PENNE – A Porta Fornace si sta consumando uno psico dramma: intere famiglie impossibilitate ad uscire con la propria auto a causa della viuzza d’accesso interdetta. E’ comunale, ma da qualche giorno non è transitabile a causa delle macerie legate a un crollo recentissimo di una casa abbandonata da un inglese a pochi metri dalla storica Porta Teramo appena recuperata, più su dell’ospedale e al confine con il serbatoio idrico di approvvigionamento pubblico.

I vigili del Fuoco hanno indotto la chiusura della strada e monitorano eventuali altri crolli. Intanto, fra le persone praticamente recluse, spicca un giovane disabile costretto a non poter essere accompagnato a Pescara, alla Fondazione Paolo VI, dal pulmino della Misericordia che se ne occupa, costringendo così i genitori, di cui uno in cassa integrazione, a trasbordarlo in viale Ringa dopo aver percorso una stradina privata pericolosissima perché costeggia una scarpata assai ripida. Le famiglie interessate al problema, riesploso per il crollo dell’abitazione confinante, si sono rivolte all’avvocato Paolo Bianchini che ha indirizzato una lettera al sindaco Mario Semproni per descrivergli l’incresciosa situazione vissuta e chiedere un pronto intervento per il ripristino della strada comunale.

Dal Comune sarebbe arrivata la promessa di ordinanze per obbligare i contigui privati proprietari immobiliari a darsi da fare per mettere in sicurezza i rispettivi edifici, ma i prigionieri di Porta Fornace temono tempi lunghi. Nel frattempo, per rompere l’isolamento, uno dei residenti suggerisce:“Servirebbe subito un lavoro non particolarmente complicato che ripristini una viabilità sulla stradella che sbocca su via San Rocco, di proprietà privata ma che da sempre ci autorizza il passaggio. Una rete protettiva che eviti la caduta di pietre ed utilizzare almeno quel tratto, ad oggi assai pericoloso, che ci toglie anche quel varco sfruttabile”, spiega Costantino Stella, papà di Luca, il giovane disabile ogni giorno in viaggio per Pescara in direzione del centro della Paolo VI.

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