
Sono passati anni da quando Lacerba incontrò Zia Fulminella e la sua Babbomobile. LEGGI Sono passati anni in cui l’esistenza di ognuno è stata impegnata fronteggiare novità, gioie, dolori, partenze ed arrivi. Ma la passione per la magia del Natale è come il vero amore, può nascondersi, confondersi ma non può perdersi mai e così, passate le tempeste, quest’anno la Babbomobile è ritornata a sfrecciare sulle strade di Pescara, attraversando paesi illuminati e destando i cuori addormentati.
E noi, che da adulti ne sentiamo di storie! questa volta ritorniamo bambini che le raccontano, magari davanti al fuoco del camino e con il vento a spingere i vetri delle finestre, come se quel suono cupo fosse la colonna sonora del racconto. La storia di zia Fulminella, nella vita Filomena Di Giacomo, è una storia di esempio e di speranza che condivide con sua sorella Daniela e suo nipote Riccardo. Il Natale 2025 si arricchisce di un nuovo capitolo che libera la Santa Festa da tutti gli orpelli più effimeri, dalla superficialità, dall’eccesso di un marketing privo di contenuti e ci riconduce alla volontà di usare quel marketing al servizio del vero messaggio della nascita del Salvatore, aiutare chi soffre e chi combatte ogni giorno per la salvezza, di sé stesso e dei suoi cari. Non è questione di religione, è questione che attiene alla spiritualità, alla volontà di strappare un sorriso alle lacrime, di strappare un pò della nostra gioia e regalarne a chi non ne ha. E dove, se non in un ospedale?


LA BABBOMOBILE ALL’OSPEDALE CIVILE DI PESCARA
Filomena e Daniela, vestite da Babbo Natale e Grande Orso, quest’anno hanno deciso che il loro primo viaggio di gioia sarebbe stato all’Ospedale Civile di Pescara. Le ha accompagnate Riccardo, che vestito da Grinch, non solo ha suonato il sax per allietare gli ospiti ma, proprio attraverso la maschera di chi odia il Natale, ha strappato sorrisi alleviando i sentimenti di disagio per un’atmosfera che in tanti non possono vivere.
E allora, gli spazi tristi, i corridoi freddi e monocolore, il rumore dei carrelli sui pavimenti, sono stati invasi da uno squarcio di gioia che ha permesso non di dimenticare del perché si è lontani dalle persone care ma di sapere che bisogna lottare perché non si è soli e c’è qualcuno che, a bordo di una 500, partendo dal borgo di Elice, ha guidato pensando a Te.
Che questa condivisione faccia bene lo hanno dimostrato anche i fantastici medici dei reparti e tutto il personale, che hanno accolto a braccia aperte quella ventata di solidarietà: all’Hospice Cure Palliative la dottoressa Donatella Bosco ha espresso tutta la sua commozione, Lei che combatte ogni giorno contro il male, reprimendo lacrime e dolore, ha accolto con gioia autentica questa parentesi di vita. Presso la UOC del reparto di pediatria il dott.Stefano Tumini e tutto lo staff, hanno ricevuto doni e giochi per i bambini con malattie rare e metaboliche. I doni facevano parte del progetto ” GIOCATTOLO SOSPESO dell’associazione Carrozzine Determinate e sono stati consegnati da Claudio Ferrante, Presidente di Carrozine Determinate, per l’occasione vestito da Babbo Natale.
Il giro è proseguito al reparto di Ematologia, dove Zia Fulminella e Grande Orso hanno salutato i bambini ricoverati e le loro famiglie, assistite dall’Associazione Genitori Bambini Emopatici e seguiti dai dottori Elsa Pennese e Luigi Carriero.



E DOPO TUTTO QUESTO, ZIA FULMINELLA DICE GRAZIE
Dopo una mattinata intensa fatta di musica, di abbracci, di strette di mano, di sorrisi sinceri è lei a dire a tutto l’Ospedale Civile di Pescara ” Grazie, grazie, grazie!”
E la sua gratitudine ce la spiega con parole semplici che valgono come un augurio universale
” Dopo tanto dolore legato ai problemi di salute di alcuni miei familiari, ho capito che anche noi dobbiamo fare la nostra parte. Non importa se a volte le cose non funzionano, se le istituzioni sono fallimentari, se il mondo appare pieno di rabbia, io voglio pensare alle persone e dietro un camice, che sia del paziente o del medico, ci sono cuori che battono come il mio e come il vostro. Un sorriso può veramente fare la differenza ed io, ad ogni Natale, voglio provare quella emozione di sentirmi un gigante pur avendo tra le mie mani poco da dare, ma lo voglio dare”.
S.d.L.


















