Ci vuole coraggio per andarsene ma ci vuole coraggio anche per rimanere.

Questo fil rouge, come un nastro di sangue e passione, si è srotolato tra gli olivi della tenuta dell’Azienda agricola Colle Stelle di Domenica Sileo che ha voluto offrire, il 10 luglio, una serata di cinema sotto…Luna e Stella, non a caso anche i nomi dei due cani che felicemente scodinzolano e abbaiano tra gli ospiti.

Il film proiettato è La guerra degli Antò del regista Riccardo Milani, tratto dal romanzo di Silvia Ballestra, Il disastro degli Antò e girato tra Montesilvano, Pescasseroli, Bologna e Amsterdam, pellicola in cui vengono sviscerati tanti temi e visioni che attraversano l’animo dei giovani protagonisti abruzzesi, appena ventenni negli anni ’90, i quattro Antonio appunto (Flavio Pistilli “Antò lu pork”Danilo Mastracci Antò“Lu zombi”, Federico Di Flauro Antò “Lu malatu” e Paolo Setta Antò “Lu zorru”) ma che alla fine, abbandonate lacrime e paure, ritroveranno le loro sicurezze di punkettari contro le ovvietà ed i controsensi della provincia, solamente nel punto di partenza dove tutto ritorna in un equilibrio imperfetto: la spiaggia di Montesilvano.

Per dirla alla Pavese “un paese ci vuole non fosse altro che per il gusto di andarsene via” o di pensare di farlo o di farlo crogiolandosi poi nella nostalgia.

La proiezione del film è stata introdotta da Piercesare Stagni, regista, docente e ricercatore presso l’Istituto Cinematografico dell’Aquila nonché direttore artistico di eventi di rilevanza nazionale tra i quali la Perdonanza  Celestiniana e il Festival Notte Noir.

Ha sottolineato Stagni la storia di una pellicola ormai diventata un cult omaggio a quella abruzzesità che si forma negli anni del dissenso giovanile e diventa una trappola malinconica che, persino la vista di un gregge di pecore sull’autostrade, ne fa scattare la molla.

Ma anche un’occasione di scelte reali come quella di Domenica che, insieme al marito Davide, lascia Milano, un lavoro stabile, affetti, memorie e obiettivi raggiunti, per trasferirsi a Loreto Aprutino e produrre un eccellente olio di oliva extravergine, in quel crinale Colle Stella, da lontano  un dipinto di fronde di olivi che accarezzano cielo e nuvole, le discosti ed allo sguardo mobile da sud ad ovest si rivela un palcoscenico naturale che muta al girar della terra tra astri diurni e notturni: Gran Sasso, Maiella, il borgo antico e mar Adriatico.

“Ho visto tutto questo e me ne sono innamorata”

È il 2016. Domenica porta con sé, in un baule di una emigrante al contrario, le capacità relazionali  di una esperienza comunque efficiente e veloce, le coniuga all’idea che ci sia un reddito derivante dall’attività di trasformazione del frutto in olio ma ancor di più un valore dato dal come riuscirà a comunicare la qualità di quel prodotto e attraverso esso la ricchezza infinita di un territorio nel cui grembo lei ha scelto di rinascere.

Terra Madre, appunto, del mito della montagna Maia, primogenita delle Pleiadi che veglia Ermes, il cui profilo dormiente sul rosso di un tramonto coglie di sorpresa da questo angolo di paradiso collinare.

“Sento che questo tempo sospeso che abbiamo vissuto a causa della pandemia deve portarci a delle scelte importanti. Nessuno sa cosa accadrà domani ma adesso ci siamo, oggi è per me già il futuro e questo piccolo evento che ho organizzato vuole essere un convivio di sinergie di persone che possano mettere la loro creatività a servizio del territorio di Loreto Aprutino”

Il connubio tra enogastronomia, arte e cultura è un’idea vincente, un cinema all’aperto poi, consente l’efficiente applicazione delle norme sul distanziamento e sulle limitazioni da contagio senza rinunciare al piacere della condivisione. Uno spunto, chissà, un suggerimento che rivela anche una nuova maniera di essere imprenditori agricoli e di essere l’anello di dialogo tra i diversi attori di una platea sociale variegata.

Tra i tanti ospiti, infatti, la scrittrice  Donatella Di Pietrantonio, Giacomo Vallozza e Fausto Roncone del Teatro del Paradosso , il presidente della DOP Aprutino pescarese Silvano Ferri, Claudio Di Mercurio, noto produttore ed esperto di olivicoltura, Pierluigi Pace di Olio Prètole, Andreas Waibl, Federico Acconciamessa, consigliere comunale con delega alla cultura del comune di Loreto Aprutino.

Particolarmente apprezzata poi, la presenza del regista pescarese Stefano Odoardi che, pur essendo una firma internazionale con fissa dimora in Olanda, non riesce a restar lontano dal suo Abruzzo e sempre ritorna e sempre riparte.

Ho voluto proprio che ci fossero tutte le persone legate per nascita o per amore all’Abruzzo, quelle che sono partite e poi tornate o quelle che, comunque, non possono fare a meno di ritornare”

In fondo Domenica ha capito che un po’ dei quattro  Antò c’è in ognuno di noi che ami l’Abbruzzo, quello con le due b nella pronuncia più forte, e forse lei, che ci ha guardato da fuori, regala la terza via di uscita dal dualismo filosofico di  Antò lu zorru “Ce vò coraggio ad andà ad Amsterdam, però ce vò coraggio pure a restà a Montesilvano”

Ci vuole il coraggio e basta. Di sapersi guardare come risorse, come la prima volta vidi me stessa tra queste secolari alberi di olivo”

È bella, gentile, viene dal Nord ma soprattutto, parafrasando una battuta del film, sta diventando tosta come gli abruzzesi. E con una serata sotto il cielo stellato, un match della sfida l’ha già vinto.

S.D.L.

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