PENNE – Felice Liberati è un po' cambiato da quando dominava l'area di rigore, la sua area di porta. Oggi a 65 anni (“ma non è colpa mia”, sorride) ha qualche chilo in più e tanti capelli in meno, è un nonno felice, parla del suo decennio calcistico nel Penne (1976-1986, con unica parentesi stagionale allo ScaloRiver) come del “periodo più bello del sodalizio biancorosso”.

“Una parte importante della mia vita se è vero come è vero che ho trovato la ragazza che poi sarebbe diventata mia moglie e qui ho messo le mie radici”, lui originario di Roccamorice e cresciuto calcisticamente nel club neroverde con tanto di esordio in serie C nel 1975 (22 giugno 1975: Chieti-Montevarchi 3-0) e una quarantina di panchine. Prima del Penne una stagione al San Severo in prestito. Un portiere non alto, ma bravo. E quando si dice bravo vuol dire con personalità, intelligente, intuitivo, agile, furbo, cattivo agonisticamente. L'amicizia fra l'indimenticabile patron del Chieti Guido Angelini, il fondatore della clinica Villa Pini, e il dottor Perilli, presidente del Penne, portò Liberati qui: era l'agosto 1976, i vestini sono freschi di ripescaggio in promozione dopo che a giugno avevano perso la ripetizione dello spareggio con il Raiano in quel di Chieti. “Mi inserii subito in un gruppo di altissimo livello umano e tecnico. Il segreto e il successo di quegli anni risiedevano nel piacere e nella voglia di stare insieme anche fuori dal campo”. Liberati cominciò subito la stagione con un lungo record di imbattibilità rotto solo a novembre inoltrato dall'Angizia Luco che passò 2 a 1 al comunale. Guido Colangelo, il timoniere di quel Penne, fece il resto. I biancorossi sfiorarono la promozione in D dal '77 al 1981 allorché stravinsero finalmente la Promozione con 10 punti di vantaggio. Liberati intanto parava rigori. “Si, una mia specialità. Nella stagione 1978-1979, quando andai allo Scalo River, parai 8 rigori su 9: l'unico a trafiggermi fu Mauro Di Pietro a Penne”. Ne neutralizzò un paio al Pineto piuttosto emblematici: nel gennaio 1977 si oppose a Di Marco sotto il diluvio nel giorno dell'inaugurazione dello stadio Santamaria: poi il Pineto vinse il campionato; nel 1979 ancora a Pineto Liberati disse no al tiro dagli undici metri stavolta di Aldo Ammazzalorso. Il ricordo più bello?”Penso ad Ischia, marzo 1980. Pareggiando lì, fummo promosso ai quarti di finale della Coppa Italia. Fu una giornata straordinaria di sport. I tifosi pennesi, impagabili e protagonisti con noi di quegli anni memorabili, diedero vita ad una trasferta impossibile da dimenticare. Festeggiammo con loro la storica qualificazione”. Poi, il Cittadella vi eliminò anche grazie ad un arbitraggio, quello di Faraldi di Imperia, che lasciò molte perplessità: ma quello veneto era uno squadrone di altra categoria, al punto che vinse la Coppa Italia, oltre al proprio campionato. “E quello fu il momento più sconfortante della mia esperienza biancorossa”. L'anno dopo, comunque, ci fu la cavalcata trionfale e il traguardo della serie D, o meglio dell'Interregionale come si chiamava allora, si materializzò. Felice Liberati ne fu un degno protagonista, naturalmente. Alla quarta giornata, il 10 ottobre, il Penne batte con uno storico 3 a 2 in casa il Chieti di Bruno Pinna in pieno caos (la gara cominciò in ritardo a causa della disorganizzazione dei neroverdi saliti a Penne senza cartellini) reduce dalla retrocessione nei dilettanti. Alla quinta giornata i vestini si recano a Fermo con 5 punti in classifica e perdono: in quella stagione, culminata con la salvezza all'ultimo turno pareggiando a reti inviolate a Pesaro in uno spareggio drammatico che vide i marchigiani retrocedere, il Penne in trasferta pareggiò solo a Porto San Giorgio alla prima e a Pesaro appunto all'ultima..“Non posso non pensare però anche all'infortunio che mi capitò proprio a Fermo il 17 ottobre del 1982: mi ruppi la clavicola durante uno scontro di gioco. Tre giorni dopo, mentre ero ricoverato all'ospedale di Penne, venne mia madre a dirmi che ero diventato padre di una bellissima bambina, Simona, da poco più di un anno madre a sua volta di Andrea, simpaticissima creatura; a mia madre risposi: “Lasciami dormire...” ero sotto anestesia e dolorante per l'intervento subito...”. Vuoi menzionare qualcuno in particolare?”Tutti, i nomi li sanno tutti. Penso a qualcuno che non c'è più: Antonio Rietti, Biagio Di Norscia, Benito Crisante e Vincenzo Andreoli”.

 

di Berardo Lupacchini