“Questo governo regionale ha particolarmente a cuore il futuro dell’ospedale San Massimo di Penne, perché lo riteniamo strategico in una logica di rete che non coinvolge solo l’area Vestina, ma anche Pescara e parte del versante nord della provincia di Chieti”.

Parola dell’assessore regionale alla Salute Nicoletta Verì, che a poco più di 10 mesi dal suo insediamento, torna a ribadire quello che la giunta di centrodestra ritiene debba essere la funzione del presidio. “Quando ho assunto l’incarico – continua la Verì – ho trovato in assessorato un provvedimento della precedente amministrazione di centrosinistra che classificava il San Massimo come ospedale di area disagiata, vale a dire una struttura da 20 posti letto, con una dotazione minima di specialisti e una riduzione consistente dei servizi erogati all’utenza. Da subito ci siamo messi al lavoro per modificare quella scelta, inviando al tavolo di monitoraggio una proposta che riportava il presidio a ospedale di base, sede di pronto soccorso e con 91 posti letto, oltre a 10 diurni. Nei giorni scorsi, come tutti sanno, il tavolo di monitoraggio ci ha inviato il verbale in cui si chiedono ‘opportuni approfondimenti’ sulla riorganizzazione complessiva della rete ospedaliera, che noi siamo pronti a fornire”.

Approfondimenti, dunque, sull’intera rete ospedaliera, non su Penne in particolare. “Capisco il gioco delle parti in politica – prosegue l’assessore – ma parlare di bocciatura è semplicemente un non senso, perché il tavolo di monitoraggio fornisce un parere preventivo, prima della successiva pronuncia del tavolo del Dm70, che è l’organo che verifica definitivamente la validità della proposta. E qui va aggiunto che nel nuovo Patto per la Salute, alla scheda 15, insieme alle altre Regioni più piccole abbiamo ottenuto l’avvio della revisione del Decreto Lorenzin, i cui parametri sono estremamente penalizzanti per territori come quello abruzzese, che hanno una particolare conformazione orografica e notevoli differenze di densità di popolazione”.

Secondo l’assessore, quindi, siamo in un momento delicato, in cui però le diverse circostanze sembrano giocare a favore del San Massimo. “E’ proprio così – risponde – e si tratta di circostanze oggettive. Come è oggettivo che l’ospedale di Penne è funzionale ad alleggerire parte degli accessi che gravano sull’ospedale di Pescara, che specie su alcuni reparti (come la geriatria) si trova spesso in affanno”.

Il punto, però, è che per essere funzionale (e funzionante), il San Massimo ha urgente necessità di personale, per sanare carenze che negli anni sono diventate sempre più penalizzanti per l’attività del presidio. “Va ricordato che per quasi 10 anni c’è stato un blocco del turn over che ha creato enormi problemi in tutta Italia – replica la Verì – su mia proposta, la scorsa estate, la giunta regionale ha sbloccato 1755 nuove assunzioni in 3 anni, autorizzando anche la sostituzione ‘uno a uno’ dei dipendenti andati in pensione o dimissionari. Le Asl stanno procedendo con le selezioni, ma è inutile nascondere che molti medici non sono disponibili ad andare a lavorare negli ospedali cosiddetti minori e spesso preferiscono rinunciare al posto. Per questa ragione è indispensabile, e su quello si concentrerà il nostro impegno non appena da Roma si pronunceranno sulla riorganizzazione, cercare di caratterizzare gli ospedali più piccoli, così da renderli maggiormente attrattivi per i professionisti. Un’ulteriore spinta potrebbe arrivare dalla possibilità, inserita anche questa nel nuovo Patto per la Salute, di assumere gli specializzandi al penultimo anno”.

Argomentazioni condivisibili, anche se resta il nodo di far fronte alle attuali carenze del presidio vestino. “La Asl di Pescara – sottolinea ancora l’assessore – ha predisposto l’entrata in servizio di 6 medici nelle prossime settimane, oltre ad alcune unità di personale infermieristico. Può sembrare ancora poco, ma vi assicuro che il problema della carenza di medici non c’è solo a Penne, ma in tutta la nostra regione e in molte altre regioni italiane. E non è un qualcosa che può essere risolto con un semplice provvedimento amministrativo, perché ha cause che risalgono a scelte sbagliate assunte decenni fa a livello nazionale, quando furono stabiliti criteri eccessivamente stringenti per l’accesso alla professione, che hanno portato a questi risultati”.

Su Penne, inoltre, c’è una questione di adeguamento infrastrutturale del San Massimo, per il quale da anni ci sarebbero a disposizione 12 milioni e mezzo di euro. “L’edilizia sanitaria è un altro tema che sta particolarmente a cuore al governo regionale – rimarca – e abbiamo avviato una nuova interlocuzione con i ministeri per conoscere realmente l’ammontare delle risorse disponibili, che preciso non sono nelle casse della Regione o delle Asl, perché mai trasferite, ma solo assegnate dal ministero. Sono certa che nei prossimi mesi avremo un quadro più preciso, su cui programmare interventi reali, che non rimangano per 10 anni sulla carta”.

Un ultimo passaggio lo vogliamo riservare alla struttura del Carmine. “Purtroppo uno dei simboli – conclude la Verì – delle scelte errate del passato. Nel piano dell’assistenza territoriale abbiamo previsto un potenziamento delle strutture non ospedaliere, per arrivare finalmente a quella sanità di prossimità a cui deve tendere l’assistenza al giorno d’oggi: i nuovi modelli, infatti, non hanno più l’ospedale al centro, che resta invece solo per le acuzie, ma si fondano su realtà disseminate sul territorio per le cronicità e per l’assistenza a particolari patologie che colpiscono a esempio gli anziani, che vanno affrontate con un approccio diverso. Credo che in quest’ottica riusciremo a dare nuova vita, o se preferite finalmente una prima vita, anche all’ex struttura del Carmine”.

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