di Berardo Lupacchini

L’estate del ’78 si aprì con un clamoroso divorzio in casa Pennese: Felice Liberati lasciava la società biancorossa dopo due stagioni ad alto livello in Promozione per passare con i gialloblu del Chieti Scalo guidati da Demetrio Patriarca. Era successo che il club di Carlo Cretara dopo due anni, secondo la normativa in vigore, non avrebbe più potuto riprendere in prestito il portiere che pertanto poteva solo essere acquistato dal Chieti. E la società neroverde, dopo l’uscita di scena di Guido Angelini, era finita nelle mani dell’imprenditore Luciano Marino: chiedeva due milioni di lire, una richiesta che a Penne venne bollata come esosa e non se ne fece nulla. Guido Colangelo, rimasto al timone biancorosso con Rocco Core suo vice, dovette fare buon viso a cattivo gioco e scelse di affidarsi a Daniele Schiazza, 25enne teatino, secondo di Liberati qualche anno prima nel Cus Chieti.

L’ossatura della formazione rimase più o meno la stessa salvo che per l’arrivo dei centrocampisti Rapposelli e Dal Santo, ex Francavilla e Montesilvano. Assetta, Di Federico, Di Pietro, Florideo Pilone, Severo, Palma, Macrini, Giannetti, Gioioso, i gemelli Marini, Castorani, i giovanissimi Antonioli e Di Luzio, Frasca secondo portiere costituivano la rosa di un’annata che vedeva ai nastri di partenza squadre ambiziose come la Santegidiese del confermato Carlo Florimbi la quale, pur avendo chiuso come capolista il girone di andata, era finita terza dietro Sulmona e Pennese l’anno prima. C’erano il Guardiagrele, il Termoli dell’ex teatino Ascatigno allenatore-giocatore, il San Salvo e comunque il campionato era infarcito delle consuete insidie tecniche ed ambientali come quelle espresse dal Pratola, dal Notaresco, dal Paganica, dall’Atessa. E poi c’era la Pennese: terza nel ’76-’77 con 16 successi dietro Pineto e San Salvo, poi seconda con ben 19 vittorie alle spalle del Sulmona di Bruno Taverna favorito dalla radiazione del Celano, riprovava a vincere.

Spuntò invece a sorpresa proprio il Chieti Scalo di Liberati: formazione senza pretese, con tanti ragazzi, ma che un volpone della panchina come Patriarca seppe amalgamare e motivare al meglio. In casa aggrediva gli avversari nel piccolissimo impianto del Celdit. A Penne si capì che i chietini non scherzavano, imponendo l’8 ottobre 1978 alla seconda giornata l’1-1 andando in vantaggio con Di Mascio e subendo il pari nella ripresa su calcio di rigore di Mauro Di Pietro. Fu l’unico rigorista a trafiggere Felice Liberati che in quella stagione respinse ben otto tiri dal dischetto. L’avvio di stagione della Pennese fu caratterizzato da una tripletta casalinga alla Sant in Coppa Italia: una manifestazione che portò la truppa di Colangelo fino ai sedicesimi di finale eliminata dai marchigiani della Sangiustese che si impose per 2 a 0 a Penne dopo il pari ad occhiali nelle Marche. I vestini iniziarono il campionato con una lunga serie positiva di nove partite utili consecutive fra le quale sei pareggi (a San Salvo, a Sant’Egidio e a Silvi; in casa con Chieti Scalo, Tortoreto e Luco) e tre vittorie. La prima delle quali arrivò a Pratola il 29 ottobre: 1-0 con gol di Macrini al 44′ del primo tempo. 

Colangelo schierò: Schiazza, Palma, Giannetti, Ranieri, Marini, Macrini, Severo, Di Federico (dal 65’Castorani), Di Pietro, Frasca, Antonello Marini. I biancorossi si sbloccarono fra le mura amiche solo il 19 novembre 1978 contro il Termoli battuto per 2 a 1 grazie a un’incornata a pochi minuti dal termine di Luciano Marini servito su punizione da Roberto Palma. Alla fine di quella gara, gli uomini di Colangelo contavano 10 punti e il Chieti Scalo, sorprendentemente primo, aveva già 5 punti di vantaggio. Successo bis anche nel turno casalingo successivo: 2-1 all’Angolana che, destinata a una mesta retrocessione, vedeva con la sua maglia già dal ’77 Franco Oddo per tre stagioni alla Pennese fino al ’72, l’anno della retrocessione in prima categoria.  La prima sconfitta del torneo si annotò il 3 dicembre a Pineto: 1-0 contro gli adriatici del centravanti Aldo Ammazzalorso. Alla chiusura del girone di andata fu la Santegidiese, come nel torneo precedente, a stabilirsi al primo posto con 27 punti: ben 5 lunghezze davanti al Chieti Scalo, 8 sul Carsoli e addirittura 9 sulla Pennese.

Nel girone di ritorno Colangelo rimodulò la squadra dandole una fisionomia che le permise una certa continuità. 15 dei 42 gol finali portarono la firma di Amedeo Assetta (senza calciare rigori) dando la spinta. La Pennese non pareggiò mai più, vincendo undici gare su quindici perdendone però quattro di cui due, sanguinose, in altrettanti recuperi, a Chieti Scalo e a Paganica; quindi i ko a Termoli e l’ultimo, in ordine di tempo, a Notaresco che costò i residui propositi di primato. Il girone di ritorno si aprì comunque con ben quattro successi di fila dei biancorossi: sul San Salvo, nel big match contro la Sant in casa (Assetta), a Tortoreto e in casa contro il Pratola. Ma nel frattempo i vestini crollavano l’8 marzo nel recupero giocato al Santa Filomena contro il Chieti Scalo: 3-1 per Liberati e Patriarca.

I recuperi non portarono bene infatti alla Pennese: il 25 gennaio aveva infatti perso 3-1 a Paganica. Tre giorni dopo però i biancorossi andarono a violare Luco dei Marsi, liquidarono il Silvi in casa, ma persero in Molise con il Termoli per 1-0. La Pennese era terza a quattro punti dalla Sant che stava vistosamente rallentando (sconfitte a Tortoreto e a Guardiagrele e pari con Pineto e San Salvo) dopo l’ottimo girone di andata. Prima di Pasqua, due poker: a Città Sant’Angelo e in casa con il Pineto. Al momento della sosta per la festività la classifica era la seguente: Sant 36, Chieti Scalo 34 e Pennese 32, Guardiagrele a quota 31. Mancavano 5 turni al termine della stagione ed erano in programma lo scontro diretto al Celdit fra Chieti Scalo e Santegidiese e quello fra Penne e Guardiagrele al Comunale. La svolta arrivò dopo Pasqua a Notaresco. I biancorossi persero per 1-0 su rigore contro una squadra, guidata da Romano Florimbi, penultima in graduatoria con appena 17 punti. Una batosta inaspettata nella domenica in cui il Chieti Scalo vinse a Carsoli (2-0) e la Sant venne fermata in casa dal San Salvo.

Colangelo e i suoi scesero al quarto posto scavalcati dal Guardiagrele vittorioso sul Silvi e a meno 3 dal duo di testa Sant-Chieti Scalo. Il 29 aprile ’79 la Pennese si sbarazzava (1-0, Assetta) del Guardiagrele davanti a un pubblico numerosissimo, mentre al Celdit la Sant riusciva ad acciuffare i gialloblu teatini al novantesimo grazie a un gol molto contestato. Valsero a centrare un altro secondo posto le tre vittorie consecutive arrivate dopo, vale a dire con Atessa, Paganica e Carsoli. In serie D ritornava con 44 punti (due in più della Pennese e del Chieti Scalo), dopo la retrocessione del ’74, la Sant di Carlo Florimbi: ben 64 i gol realizzati, specie dalla coppia d’attacco formata da Tonino Impullitti, poi allenatore di buon successo, e Lupini, entrambi neretesi doc. Alle loro spalle agiva il fantasioso Del Zompo che poi passò alla Fermana di Feliciano Orazi; in quella Sant anche Andrea Iaconi, futuro direttore sportivo del Pescara, in porta Pasquali, in difesa l’arcigno Capriotti.

Magno, Izzotti. Amedeo Assetta nell’estate del ’79 venne ceduto alla corte di Florimbi per giocare in D: nella Sant costituì la coppia d’attacco con l’ex del Teramo Tonino Pica e dopo un’andata caratterizzata da un infortunio muscolare nel ritorno andò a segno per 10 volte. La Pennese, con gli stessi pareggi (8), una vittoria in meno (17) e una sconfitta in più (5) della Sant, invece rinviava ancora lo sbarco nella massima serie dei dilettanti nazionali.

.

Chieti Scalo – Pennese 3-1                                      Antonio Giannetti                                Felice Liberati

Pin It on Pinterest

Share This