La campagna olearia 2021 è partita sotto i migliori auspici nel nostro territorio vestino, dove, olivicoltura e viticoltura, rappresentano le vocazioni storiche e tradizionali che incidono al 45% sul reddito prodotto in agricoltura. Nell’anno 2020 le produzioni DOP “Aprutino-Pescarese” hanno presentato volumi di 20.626 litri di olio certificato e di 13.506,25 litri di olio autorizzato al confezionamento. Numeri che rappresentano solo una parte di una realtà complessa alla quale dobbiamo aggiungere il mondo dei piccoli proprietari, delle famiglie, di fazzoletti di terra dove le piante riescono a produrre quantità esigue di olio di oliva ma che bastano, appunto, per la scorta familiare e per gli amici. Il periodo della raccolta delle olive nel territorio rappresenta uno spaccato di socialità che, purtroppo, tende ogni anno a ridimensionarsi parallelamente all’aumento delle terre incolte, ai giovani che trovano lavoro fuori, ad una popolazione sempre più vecchia. Di quel fervore che trasformava il territorio in un anfiteatro produttivo dove venivano coinvolti anche i bambini non rimane nulla, o quasi. Lo scuotimento delle piante, le schiene piegate a raccogliere le olive, il trasporto nei frantoi, l’assaggio dell’olio, erano la condivisione di una sceneggiatura. Una messinscena rituale interpretato dall’intero popolo e dove persino l’aria e le strade si impregnavano di quell’odore tipico di erba falciata che rimaneva addosso per giorni e giorni. Negli antri di mattoni dei paesi tanti i piccoli frantoi, di macine e fiscoli, dove montagne di olive aspettavano anche giornate intere per essere molite, dove non c’era spazio per protocolli disciplinari o norme igieniche da rispettare. Il popolo dei culiunde, letteralmente culi unti, così venivano chiamati i contadini loretesi impegnati fin dal 1800, a raccogliere e trasportare le olive, hanno tramandato la vocazione di questo lembo di terra, un po’ meno quella imprenditoriale lasciata alla testa di pochi, come testimonia il frantoio storico di Raffaele Baldini Palladini a Loreto Aprutino, oggi Museo dell’Olio. La visione lungimirante di Palladini non si era fermata all’apporto di innovazione meccanica  ma si era spinta a quello nella commercializzazione e promozione con la partecipazione a concorsi ed esposizioni internazionali, con la ricerca di una grafica innovativa ed elegante per le bottiglie. Basti pensare che potrete ancora qui ammirare l’espositore di bottiglie in cristallo disegnato da Francesco Paolo Michetti.

Museo dell’Olio a Loreto Aprutino

Da una parte le grandi famiglie latifondiste e dall’altra i culiunde. Sotto i piedi una terra meravigliosa che ancora oggi regala frutti e prodotti tipici, unici e diversi e che per questo necessita di una ricostruzione filosofica che leghi gli uomini e le donne che hanno deciso di resistere, come a dire, siamo tutti culiunde.

Le uve di Trebbiano e Montepulciano possiamo dire che il volo lo hanno spiccato: intorno al nettare di Bacco, in generale, si è riusciti a costruire un primato italiano, il marketing si è sbizzarrito, la coniugazione tra qualità e convivialità ha tradotto una comunicazione efficace. L’Abruzzo c’è!

L’olio extravergine di oliva soffre, invece, di un gap ancestrale legato alla visione tradizionale che ne vede l’utilizzo solo in cucina e di una comunicazione che, addirittura fino a 20 anni fa, lo indicava come alimento nocivo per la salute. Colmare il gap non può essere solo compito di produttori e frantoiani, bisogna crederci, nella multifunzionalità del prodotto, nella sua indispensabilità come integratore alimentare anche, ad esempio, nello svezzamento dei neonati o nell’utilizzo parafarmaceutico e nella cosmesi. Se parliamo di elemento conviviale di condivisione, basti pensare agli abbinamenti durante gli aperitivi con pane e formaggi fino all’utilizzo per dolci e gelati. C’è poi da dire che, se di quel mondo in bianco e nero di brulicare di culi unti e mani nere abbiamo perduto la poesia iconografica, sicuramente la ricerca e l’innovazione nella produzione hanno consentito di ampliare conoscenze e metodologie per raggiungere una sempre maggiore qualità nella produzione: merceologica, nutrizionale e sensoriale. Il lavoro del marketing, inteso nei suoi cinque livelli di declinazione, è proprio quello di raccontare e di inserirsi nel decostruire anche false memorie legate al consumo dell’olio. L’immagine dell’olio del contadino ad esempio, che sicuramente attrae richiamando i concetti di genuinità e della forza della natura, non necessariamente implica quelli di bontà e qualità: un olivo colpito dalla mosca è sicuramente quanto di più naturale possiamo trovare ma sicuramente non è buono e tantomeno presenta parametri nutritivi tali da renderne salutare il consumo.

Il Frantoio di Claudio Di Mercurio a Penne

Per questo, e tanto altro ancora che nasce, all’interno dei progetti GAL Terre Pescaresi la Comunità di Prodotto e Territorio “I dritti della Dritta” insieme a quelle intorno alla Toccolana, al Tondino del Tavo, al Pecorino di Farindola Miele della Maiella, allo stesso vino autoctono In Vino Lauretum. Comunità di gente nostra, che puntano alla valorizzazione dei prodotti dalle particolarità specifiche, uniche che solo questa terra che calpestiamo ed amiamo è in grado di conferire.

TE LA DIAMO NOI UNA DRITTA!

All’interno del contesto, in cui spicca l’olivo tra le colture, la dritta la fa da padrona. Varietà tipica della provincia di Pescara, diffusa soprattutto nell’Area vestina fino a raggiungere i territori pedemontani posti tra la Majella e il Gran Sasso. L’aerale della coltivazione è rappresentato principalmente dai comuni di: Penne, Collecorvino, Loreto Aprutino, Moscufo, Pianella, Nocciano, Rosciano, Picciano, Elice, Città Sant’Angelo, Catignano. Qui, nella media collina abruzzese, la pianta dimostra il suo nomen omen, qui si è radicata bene mentre farebbe fatica ad adattarsi alle basse quote (soffre del cicloconio o Occhio di Pavone) ed alle alte a causa delle basse temperature.

Questa varietà è caratterizzata da una messa a frutto particolarmente rapida, frutti di grandi dimensioni e  precoci: le foglie sono di colore verde scuro lucente, di dimensioni medie e presentano una leggera curvatura in senso trasversale. La drupa è di forma ellittica, con apice arrotondato e leggermente mammellonato, di dimensioni medie (2,20-2,70 gr.), la polpa rappresenta circa l’81 %. Le drupe mature sono di colore nero-violaceo ma la raccolta viene anticipata perché non devono esserlo troppo. Costante produttività e buona resa in termini di olio, siamo intorno al 12-15 %, forse per questo il nome sembra essere usato ad indicare la prerogativa di pianta affidabile, certa e sulla quale contare. Nella Provincia di Pescara sono presenti 2 milioni e trecentomila piante di ulivo, di cui un milione e ottocentomila sono di Dritta. La resa media è di circa 40 kg per pianta mentre  la produzione media negli ultimi 4 anni è stata di 21.996,80 tonnellate di monovarietale Dritta.

Dal punto di vista organolettico garantisce oli caratterizzati da un livello medio/intenso di fruttato, amaro e piccante, con sentore prevalente di mandorla fresca e leggere sensazioni di erba/foglia e carciofo. L’alta concentrazione di polifenoli conferisce proprietà nutraceutiche molto importanti come dimostrano le numerose analisi chimiche e sensoriali effettuate nel tempo dagli enti di ricerca (ex-ARSSA e Università degli Studi “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara), dai consorzi e dalla Regione Abruzzo. L’Assam Marche ha individuato, nella sua analisi campionaria, un valore medio di 587,82 mg/kg, un valore minimo di 261 mg/kg e un valore massimo di 1.198 mg/kg, con una deviazione standard di 199,37. I professori Alessandro Grosso e Mauro Marra del Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” hanno dimostrato nella loro ricerca il ruolo positivo dei composti fenolici per la salute (persistenza della molecola o delle forme originate dal suo metabolismo a livello epatico, nel plasma).

La Dritta, assieme alle varietà Toccolana e Leccino, è la cultivar di riferimento nella produzione dell’olio Dop Aprutino Pescarese. Quest’olio è stato il primo in Italia ad aver ottenuto, nel 1996, il riconoscimento europeo della DOP e l’olio Aprutino Pescarese è per l’80% costituito dal monovarietale Dritta. La tutela del prodotto è garantita dal Consorzio DOP Aprutino-Pescarese e dal disciplinare della Certificazione Biologica. Le aziende produttrici sono 8.800 e quelle con uliveti iscritti alla DOP Aprutino-Pescarese sono n.390, di cui n.4 sono cooperative con almeno n.100 produttori associati. Le aziende trasformatrici di Dritta sono invece 167.

 

STORIA

Testimonianze riguardo l’importanza della dritta sono presenti anche tra i documenti storici. La sua coltivazione, iniziata in Abruzzo già dal V – IV secolo avanti Cristo, ebbe un notevole sviluppo all’epoca della dominazione romana, grazie anche alle condizioni climatiche favorevoli della zona. Abbiamo testimonianze di questa produzione sia dai testi di Virgilio e Ovidio e di altri scrittori minori, sia dai resti degli antichi trappeti. Durante il periodo imperiale l’olivo e altri prodotti agricoli divennero merce di scambio tra l’Abruzzo e la capitale. Durante le invasioni barbariche e all’inizio del Medioevo la varietà veniva coltivata unicamente a livello familiare, ma, verso il 1200, nelle abbazie dei frati Benedettini Cisternesi si cominciò la selezione e lo sviluppo della sua coltivazione. Durante la dominazione spagnola l’economia e l’agricoltura abruzzese ebbero un periodo di decadenza, ma all’inizio del 1800, con la trasformazione del latifondo feudale in latifondo borghese e con la concessione agli agricoltori delle proprietà ecclesiastiche, l’agricoltura ebbe un nuovo sviluppo, soprattutto con la coltivazione dell’olivo in cui la dritta era la varietà più diffusa. Nell’Area Vestina, come abbiamo scritto, convivevano due realtà diverse, da una parte le grandi famiglie latifondiste e dall’altra i possessori di piccoli appezzamenti di terreno. Spesso le grandi famiglie possedevano all’interno della città un proprio frantoio. A Penne si ricorda presso Piazza Luca da Penne il Frantoio “D’Alfonso” ed a Loreto Aprutino i frantoi Casamarte, Acerbo, Palladini, Treccia-Casamarte. La presenza dei piccoli proprietari dediti alla coltivazione dell’olivo ed alla produzione di olio non solo permetteva loro di integrare il loro reddito, a livello di singola famiglia, ma permetteva dal punto di vista sociale di valorizzare il prodotto e di mantenere vive le tradizioni. Tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 erano presenti i vetturali, proprietari di vetture (cavalli, carri…) che trasportavano l’olio spesso al di fuori dell’Abruzzo, nel Regno di Napoli, al fine di commercializzarlo. Nel Comune di Loreto Aprutino questa attività ha portato alla nascita di una tradizione: durante la ricorrenza di San Zopito, i vetturali andavano in chiesa a ringraziare il santo che li aveva protetti. L’analisi del gruppo di lavoro ha raccolto altri dati tecnici che rafforzano gli elementi identitari della comunità.

I DRITTI DELLA DRITTA

La Comunità di Prodotto e Territorio “Dritta delle Terre Pescaresi”, con capofila l’Associazione Pleiadi di Loreto Aprutino, ha ricevuto preliminarmente l’adesione di 7 produttori La partnership è destinata ad ampliarsi notevolmente dal momento che, durante gli incontri di animazione territoriale ed i tavoli di lavoro, numerosi soggetti pubblici e privati hanno mostrato interesse e volontà a partecipare al progetto o in qualità di partner o in supporto alle azioni previste. Tra gli enti pubblici molti comuni (Penne, Loreto Aprutino, Nocciano e Montebello di Bertona) hanno manifestato l’intenzione di collaborare in qualità di soggetti attivi e facilitatori. Tra i soggetti privati hanno manifestato il proprio interesse musei, aziende agricole produttrici, ristoranti, testate giornalistiche, pro-loco, il Consorzio DOP Aprutino-Pescarese e numerose associazioni culturali e di promozione territoriale. Gli elementi rilevanti emersi dall’analisi del contesto hanno spinto il team/gruppo di lavoro verso un’analisi dettagliata individuando la monocultivar dritta come prodotto principe dal punto di vista storico, antropologico, ambientale, tecnologico, qualitativo e socio-economico.

Il Frantoio Parlione

Cooperativa SCAL

L’obiettivo generale è rappresentato dalla crescita di lungo periodo della CPT della “Dritta delle Terre Pescaresi” attraverso un potenziamento produttivo dell’area di interesse, una valorizzazione della sua immagine e lo sfruttamento delle risorse locali con la valorizzazione degli elementi distintivi.

EDUCAZIONE E FORMAZIONE

Una parte importante del progetto di azioni, oltre la costruzione della brand identity, è quello che sarà dedicata alla formazione, rivolta agli stessi produttori e frantoiani e quella rivolta ai bambini ed ai giovani che rappresentano, probabilmente, quanto di più estraneo alla comunicazione della produzione dell’olio extravergine di oliva.

La formazione rivolta ai produttori e frantoiani può avere positive ripercussioni sul superamento di quella che è stata la vera emergenza della campagna olearia 2021: la mancanza di forza lavoro. Tutte le aziende che abbiamo seguito, in una settimana di documentazione dell’attività di raccolta, hanno avuto quest’anno seri problemi nel reperire le squadre di lavoro, tanto che, in una logica di collaborazione, molte di loro hanno condiviso la medesima squadra che, a turnazione, si spostava da un’azienda all’altra. Avere la possibilità di incontrarsi, di dialogare, di discutere insieme sulle possibilità di sviluppo permetterebbe la pratica alla solidarietà ed alla collaborazione fondamento comunitario ma anche  una cooperazione nella divulgazione della formazione al lavoro specialistico. Quello della raccolta delle olive è sicuramente duro, faticoso, impegnativo ma se si è da soli lo è molto di più.

Lo sceneggiatore Nicola Ioppolo

E poi ci sono i bambini: loro per primi vanno coinvolti nella storia dell’olio, con tutti i moderni mezzi di comunicazione a disposizione. Nell’ambito del progetto si è proceduto, grazie a Nicola Ioppolo, a creare un cartone animato che fungerà da punto di partenza per tutta la serie di incontri nelle scuole materne ed in quelle di primo grado, fino, nel proseguo, ad ampliare il target d’azione. Diffondendo come il pensiero dell’uomo sia necessario affinché i processi di sviluppo si compiano.

Sabrina De Luca

nella foto copertina: da sinistra Mario Mennilli, Silvano Ferri, Claudio Di Mercurio e sua figlia, Pierluigi Pace, Domenica Sileo, Delia Orsini, Emanuela Sigillo

 

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