PENNE -“L’impegno del Pd ha permesso anche il potenziamento del San Massimo”!

La singolare battuta di un esponente Pd, forestiero, evoca quella del medico che, esortato da un paziente ottuagenario a ‘fare qualcosa’ per tener testa a un coetaneo che gli raccontava di sue fenomenali prestazioni sessuali, gli consigliò: “Dillo pure tu!”. L’ardita opinione era diretta, con altre, in soccorso del sindaco di Penne, forse supponendo che, da solo, ’gna fà a gestire la partita mediatica sull’ospedale, sul quale spesso s’è sbilanciato in incauti proclami, poi smentiti dai fatti. Emblematico il suo protagonismo nella vanagloriosa conferenza stampa del 29 aprile 2015: “Dal Piano di rientro al Piano di svilupposviluppo–Ampliamento e ristrutturazione del Presidio ospedaliero S. Massimo di Penne” franato, poi, il 18 novembre scorso, nell’“amarezza” da lui espressa in Commissione Vigilanza del consiglio regionale con parole sconsolate: “Ora, noi abbiamo fatto sette, otto mesi fa una Conferenza…per presentare il progetto per l’ospedale di ristrutturazione…sono passati sette, otto mesi e non si è mossa foglia, nulla di nulla…sull’avvio dell’iter di ristrutturazione non c’è stato assolutamente nulla, di qui la nostra ulteriore amarezza, perché sulla chiusura del punto nascita si è categorici, sul ridimensionamento dell’ospedale con la soluzione del presidio di area disagiata si è assolutamente categorici, su ciò che invece potrebbe essere veramente positivo per l’ospedale di Penne...i tempi si allungano fino a configurare delle vere e proprie chimere…”! Finalmente, ha capito! Povero Rocco-Tarzan! No Lacerba? Ahi ahi ahi! Se l’avesse seguita con attenzione, saprebbe bene, da anni, il perché non iniziano i lavori e il perché non ci sono i soldi per farli iniziare. E siccome non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, non glielo rispiegheremo. Per inciso, l’ultimo grido disperato per le ‘rapine’ a danno dell’ospedale, da Rapino forse ignorate, è stato proprio del sindaco, allarmato dai rumori per la riconversione del reparto di ginecologia in servizio di ‘day surgery’. Questo il suo appello: “La Asl non depotenzi la Ginecologia di Penne”. Che bel “potenziamento”! Alla faccia del caciocavallo! Le valutazioni sul San Massimo di soccorritore e soccorso non convergono! Uno, inorgoglisce per il suo “potenziamento”; l’altro, avvilisce per il suo depauperamento, in una dissonanza di linguaggio paradossale e cacofonica! Ma, a tutto concedere, se è comprensibile che un buon uomo, con un po’ di propaganda spicciola, prenda le difese di un frastornato sindaco, è inaccettabile che l’opera buona si compia con vanagloria, attraverso rivendicazioni stupefacenti, in radicale contrasto con la realtà, come se i Vestini o, in particolare, i Pennesi avessero la sveglia appesa al collo! Parlare di “potenziamento” del San Massimo appare non solo una battuta infelice ma, soprattutto, lo sgradevole segno di inconsapevolezza dei disagi e problemi che il suo “depotenziamento”, al contrario, ha addossato sulle spalle di utenti, pazienti e loro familiari. Lacerba ha già riferito [Ufficio Complicazioni Affari Semplici (UCAS), 18 novembre 2015] delle complicazioni burocratiche che hanno reso tortuose, da luglio scorso, le prestazioni di taluni controlli oncologici. E’ di sei mesi fa il dimezzamento, deprecato dallo stesso sindaco, delle sedute operatorie in oculistica, in precedenza già limitate a una sola a settimana e poi ridotte a settimane alterne. E’ stato anche soppresso il turno di affiancamento, il giovedì mattina, del secondo oculista, per le visite ambulatoriali e, colmo dei colmi, l’‘unico’ oculista assegnato a Penne, tre giorni a settimana è in servizio a Pescara. Da tempo, sono sospese le prestazioni radiologiche per esterni e, perciò, l’utenza Vestina, specie quella delle zone pedemontane affronta seri disagi per rivolgersi a centri privati o ad altri ospedali pubblici, percorrendo molte decine di chilometri, distanze evidenziate dal sindaco stesso. E’ stato anche declassato, dal 1^ novembre, il Laboratorio d’Analisi; pomeriggio e notte vi prestano servizio solo tecnici e non più medici e biologi: i referti si compilano a Pescara. Se l’italiano ha un senso, e non si tratti di itagliano, questi pochi esempi già smentiscono il preteso “potenziamento” del San Massimo. Sorge, allora, il dubbio che il forestiero, nell’ansia di soccorrere un trafelato sindaco, abbia scambiato un ospedale per un altro. Di certo, nessuno può cadere nei lacci della sua eloquenza, all’infuori, al più, dei suoi sodali in zona. L’opinione pubblica Vestina è ben avvertita delle criticità del San Massimo e delle responsabilità trasversali della politica rispetto al suo regresso che l’ha ridotto a un ‘nobile decaduto’, per usare l’espressione indirizzata alla Città di Penne, con la grazia di un elefante in cristalleria, dalla curia vescovile. Il decreto 70/2015, che lo ridimensionerà drasticamente, viene da lontano (non è un “decreto-legge Lorenzin-Renzi”, come vuole Sospiri). Nasce nell’ottobre 2012 dal Ministro della salute Balduzzi, del Governo Monti, con PdL e Pd nella maggioranza; a dicembre approda in Conferenza Stato-Regioni (CSR) che l’approva (Abruzzo di centrosinistra compreso) il 05.08.2014 e, infine, il Ministro Lorenzin (centrosinistra) lo emana il 02.04.2015. Ma in Abruzzo, i contenuti del decreto, benché non ancora firmato, furono resi operativi già a fine 2013 dall’ex Commissario ad Acta, Chiodi, con decreto n.112 del 30.12.2013 dietro ‘ingiunzione’ del Tavolo romano di monitoraggio! Il punto nascita, a sua volta, chiuderà per effetto dell’Intesa Stato-Regioni (Abruzzo di centrodestra compreso) del 16.12.2010 (Governo Berlusconi), non modificata dai Governi, di vari colori, Monti e Letta e solo in parte (quanto non è ancora noto) col decreto 13.11.2015 di Lorenzin. Non sarebbe, dunque, più dignitoso tacere? In politica, a volte, il silenzio vale più di un magnifico discorso!

Giovanni Cutilli