Il funerale dell’infermiere. C’era anche il dottor Ciarelli

PENNE – L’hanno voluto salutare per l’ultima volta davvero in tanti: la chiesa di San Massimiliano Kolbe è risultata troppo piccola per contenere la folla radunata. Angelo Petrucci, l’infermiere di 43 anni deceduto giovedì scorso in un tragico incidente con la moto mentre era in gita con i suoi colleghi di lavoro sul versante aquilano del Gran Sasso, sulla statale fra Calascio e Castel del Monte, era molto benvoluto. Sarebbe diventato papà per la prima volta fra alcuni mesi e la circostanza rende ancora più drammatica la morte di questo giovane uomo che lascia una moglie, un fratello e una sorella e proprio lei Romina ha voluto leggere una lettera al fratello in cui lo descrive adorabile, sempre disponibile, “una persona che non ha mai chiesto nulla anche quando ne aveva bisogno. Angelo sarà sempre l’angelo custode della mia famiglia”.  Mezzo ospedale San Massimo era al suo funerale (la funzione funebre è stata celebrata da don Venanzio Marrone), compreso il dottor Franco Ciarelli, il responsabile della chirurgia dove Petrucci era lavorava. “Angelo è vivo in ciascuno di noi. Di nome e di fatto, Angelo. Una persona in grado di riversare su di noi la sua luce. Ognuno di noi deve mettere a frutto i suoi insegnamenti di umanità”, ha detto in chiesa Ciarelli. Franco Petrucci, titolare dell’impresa di pompe funebri Gran Sasso, fondata dal padre, ha trasportato il feretro del fratello al cimitero. Ad uccidere Angelo è stato un trauma cranico e vertebrale e, secondo le prime notizie provenienti dall’autopsia eseguita dal dottor Pietro Falco, non c’è traccia di un malore precedente all’urto della moto contro il guard rail in legno. Giovedì scorso l’uomo stava effettuando un giro di gruppo con i suoi colleghi di lavoro: erano diretti a Fonte Vetica dove avrebbero pranzato. In quella semi curva l’infermiere ha perso il controllo della moto: di sicuro non a causa della velocità. Chiarire l’esatta dinamica del sinistro è compito dei carabinieri aquilani, indaga la procura della Repubblica di Pescara su rogatoria di quella del capoluogo regionale.

B. Lup.

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