di Annalisa Piermattei
Anche quest’anno ho avuto il piacere di curare il convegno “Il Tartufo tra i Sapori dell’Estate” svoltosi il 2 giugno a Catignano, unico paese in provincia di Pescara a fregiarsi del titolo di “Città del Tartufo”. Da qui l’idea di intervistare l’amico Berardo Di Giandomenico, amministratore di Tartufo Abruzzo Network.
Il convegno di quest’anno è stato un grande successo ed ha tracciato una nuova rotta per il tartufo del territorio. Qual è il cuore della tua proposta?
Il punto centrale è fare sistema su scala europea, ho presentato l’idea della Rete Europea del Gusto delle Terre Vestine, un progetto che pone al centro il nostro straordinario tartufo bianco pregiato. È arrivato il momento di superare una promozione frammentata: serve un marchio territoriale forte, capace di parlare ai mercati internazionali e a un turismo di qualità.
Per raggiungere questo obiettivo è fondamentale anche la trasparenza nei confronti dei consumatori per questo è nato il network “Ristorante Amico del Tartufo”. Di cosa si tratta?
Si tratta di un vero e proprio patto di fiducia con chi sceglie di sedersi a tavola. Il consumatore deve avere la certezza di degustare tartufo fresco locale autentico, senza surrogati o aromi artificiali. I ristoranti che aderiranno al circuito si impegneranno a certificare provenienza e freschezza del prodotto. A supporto della filiera proponiamo inoltre una Carta d’Identità Digitale del Tartufo Vestino, accessibile tramite QR Code che consentirà di tracciare il percorso del tartufo dal bosco al piatto.
La valorizzazione passa anche dalla conoscenza del territorio. Da dove occorre partire?
Ho proposto ufficialmente il censimento delle tartufaie naturali della Val di Nora e dell’intera area vestina. Non possiamo valorizzare pienamente ciò che non conosciamo in modo approfondito quindi mappare il patrimonio tartufigeno significa poterlo tutelare e promuovere con maggiore efficacia.
Un lavoro che richiede esperienza e presenza costante sul territorio. Chi potrebbe svolgere questo compito?
In questo percorso il ruolo dell’Associazione Tartufai Vestini è fondamentale, credo possano essere il vero braccio operativo del censimento. Nessuno conosce il territorio meglio dei cavatori locali. L’obiettivo è renderli protagonisti attivi di questa fase, trasformandoli in custodi e sentinelle del patrimonio ambientale vestino.
Oltre alla mappatura, quale contributo possono offrire i tartufai nella gestione quotidiana della risorsa?
L’Associazione può svolgere un ruolo importante nel contrasto al bracconaggio e alle pratiche di raccolta scorrette che danneggiano il terreno e compromettono l’ecosistema. Parallelamente vogliamo favorire un canale commerciale diretto e trasparente anche attraverso “Tartufo Abruzzo”, gruppo whatsApp di circa 130 cavatori abruzzesi capace di garantire la fornitura di prodotto fresco a chilometro zero. Il network dei ristoratori avrebbe così accesso a una materia prima certificata, mentre ai cavatori verrebbe riconosciuto un prezzo equo, senza intermediazioni speculative.
Protezione del territorio e sviluppo economico possono procedere insieme. Come immagini la crescita turistica della Val di Nora?
Puntando sul turismo esperienziale. La proposta è quella di creare la Via del Bianco e sviluppare pacchetti integrati dedicati alla cerca del tartufo, capaci di attrarre visitatori durante tutto l’anno. Immagino inoltre la nascita di un Truffle Hub a Catignano, un centro culturale e didattico aperto a scuole e turisti, affiancato da un’Academy culinaria dedicata alla corretta valorizzazione gastronomica del tartufo.
Qual è il prossimo passo concreto per trasformare questa visione in realtà?
Occorre superare definitivamente i campanilismi. Per questo propongo un vero e proprio Patto di Catignano: un tavolo permanente di coordinamento che coinvolga i Comuni dell’area vestina, l’Associazione Tartufai Vestini, Tartufo Abruzzo, le università abruzzesi per il supporto scientifico e la rete dei ristoratori. Solo attraverso una collaborazione stabile sarà possibile trasformare una tradizione in un’economia moderna, solida e sostenibile per tutto il territorio. Solo attraverso la collaborazione Catignano potrà essere annoverato tra le Città del tartufo a tutti gli effetti.

















