarà la Solenne Celebrazione alle ore 18:00 presso la chiesa di San Pietro Apostolo con ingresso contingentato a 110 fedeli e la stessa sarà trasmessa in streaming sul canale Facebook di Vestina Web TV”.

Non ci saranno i festeggiamenti, la partecipazione limitata, conviene allora tuffarci nel ricordo delle cronache del giornalista Camillo D’Angelo che pesca due testimonianze dal suo archivio storico sulla grande attesa da parte d migliaia di turisti e visitatori per questa festa che è, insieme a quella dei serpari di Cocullo, la più antica e la più rinomata. Non resta che attendere il 2022 e quest’anno riporci nelle mani del Santo e nelle grazie di Galante.

1996- L’edizione 1995 fu cancellata a causa del referendum dell’11 giugno

Anno 1989

Anno 1989

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