di Aldo Di Fabrizio

Cresce la consapevolezza che il legame tra integrazione economica e sviluppo si sia ormai incrinato. Un problema è…come intervenire?  Fragilità del quadro macroeconomico e digitalizzazione del lavoro sollecitano riflessioni in questo senso. Siamo dentro una grande trasformazione che avrà effetti importanti sui modi e i tempi di lavoro e che, proprio per questo, va governata e accompagnata. Come? Con intelligenza e creatività. E partendo dall’Abruzzo. L’opinione pubblica da sempre l’ha immaginata come la regione verde d’Europa o come la culla della cultura e del turismo, dando poca importanza a industria e trasferimento tecnologico. C’è chi crede, invece, che l’Abruzzo non possa prescindere dal valutare come risorsa l’ampio bacino industriale da integrare con Cultura, Turismo e Attività Rurali all’interno di un ecosistema innovativo, moderno e che delinei la matrice del futuro su quello di Sviluppo. Lacerba intervista un fautore di questo cambio di paradigma, il prof. Stefano Maria Cianciotta, da poco alla guida di Abruzzo Sviluppo Spa.

Professore, qual è stato il suo primo atto da Presidente di Abruzzo Sviluppo?

La convenzione con il Napoli Calcio e l’accreditamento della società come mandate body per conto della Regione Abruzzo nell’ambito del Programma europeo Twinning. Relativamente alla convenzione con il Napoli le procedure amministrative erano state poste in essere dal precedente presidente ma mancava tutta la conclusione dell’iter amministrativo. Noi siamo stati nominati il 28 luglio ed il pomeriggio dello stesso giorno abbiamo avuto già il consiglio di amministrazione su tale convenzione. La ritengo un’operazione di marketing territoriale di straordinaria importanza.

Come ricordato da Lei al TG3 del 29 luglio scorso nello Statuto di Abruzzo Sviluppo sono presenti tra i vari asset strategici: sviluppo industriale, export e marketing territoriale. In che modo intende potenziarli?

Abruzzo Sviluppo nasce con la L.R. n.11 del 1995. Nel 2012 la Regione Abruzzo ha approvato la legge n.40 che ha dedicato i primi dieci articoli al ruolo di Abruzzo Sviluppo come strumento di promozione industriale. Agli inizi del 2000, dopo la riforma del Titolo V della Costituzione, ha acquisito nuove competenze e dopo alcuni anni in cui era diventato il fulcro della politica industriale della Regione, nel 2010 i poli d’innovazione, le reti d’impresa ed i tavoli di sviluppo e di rilancio delle aree di crisi sono nati qui. La legge in qualche modo avrebbe dovuto sistematizzare cio’ che Abruzzo Sviluppo aveva già iniziato a fare. Ahimè, come accade spesso in Italia, la legge, che era il presupposto per accelerare la fase dello sviluppo industriale, ha segnato un rallentamento di quelle azioni. Abruzzo Sviluppo in quel momento ha continuato a svolgere le attività di microcredito che garantiscono un cash flow significativo, avendo finanziato quasi 4.500 imprese in 7 anni per un volume di finanziamenti erogati di oltre 60 milioni, di pianificazione come il Piano Regionale delle Attività Estrattive (P.R.A.E.) e il progetto Montagna Italiana e quelle di assistenza tecnica alla Regione nella programmazione, gestione, controllo e certificazione dei fondi europei anche attraverso l’impiego di qualificatissimi consulenti.

Il team di lavoro che ha trovato al suo arrivo è in grado di affrontare le sfide importanti che lei si propone di vincere?

Al mio arrivo ho trovato una struttura ad alto potenziale con un know-how notevole. Attualmente disponiamo di 8 dipendenti e come detto prima di diversi qualificati professionisti che collaborano con la nostra Agenzia. Il team di Abruzzo Sviluppo è molto motivato e fortemente orientato al risultato. Tutti lavoranocon molto impegno ed entusiasmo consapevoli anche della missione sociale della nostra Agenzia, valore che è particolarmente importante in un momento così complesso come quello attuale.

Quale sarà l’interazione di Abruzzo Sviluppo con il nuovo settennato 2021-2027 della programmazione dei fondi europei ed in particolare con i fondi e le misure del Nex Generation EU “volgarmente” denominato Recovery Fund?

Nella precedente programmazione 2014-2020 Abruzzo Sviluppo era stato chiamato al tavolo di lavoro per scrivere i progetti europei dall’allora giunta regionale confrontandosi con tutti gli attori istituzionali che concorrevano e concorrono ad essere gli stakeholders. Questo lavoro deve continuare per il nuovo settennato. La Regione Abruzzo ha organizzato prima del COVID-19 due incontri a Roseto degli Abruzzi e Montesilvano con gli attori che in qualche modo potranno partecipare alla scrittura dei progetti. La fase del Recovery Fund diventa fondamentale per lo sviluppo industriale e siamo disponibili a partecipare ai tavoli per elaborare proposte concrete da tradurre in atti perché, senza presunzione, mi sento di dire che siamo fondamentali. A livello programmatico ritengo molto importante l’incentivazione dello sviluppo industriale, soprattutto quello del PMI. Il futuro dell’Abruzzo è industriale e tutto il resto è un’appendice; il turismo ad esempio rappresenta il 10% del PIL regionale. L’Abruzzo ha un giacimento industriale importante sul quale negli ultimi anni si sono innestati nuovi cluster di sviluppo: scienza della vita e farmaceutico sono fondamentali ed hanno registrato un +600 milioni di euro di export già nel periodo pre-Covid; il Polo Agroalimentare è molto importante, così come l’Automotive. L’Automotive pesa ancora tantissimo se pensate che il 58% dell’export abruzzese e il 69%dell’export della Provincia di Chieti lo traina ancora la Sevel.La dipendenza dall’automotive, da una parte ci limita se non si riesce a creare un ulteriore settore di crescita ma, dall’altra avere quel tipo di industria è un bene e dobbiamo tenercela stretta. Tutti questi processi di sviluppo, penso alle infrastrutture ed alla Zona Economica Speciale, fondamentale per il consolidamento dell’Abruzzo industriale e che non è stata ancora attuata, sono temi di politica industriale in cui Abruzzo Sviluppo puo’ rappresentare un interlocutore privilegiato nei confronti della regione e di tutti gli stakeholders. La mia nomina, condivisa con le associazioni di categoria, è andata nella direzione di aiutare il sistema industriale a procedere verso la naturale evoluzione del sistema globale. Dobbiamo aiutare le imprese non solo a crescere e diventare più grandi, facendo rete, ma, anche, ad inserirsi nei mercati internazionali. La globalizzazione si è spostata sempre più ad est, l’Europa non è più la monocommittenza che avevamo una volta e dobbiamo aiutare le imprese ad assumere un ruolo all’interno delle catene globali del valore. Io immagino Abruzzo Sviluppo come una piccola SIMEST: il tessuto delle PMI, prevalente rispetto alle grandi imprese che dobbiamo tenerci strette, fatica a restare sul mercato, con un’Europa molto costipata sotto il profilo economico, anche in termini di prospettiva. Lerisorse dovranno essere fornite dalla Regione. Ad oggi Abruzzo Sviluppo con le attività di Assistenza Tecnica alla Regione, e diquelle afferenti le misure finanziarie gestite, tra cui il Microcreditoe VocAzione Impresa, riesce ad avere un’organizzazione che le permette di essere autonoma sotto il profilo della sostenibilità economica. Ora dobbiamo tornare a candidarci ad essere una vera Agenzia di Sviluppo, capace di promuovere lo sviluppo industriale in tutte le sue declinazioni. L’interessamento di Amazon per l’Abruzzo ha dimostrato come, nella globalizzazione, sia diventata  determinante la logistica integrata e possiamo migliorarla attraverso, ad esempio, investimenti sul

Come interagisce lo sviluppo strategico industriale con il mercato del lavoro e con i sistemi dell’istruzione, della formazione e dell’alta formazione?

I dati ufficiali ci dicono che il 40% dei laureati e post-laureati (dei dottorati di ricerca in particolare) in Abruzzo va via. Il primo progetto che realizzeremo come Abruzzo Sviluppo, con l’Ente nazionale per il Microcredito, sarà un finanziamento di 1,5 milioni di euro per i dottorati di ricerca industriale e gli ITS al fine di inserire immediatamente nel mondo del lavoro gli studenti più bravi. Investire sul talento e la creatività dei giovani deve fare il paio con lo sviluppo industriale.L’istruzione rappresenta il primo gradino della politica industrialee va sostenuta; le competenze vanno potenziate anche nella P.A., attraverso un’istruzione di qualità si creano competenze di altissimo profilo. Le università abruzzesi dovrebbero adeguare la loro offerta formativa alla contemporaneità: avere meno corsi di laurea ma ad alta capacità intellettuale. Bisognerebbe tornare a spingere maggiormente le eccellenze, sotto il profilo della didattica, come ad esempio sta facendo il GSSI – Gran Sasso Institute che è tra le 6 migliori scuole di alta formazione in Italia. L’Abruzzo dovrebbe seguire il modello GSSI che è vincente nel trasferimento tecnologico. Le università devono essere brave nel creare competenze di alto livello ma poi devono anche agevolare il trasferimento tecnologico che rappresenta la loro terza missione e la fase decisiva per far crescere ulteriormente la regione. L’Abruzzo deve evitare di perdere le imprese di qualità e fornire servizi innovativi come la banda larga. Il terzo tema importante è quello delle infrastrutture. L’Abruzzo ha da 40 anni un’industria importante che lavora a pieno ritmo, la Sevel è l’azienda più importante in Europa per gli autoveicoli industriali, ma ha anche il 33% della sua superficie che è protetta (sono presenti 3 parchi e tante riserve naturali). Questo rappresenta un plus e puo’ convivere con l’industria come nel nord-europa (es. Norvegia)perché se facciamo arretrare l’industria il turismo montano finirà. Gli stabilimenti attuali sono belli, funzionali e inquinano molto meno rispetto al passato. De Cecco se è in grado di produrre pasta di qualità è perché utilizza l’acqua della Majella che è ricca di proprietà benefiche e non arreca alcun danno all’ambiente. Se coniughiamo queste caratteristiche creiamo le condizioni per attrarre investimenti in Abruzzo. In un mio testo, scritto con il capo redattore economico de Il Foglio Alberto Brambilla, ho dimostrato come la burocrazia, l’ambientalismo dei no che blocca le industrie siano in grado di provocare la decrescita ed allontanare gli investitori esteri. Recentemente ho fatto visita alla Digital Soft, che ha sede a Pescara e crea sistemi digitali innovativi per la supplychain/logistica avanzata ed è un’eccellenza all’interno di un tessuto imprenditoriale sconnesso. Se intorno alle eccellenze non si crea un vero ecosistema esse andranno in Cina e negli USA a fornire il loro know-how. Il team della Digital Soft è formato da persone molto skillate ma non tutte laureate, dato che sono presenti anche brillanti diplomati dell’I.I.S. “Alessandro Volta”. Le imprese ad alto valore aggiunto stimolano la nascita di altre imprese; se queste altre imprese però non nascono, le imprese ad alto valore aggiunto se ne andranno negli USA o in Cina perché non riusciranno a lavorare solo da remoto. L’ecosistema che bisogna creare deve rappresentare un sistema di innovazione continua e per farlo c’è bisogno di un’agenzia di sviluppo; è per questo che penso Abruzzo Sviluppo come una piccola SIMEST. Mancano, inoltre, luoghi dove poter fare business e rete contemporaneamente. L’Abruzzo per le dimensioni che ha, con i suoi 1.300.000 abitanti che la fanno apparire come la periferia di Roma, dovrebbe diventare una valley di innovazione – Smart valley. Bisogna creare delle innervature tra città che producono sviluppo. Bologna ha creato la motorvalley,che è un sistema di automotiveche compete perché è collegato a Milano e Torino che hanno i politecnici e si sta collegano a Londra per il Fintech. Non ha senso in Europa creare smart city perché non abbiamo grandi città che potrebbero essere indipendenti. Ha senso creare smartvalley che possono dialogare con le migliori realtà italiane ed estere: con la TAV riusciremo a collegare velocemente il nord con le nazioni confinanti creando sviluppo nei trasporti e ella logistica.Facendo dialogare alta formazione e sistema industriale e migliorando le infrastrutture. L’Europa può tornare ad essere il più importante bacino di cervelli al Mondo. In passato i distretti industriali erano funzionali al business di allora come accadeva per esempio a Penne, grazie al Prof. Lucio Marcotullio, con Formoda e l’Istituto Tecnico “Guglielmo Marconi” per il settore moda che ruotava intorno alla Brioni. Oggi non puoi reggere la concorrenza del mondo con Formoda. Bisogna rinunciare ad essere individualisti lavorando in rete e sviluppando le competenze di ognuno. Il mondo universitario dovrebbe provare ad ibridare le competenze creando competenze a T: corsi di laurea in cui siano presenti materie come la filosofia nei corsi di economia, team building, coaching sull’onda del modello Oivallus della scuola finlandese.

Un settore molto importante è quello bancario/finanziario. La fusione con la FIRA, la finanziaria regionale, potrà condurre verso quali prospettive?

La proposta di fusione di Abruzzo Sviluppo con la FIRA nell’idea originaria prevedeva la creazione di una banca regionale ma cio’ necessita di risorse aggiuntive da parte della Regione. Un’altra difficoltà risiedeva e risiede nella diversità delle funzioni dei due enti. Bisognerà attendere l’insediamento del nuovo presidente e del nuovo consiglio di amministrazione della FIRA per comprendere meglio l’evoluzione della fusione.

In conclusione Presidente, quali saranno i 3 punti più importanti nella sua mission e vision di Abruzzo Sviluppo?

I 3 punti più importanti saranno: sostenere economicamente dottorati di ricerca industriale, tornare a svolgere un ruolo preminente sui tavoli di sviluppo insieme agli stakeholders, promuovere lo sviluppo industriale sostenendo la capacità di stare sul mercato delle PMI.

Una volta che il ragionamento sarà più articolato ne potremo  parlare molto volentieri ed ancora su Lacerba.

E noi torneremo a trovarla e a raccogliere un report su questa sua sfida. Una  sfida alta che riguarda Abruzzo Sviluppo e l’intera regione: rendere formazione, industria, ambiente e trasferimento tecnologico spazi di crescita, di sviluppo e di progresso, è necessario. Come scrive Jacques Attali, per sopravvivere alla crisi bisogna avere un forte rispetto per se stessi. Voler vivere bene, non solo sopravvivere. Avere dei valori, puntare all’eccellenza, essere protagonisti del proprio futuro. E possedere la dote dell’intensità: saper guardare lontano, sacrificarsi ora perché il domani sia redditizio. È necessario farsi un’idea propria del mondo. Capire chi sono gli amici e chi i nemici, una dote che si chiama empatia.”

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